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Eroica Fenice

11 settembre

11 settembre e Iron Man, alla scoperta di un supereroe traumatizzato

11 settembre, come il tragico attentato ha avuto effetti sul cinema di Hollywood, il caso di Iron Man, il “supereroe traumatizzato”

 11 settembre del 2001, l’attentato al World Trade Center cambiò per sempre il mondo con pesanti ripercussioni storiche.

L’attacco, condotto dal gruppo terroristico al-Quaeda, mirava a colpire  gli Stati Uniti dopo due precedenti attentati alle ambasciate in Kenya e Tanzania nel 1998. Dopo questo terribile evento, la storia americana prese una piega diversa; “si cercò di seguire una strada alternativa all’egemonia statunitense degli anni precedenti.” L’evento influenzò anche il cinema di Hollywood; tra i film che seppero meglio raccontare la storia del post-11 settembre c’era anche Iron Man di Jon Favreau.

È il giornalista italiano Tommaso Ceruso a spiegarlo con il saggio “Iron Man, un supereroe traumatizzato” contenuto nella raccolta “Shooting from Heaven” (2012), edito da Bulzoni Editore.

 

La catarsi di Tony Stark e la società americana prima e dopo l’attentato alle Torri Gemelle

Il film dedicato al noto supereroe della Marvel racconta l’evoluzione della società americana dopo l’evento traumatico del giorno 11 settembre. Prima ancora che fosse vittima di un attacco da parte di un commando di terroristi (il gruppo è noto col nome di Dieci Anelli e ritorneranno nei film Iron Man 3 e Shang-Chi: La leggenda dei Dieci Anelli), Tony Stark è il simbolo di un’America che “insegue morbosamente l’apparire”, un “genio che ha donato le sue capacità alla guerra”, “il rappresentante del capitalismo a stelle e strisce” e attaccato soltanto alle cose materiali. Insomma, il genio, playboy, miliardario della Casa delle Idee rappresenta la vanagloria degli USA che hanno inseguito i propri successi nel campo della tecnologia proprio alla fine del Novecento, il tutto col contributo delle guerre.

“La mente di Tony Stark, così come la cultura americana, ragiona per archetipi, divide in bene e in male, in giusto e in sbagliato senza riflettere minimamente sull’essenza delle cose. Il protagonista parla dei nemici come cattivi dando per scontato che i buoni siano gli americani ma ignora di essere il primo fornitore di armi dei terroristi.”

Quando il protagonista è vittima dell’attacco terroristico nel pieno del deserto dell’Afghanistan, Tony ha il “suo 11 settembre” così come per gli USA, l’onnipotenza del capitale, del virtuale e del militare si rivela fragile e inadeguata. Proprio nel covo dei Dieci Anni (palesemente ispirati ai Talebani), il miliardario capisce che le armi delle Stark Industries sono acquistate anche da “quelli che considerava nemici”. Dopo il trauma di aver scoperto di essere l’artefice della morte di molte persone (come penserebbe  Platone, lo schiavo liberatosi dalle catene riconosce le ombre degli oggetti nella caverna e comprende la vera natura delle cose), inizia la catarsi del protagonista.

Ora Tony Stark “rappresenta la fallacità del modello americano che ha portato all’annientamento individuale per una società con un ordine prestabilito.” Nel covo dei Dieci Anelli, il futuro eroe deve costruire un missile modello Jerico da usare per nuovi attacchi ma realizza un’armatura alimentata da un generatore impiantato nel cuore dopo che una scheggia di bomba si è conficcata nel suo petto. Il tutto con l’aiuto di un fisico prigioniero, che si sacrifica per salvare la vita del protagonista.

Iron Man: il personaggio da Stan Lee a quello di Jon Favreau e Robert Downey Jr

Il personaggio interpretato da Robert Downey Jr differisce dalla sua controparte fumettistica per molti motivi, in primis lo Stark dei fumetti nasce negli anni Sessanta e si trova coinvolto nella Guerra del Vietnam. A rapirlo è un signore della guerra locale che ha acquistato diverse armi dalla Stark industries; quest’ultimo cattura l’armatore affinché lo aiuti nella costruzione di nuovi ordigni.

L’ Iron Man originario rappresentava l’elogio del modello americano, il super-eroe a stelle e strisce dopo Captain America che combatte i nemici degli USA, incarnati proprio nei comunisti che guidarono diverse rivolte tra Asia, Africa e America Latina. Nonostante il trauma e il desiderio di cambiare le “Stark Industries da fabbriche di armi a quelle di prodotti high-tech”, veniva ribadita la supremazia americana di quegli anni contro i nemici della democrazia.
Purtroppo, dopo l’11 settembre, tale supremazia non esiste più; così la controparte filmica è costretta a fronteggiare l’esigenza di una nuova America, oramai traumatizzata dall’attacco di al-Quaeda.

 Tony Stark e Obadiah Stane rappresentano le “due Americhe” in lotta tra loro

Così si arriva allo scontro tra due modelli diversi di America incarnata dal protagonista e dall’antagonista; Tony Stark è la nuova America, rinata dal trauma, che vuole cambiare e vivere la propria esistenza, invece Obadiah Stane (interpretato dall’attore Jeff Bridges), il presidente esecutivo delle Stark Industries e mentore di Tony, rappresenta la vecchia America. Costui è insensibile, vuole solo arricchirsi e non prova alcun sentimento per gli altri, è egoista e reincarna il mito del capitalismo sfrenato.

A metà film, Stane recupera il modello di armatura usato dal protagonista per fuggire dai Dieci Anelli, così indossa la corazza high-tech per poi diventare Iron Monger. E’ lo scontro tra due modelli di armature diverse che incarnano due Americhe diverse, l’idea di progresso tecnologico e scientifico (Tony Stark) contro la cieca fiducia del capitalismo (Obadoah Stane).
“Il vero antagonista del film, difatti, si dimostra essere proprio il vecchio modello socio-economico statunitense, implicitamente accusato della responsabilità dell’attacco al World Trade Center.”

11 settembre e i super-eroi Marvel, alla ricerca di un mutamento per la società americana

In realtà, già nei fumetti originari di Sten Lee e Steve Dikto (che hanno contribuito al successo della Marvel), è possibile trovare l’elemento che ha contribuito al successo delle trasposizioni filmiche. Si tratta del mito “super-eroi con super-problemi”, infatti l’America post-11 settembre ha accolto tali figure di personaggi con conflitti interiori, per poi metabolizzarli e usarli come auspicio di un cambiamento.

Gli esempi sono moltissimi; Spider-Man/Peter Parker che si trova fra l’essere un eroe e uno studente con i problemi di tutti i giorni, lo scienziato Bruce Banner diviso del proprio conflitto interiore che lo trasforma in Hulk, Matt Murdock, l’avvocato cieco di Hell’s Kitchen che combatte la malavita col nome di Daredevil, Thor condannato dalla propria superbia ad una vita terrena in esilio da Asgard, gli X-Men e tutti i mutanti vittime di razzismo, come se rappresentassero le minoranze etniche e sessuali, divisi tra il Professor X (ispirato agli ideali pacifici di Martin Luther King) e Magneto (invece ispirato alle idee di Malcom X).

Questi eroi travagliati, con il proprio conflitto interiore rappresentano la debole società americana dopo l’attacco alle Torri Gemelle e hanno colpito l’immaginario collettivo americano alla ricerca di nuovi miti. Secondo il giudizio di Tommaso Ceruso, tale fattore ha permesso agli eroi Marvel di predominare il cinema pop di quegli anni, mentre nel caso della casa rivale, la DC, l’unico caso è stato soltanto il Batman di Christopher Nolan.

Il super-eroe ridisegnato da Nolanè diviso dal proprio travaglio interiore, ciò ha permesso il successo del film Batman Begins (2005) mentre il film Superman Returns di Brian Singer è stato una delusione al botteghino (2006). La pellicola, dedicata al superuomo kryptoniano concepito come seguito di Superman II e ignorando il terzo e il quarto capitolo della saga, segue il modello del supereroe proposto da Richard Donner nel 1978 e proseguito da Richard Lester nel 1981, pertanto un modello oramai superato dagli eventi storici più recenti.

 

 

Fonte immagine di copertina: Pixabay

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