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Android

UE multa Google per 4,3 miliardi: abuso di posizione dominante su Android

A luglio 2018 la Commissione Europea, organo europeo con numerose competenze tra cui l’antitrust, ha inflitto una nuova multa a Google per violazioni delle norme antitrust e pratiche illegali volte a consolidare la posizione dominante di mercato del motore di ricerca Google tramite il sistema operativo Android.

La multa ammonta a 4,3 miliardi di euro, ora Google ha 90 giorni di tempo per mettersi in regola, pena nuove multe fino al 5% del giro d’affari medio giornaliero di Alphabet, società principale di Google. È il nuovo record come multa più alta mai sanzionata dalla Commissione Europea, dopo quella da 2,42 miliardi di euro sempre a Google per abuso di posizione dominante riguardo Google Shopping. La cifra record non deve stupire, per Alphabet bastano un paio di settimane per un volume d’affari simile: solo nell’ultimo trimestre ha registrato 32 miliardi di entrate.

Google e la multa per Android: le motivazioni

Sono tre le pratiche per cui Google è stata sanzionata:

  • ha imposto ai produttori di smartphone l’installazione di Google Search e del browser Chrome come condizione necessaria per l’installazione del Play Store, principale market di applicazioni;

  • ha pagato produttori ed operatori per installare esclusivamente Google Search sui loro dispositivi;

  • ha impedito l’utilizzo di versioni alternative di Android ai produttori che volevano utilizzare il Play Store sui propri dispositivi.

Queste pratiche hanno permesso a Google di ottenere il monopolio delle ricerche su dispositivi mobili e soprattutto dei conseguenti ricavi pubblicitari, impedendo l’emergere di eventuali concorrenti. Seguono nel dettaglio queste le motivazioni che hanno portato la Commissione Europea ad imporre la multa record da 4,3 miliardi di euro.

Multa a Google per Android: abbinamento delle applicazioni

Il Play Store è il principale mercato di applicazioni: per questo gli utenti si aspettano di trovarla preinstallata sui dispositivi, anche poiché non c’è modo di scaricarla legalmente se non già presente. Per i produttori l’installazione del Play Store è quindi una scelta quasi obbligata, che Google ha legato all’installazione di Google Search e del browser Chrome. Queste utilizzano il motore di ricerca della società stessa e poiché gli utenti tendono ad utilizzare le applicazioni predefinite dello smartphone restringe le possibilità della concorrenza (aumentando contemporaneamente gli introiti di Google dovuti all’utilizzo del proprio motore di ricerca).

Multa a Google per Android: incentivi per Google Search

Tra il 2011 ed il 2014 Google ha incentivato economicamente produttori di dispositivi ed operatori di reti mobili ad installare esclusivamente Google Search sui propri smartphone, ostacolando così la concorrenza. Se i produttori infatti avessero utilizzato applicazioni della concorrenza anche su un solo dispositivo avrebbero perso ogni incentivo economico da parte di Google.

Multa a Google per Android: ostruzione all’utilizzo di sistemi Android concorrenti

Abbiamo già visto come l’utilizzo delle applicazioni Google sia condizione necessaria per il successo di un dispositivo. Facendo leva su ciò Google ha ostacolato l’utilizzo di versioni alternative di Android, i cosiddetti fork. Se un produttore avesse venduto o progettato anche un solo dispositivo senza un sistema Android autorizzato da Google avrebbe perso la possibilità di preinstallare le applicazioni della società, come il Play Store. In particolare è stata ostacolata la diffusione di Fire OS, versione di Android targata Amazon, che si trova quasi solo sui dispositivi dell’azienda stessa.

La società si è difesa affermando che Android ha creato più possibilità di scelta e possibilità di innovare, annunciando ricorso contro la decisione della Commission Europea.

Francesco Di Nucci