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Eroica Fenice

Se uccidere è ammesso (ma gli scarponi no)

La Svizzera, com’è noto, è la nazione della precisione, dell’ordine e della disciplina. Va da sé che l’esercito, organo statale della precisione, dell’ordine e della disciplina, in questa nazione sia più rigido che altrove. Tuttavia, quello che è accaduto in Svizzera potrebbe accadere a chiunque anche nell’esercito italiano. Un ragazzo, avendo fatto domanda per entrare nell’esercito, si è infatti visto negare questa possibilità – a suo dire – semplicemente perché  non ha voluto indossare scarponi di cuoio, in quanto vegano.

Ci si troverebbe, a prima vista, di fronte ad un’inenarrabile ingiustizia, ma la questione merita di essere analizzata con occhio critico. Il ragazzo, rifiutandosi di indossare gli scarponi di cuoio forniti dall’esercito e richiedendo – con l’aiuto della Società Vegana Svizzera, che da anni combatte per i diritti di coloro che scelgono questo stile di vita – un’alimentazione particolare, pretendeva di creare nell’esercito un caso senza precedenti, uno strappo alla regola che avrebbe potuto rivoluzionare, e quindi compromettere, l’intera struttura dell’istituzione.

Nessun aspirante militare si scandalizzerebbe di non essere accettato a causa della sua altezza, per la scarsa prestanza fisica, o per qualche grado in meno alla vista. Nessun vegano pretenderebbe di ricevere un menu personalizzato in una steakhouse, e allora perché cercare di cambiare le regole scritte e ormai già note di un organo statale?

La libertà personale e le pari opportunità sono diritti inalienabili dell’uomo, su questo non c’è da discutere, tuttavia quanto è giusto imporre ad altri una condizione che ci si è auto-imposti?

Uccidere sì, scarponi no?

La scelta di non consumare carne e ogni prodotto di origine animale è una scelta personalissima e degna di ogni rispetto, se non lode, ma resta pur sempre una scelta, e come tale bisogna accettarne le conseguenze che ne derivano.

Verrebbe poi da chiedersi perché un vegano, così attento alla vita e allo sfruttamento degli animali, desideri invece prestarsi a compiere un servizio che implica – in caso di emergenza, ovvio, ma pur sempre implica – l’uccisione di altri esseri umani, in cui si insegna l’uso delle armi che un vegano, per linea di principio, dovrebbe ripugnare. La vita di un essere umano vale forse meno di quella di un animale? E se non è così, nel momento in cui il sogno di entrare nell’esercito diventa così forte da sovrastare ogni principio morale ed etico, non dovrebbe diventare più forte anche delle proprie scelte in merito all’alimentazione e al vestiario? Non è forse più grave il rischio di uccidere una persona, della certezza di indossare degli scarponi di cuoio?