The Avengers, l’epica contemporanea della Marvel al cinema

The Avengers

The Avengers, dopo 10 anni dall’uscita il film diretto da Joss Whedon e prodotto da Kevin Feige ha segnato la cultura pop post-11 settembre

The Avengers, il film di supereroi diretto da Joss Whedon con Robert Downey jr, Chris Evans, Chris Hemsworth, Scarlett Johansson, Mark Ruffalo, Jeremy Renner, Samuel L. Jackson e Tom Hiddleston, debuttò nei cinema italiano il 25 aprile del 2012 e in quelli statunitensi il 4 maggio dello stesso anno. Esattamente dopo 10 anni, i Marvel Studios e la Walt Disney celebrano il proprio successo con le imminenti pellicole Doctor Strange nel Multiverso della Follia di Sam Raimi, Thor: Love and Thunder di Taika Waititi e Black Panther Wakanda Forever di Ryan Coogler. 

Un successo che ha inciso sull’attuale generazione grazie alla passione che Kevin Feige, il produttore di ogni film dei Marvel Studios, ha saputo trasmettere in ogni sua pellicola ma anche al comparto tecnico oppure alla volontà di scoprire nuovi registi, in seguito divenuti acclamati dalla critica, come James Gunn, Chloé Zhao, Taika Waititi oppure i Fratelli Russo. Nonostante il desiderio di evasione che i film degli Avengers offrono al grande pubblico, questa saga affronta temi molto attuali come il mondo dopo il terribile disastro dell’ 11 settembre 2001. 

Dopo l’11 settembre un genere cinematografico ha conosciuto una crescita esponenziale: il genere dei supereroi e in particolare il genere dei supereroi della Marvel. E nei film dell’universo Marvel Cinematic Universe sono presenti fin dall’inizio immagini che richiamano direttamente e indirettamente la tragedia dell’11 settembre. Nonostante critiche di superficialità, i film MCU sono stati in grado di riassumere e di superare una serie di tendenze presenti nel cinema americano [..], contribuendo in maniera decisiva a creare un immaginario catastrofico che sintetizza e arricchisce quello già esistente.

Queste sono le parole di Paola Dalla Torre, professoressa di Storytelling e linguaggi multimediali all’Università LUMSA di Roma, nel suo saggio Dieci anni di Immaginario post-11/09 nel Marvel Cinematic Universe, dedicato al rapporto tra l’America post-11 settembre e i film della Marvel (in particolar modo The Avengers). Dopo aver affrontato l’impatto che l’attentato di al-Qaeda ebbe nel mondo occidentale all’inizio del nuovo millennio, la docente ha affermato che anche il cinema statunitense ha subito l’impatto di questo evento. In primis, viene citato il film La 25ª ora (2002) diretto da Spike Lee. Il noto film con Edward Norton  affronta per il primo il tema della città che ha superato il dramma. 

L’America ferita dal dramma dimostra di amare Iron Man e Il Cavaliere Oscuro

Nel frattempo, Dalla Torre ha osservato che dopo l’11 settembre c’è stato un vero e proprio boom di un nuovo genere cinematografico: il super-hero movie ossia i film di supereroi. Questi paladini della giustizia dei fumetti della Marvel, della DC e di altre case hanno conosciuto una notevole diffusione  durante la Seconda Guerra Mondiale e la Guerra Fredda ma il loro successo al cinema è posteriore all’attacco alle Torri Gemelle nonostante esempi precedenti come Superman (1978) di Richard Donner oppure Batman (1989) di Tim Burton che riscossero un grande successo al box-office nel proprio tempo. 

La docente indica il 2008 come l’anno in cui si registrò un primo picco nei dati del box-office di questo genere:

Perchè il 2008? Perchè, [..] , il 2008 è l’anno in cui esce il secondo capitolo della trilogia del Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan e soprattutto il Marvel Cinematic Universe (MCU) inizia il suo cammino di successo con Iron Man (Iron Man, 2008, Jon Favreau). [..]  il 2008 è l’anno di bandiera delle due pellicole che evocano l’11 settembre e la maggior parte di queste sono in film di supereroi. Da quel momento è una lunga ascesa soprattutto del franchise Marvel e si concretizza con il successo di Avengers: Endgame (A. Russo, J. Russo, 2019), il film più visto nella storia del cinema [..] che ha scalzato Avatar [..] [di] James Cameron. Le pellicole del franchise hanno guidato i botteghini delle sale di tutto il mondo e sono diventati dei fenomeni di costume globali. Una ventina di film suddivisi in tre fasi (ora è stata lanciata la quarta) che hanno ri-mediato il concetto di serialità del mondo del fumetto al cinema, realizzando un prodotto in cui convengono strategie proprie del cinema, della complex tv e dei comics.

The Avengers, Iron Man 3 e Captain America: the Winter Soldier; l’immagine della nuova società americana durante e dopo il dramma 

Dalla Torre afferma che il tema della città “sfregiata e distrutta” è rievocato in diverse pellicole di supereroi, è il caso della DC con i film Il Cavaliere Oscuro- Il Ritorno (The Dark Knight Rises, 2012) di Christopher Nolan oppure la devastazione di Metropolis causata dal Generale Zod in L’Uomo d’Acciaio (The Man of Steel, 2013) di Zack Snyder. Mentre in queste due pellicole gli eroi protagonisti, Batman e Superman, non ricevono elogi per le loro azioni, nel caso di The Avengers “noi vediamo persone di tutto il mondo festeggiare la vittoria dei Vendicatori”.  Nonostante questo successo del team di supereroi, la docente individua i due “soldati feriti del nostro tempo” utili per analizzare la società americana: Tony Stark e Steve Rogers.

Il primo, noto a tutti con il nome di Iron Man, rappresenta la nuova società  nata dall’11 settembre e il personaggio interpretato da Robert Downey jr deve affrontare il proprio disturbo post-traumatico da stress e diversi attacchi di panico nel film Iron Man 3 (2013) di Shane Black. L’altro “eroe ferito”, Captain America, è costretto a ripensare alla sua identità e al suo lavoro dopo la missione con i Vendicatori: 

In [Captain America: the] Winter Soldier [..], Rogers indossa una divisa più moderna e sobria e così facendo suggerisce che il film ne intende minimizzare l’eccesso patriottico, abbinandosi al tono più oscuro e cinico della pellicola, in cui, [..], Rogers mette in discussione il suo ruolo di soldato obbediente. Non è più sicuro o appropriato che Capitan America sia ostentatamente patriottico di fronte a minacce nuove e più complesse. Piuttosto che essere appariscente o palesemente nazionalista, Capitan America diventa un simbolo del potenziale positivo della nazione, anche di fronte alle preoccupazioni interne e all’instabilità internazionale. 

Avengers: Endgame e la lezione appresa dai cittadini statunitensi

Infine, l’autrice del saggio conclude il suo discorso affrontando la minaccia di Thanos, il supercattivo nei film Avengers: Infinity War (2018) e Avengers: Endgame (2019). Nell’ultimo film citato, secondo il parere di Dalla Torre, c’è un forte collegamento con l’attentato di al-Qaeda: 

Il prologo del film vede, [..], i Vendicatori inseguire Thanos, in un’operazione che ricorda fortemente il raid del 2011 per catturare Osama Bin Laden. Gli eroi lo uccidono, ma è un gesto vuoto e insoddisfacente, perchè Thanos ha distrutto tutte le Gemme che potrebbero riportare indietro il tempo e invertire il corso tragico della storia. Come per la morte di Bin Laden, che non ha fermato la violenza insensata lanciata dall’attentato dell’11 settembre, anche in in Avengers: Endgame [..] uccidere il cattivo non risolve nulla. Il racconto salta, poi, avanti nel tempo di cinque anni. Vediamo i nomi delle persone scomparse su manifesti affissi per le strade, esattamente come accadde a New York dopo l’attacco. La prima ora del film si svolge in questo contesto. I personaggi parlano ripetutamente della loro incapacità di superare ciò che è successo. Quando Scott Lang riemerge dal Reame Quantico [dopo gli avvenimenti di Ant-Man and the Wasp], la vita, come lui la conosceva, è stata capovolta. Cerca di parlare con un bambino di passaggio a San Francisco, chiedendo cosa sia accaduto, ma la reazione del ragazzo è il silenzio, come se il dolore fosse troppo grande. Il memoriale su cui Scott, [..], si imbatte è inquietantemente simile a quello di Ground Zero. Su tutto, dunque, domina un senso di morte e disfatta. 

Il trauma dell’11 settembre non “deve essere eliminato, piuttosto può offrire un’occasione per la redenzione”; così il sacrificio di Iron Man alla fine del film (il personaggio che ha iniziato questo franchise) non nega il passato piuttosto accoglie la tragedia avvenuta, ossia il Blip di Thanos, per “processarla e farla propria”.

Insomma, Tony Stark  rappresenta la nuova società americana rinata dal dramma che ha scelto di non negare il passato ma di usarlo come occasione di rinascita.

Fonte immagine di copertina: si ringrazia Wikipedia per la foto

A proposito di Salvatore Iaconis

Laureato in Lettere Moderne presso l'Universitá Federico II di Napoli il 23 febbraio 2022 e giornalista iscritto all'ordine regionale dal 26 gennaio 2021. Grande amante della lettura dai classici della tradizione fino ai best-sellers più recenti, appassionato di cinema in tutte le sue forme nonché di teatro, storia, arte e filosofia.

Vedi tutti gli articoli di Salvatore Iaconis

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.