Gli anni ’90 sono stati un decennio irripetibile per i GDR videoludici. Da una parte i grandi JRPG su console, capaci di portare storie epiche, personaggi memorabili e colonne sonore indimenticabili nelle case di milioni di giocatori. Dall’altra i giochi di ruolo occidentali su PC, più ruvidi, più liberi, spesso meno immediati, ma fondamentali per capire da dove arrivano molti dei titoli moderni che oggi consideriamo capolavori.
Parlare di GDR anni ’90 significa quindi attraversare mondi molto diversi: fantasy, post-apocalittici, viaggi nel tempo, mostri collezionabili, combattimenti a turni, scelte morali e mappe isometriche. Giochi capaci di impegnare per decine o centinaia di ore il giocatore, anche con mezzi limitati come le console anni ’80 e ’90.
I 5 migliori videogiochi di ruolo degli anni ’90
| Titolo del gioco | Anno di uscita | Piattaforma originale |
|---|---|---|
| Final Fantasy VII | 1997 | PlayStation |
| Chrono Trigger | 1995 | Super Nintendo |
| Baldur’s Gate | 1998 | PC |
| Fallout 1 e 2 | 1997 – 1998 | PC |
Indice dei contenuti
- Non solo GDR: perché gli anni ’90 hanno cambiato i videogiochi
- Final Fantasy VII: il JRPG che ha conquistato l’Occidente
- Chrono Trigger: il classico RPG anni ’90 che non sembra invecchiare
- Baldur’s Gate: Dungeons & Dragons arriva davvero su PC
- Fallout 1 e 2: il GDR post-apocalittico prima di Bethesda
- Gli altri GDR anni ’90 da recuperare
Non solo GDR: perché gli anni ’90 hanno cambiato i videogiochi
Gli anni ’90 sono stati il decennio in cui il videogioco è entrato davvero nelle case di tutti, smettendo progressivamente di essere solo passatempo da sala giochi o da appassionati molto motivati. Sono gli anni in cui esplodono icone come Sonic, in cui Doom ridefinisce lo sparatutto in prima persona, in cui Zelda continua ad allargare l’idea stessa di avventura e in cui console e PC iniziano a costruire immaginari sempre più riconoscibili, popolari e duraturi.
Dentro questo panorama, i GDR anni ’90 hanno fatto un lavoro ancora più profondo: hanno fissato linguaggi, strutture e ambizioni narrative che oggi ritroviamo in molti giochi moderni. Hanno raccolto anche una rivoluzione già resa popolare da titoli come The Legend of Zelda: l’idea che un’avventura potesse essere salvata, ripresa, continuata e vissuta non più come una singola partita da consumare tutta d’un fiato, ma come un viaggio lungo. I GDR hanno portato questa intuizione alle estreme conseguenze, costruendo esperienze da decine, a volte centinaia di ore, in cui il giocatore poteva tornare nel mondo di gioco, far crescere i personaggi e riprendere la propria avventura giorno dopo giorno.
È proprio da quel laboratorio creativo che arrivano molte delle perle moderne che oggi celebriamo con naturalezza. Senza i vecchi CRPG ad esempio (Computer Role-Playing Game) degli anni ’90 sarebbe difficile immaginare un successo contemporaneo come Baldur’s Gate 3, che ha riportato al centro del discorso pubblico un modo di intendere il gioco di ruolo fatto di scelte, party, dialoghi, dadi virtuali e conseguenze. Allo stesso modo, chi ha conosciuto Fallout solo dal terzo capitolo in poi potrebbe stupirsi scoprendo quanto del suo immaginario fosse già presente nei primi due episodi: l’umorismo nero, la libertà morale, le fazioni discutibili, il mondo post-apocalittico sporco e assurdo. Anche molti RPG moderni come Clair Obscur: Expedition 33, il Game of the Year 2025 continuano a muoversi lungo strade tracciate in quel decennio.
Questa lista non vuole essere definitiva, perché sarebbe impossibile. Vuole però consigliare 5 videogiochi di ruolo da provare almeno una volta nella vita, anche oggi, per capire quanto quel decennio abbia definito il genere.
Final Fantasy VII: il JRPG che ha conquistato l’Occidente
Partiamo dal titolo più inevitabile e che non ha bisogno di presentazioni. Final Fantasy VII non è necessariamente il miglior Final Fantasy degli anni ’90, perché qui il dibattito potrebbe diventare pericoloso e finire con amicizie rovinate, controller lanciati e gente che urla “Kefka” in mezzo alla strada. Però è senza dubbio il capitolo che più di tutti ha portato la saga nel grande mercato occidentale. Un capitolo che è stato capace di generare un numero considerevole di spin-off e progetti collaterali, probabilmente più di qualunque altro episodio della saga. Questo perché i giocatori avevano ancora “fame” di Final Fantasy 7. Un film in computer grafica sequel, Final Fantasy VII: Advent Children. Diversi prequel come Crisis Core che ci mette nei panni di Zack e il progetto della trilogia Remake, iniziato con Final Fantasy VII Remake, proseguito con Rebirth e destinato a chiudersi con un terzo capitolo ancora senza titolo pubblico.
Uscito nel 1997 su PlayStation, Final Fantasy VII ha rappresentato per molti giocatori il primo vero incontro con il JRPG moderno. Fu il primo Final Fantasy pubblicato in Europa seppur senza una traduzione nella nostra lingua. Chi aveva giocato i capitoli precedenti prima che uscissero nel 2002 su PSX, infatti, l’aveva fatto esclusivamente con copie import o emulatori. Grafica prerenderizzata, filmati in computer grafica, combattimenti a turni, Materia, città futuristiche. Momenti drammatici, personaggi iconici e un cattivo, Sephiroth, diventato uno dei villain più riconoscibili della storia videoludica.
Anche fisicamente sembrava enorme: 3 dischi in un’epoca dove aprire la confezione e trovare più CD dava l’idea di qualcosa di gigantesco. La storia di Cloud, Avalanche, Shinra e Sephiroth ha segnato una generazione. E molti videogiocatori che oggi arrivano dalla serie Remake, una volta provato l’originale, superano dopo poche ore lo scoglio della grafica retrò, invecchiata benissimo, si ritrovano dentro una storia ancora potentissima: più lenta, certo, più legata al livellamento e ai ritmi del suo tempo, ma mai davvero noiosa.
Detto questo, una precisazione è doverosa: negli anni ’90 la saga Final Fantasy aveva già raggiunto livelli altissimi. Se volete capire quanto il genere fosse maturo prima dell’arrivo della PlayStation, anche Final Fantasy VI resta un recupero quasi obbligatorio. Per molti il miglior capitolo della serie.
Oggi Final Fantasy VII è disponibile in versione digitale su Steam, nella nuova edizione PC aggiornata del 2026 con velocità tripla, autosave, incontri casuali disattivabili e altre comodità moderne; su GOG in formato DRM-free; e sui digital store di PlayStation, Nintendo Switch e Xbox.
Chrono Trigger: il classico RPG anni ’90 che non sembra invecchiare
Chrono Trigger è uno di quei giochi citati così spesso come capolavori da generare quasi sospetto. Quando tutti ripetono che è perfetto, viene naturale pensare che ci sia molta nostalgia di mezzo, quella cosa per cui ogni gioco dell’infanzia diventa automaticamente intoccabile. E invece no: Chrono Trigger è davvero uno dei GDR anni ’90 che ha retto meglio il passare del tempo.
Uscito nel 1995 su Super Nintendo, nasce da una collaborazione creativa leggendaria: è stato sviluppato da SquareSoft, alla sceneggiatura e alla supervisione del progetto c’era Yuji Horii, il creatore di Dragon Quest e all’epoca ancora dipendente di Enix. In più ha partecipato al progetto il character design di Akira Toriyama, il creatore di Dragon Ball.
Il suo grande pregio è il modo in cui rende fluida l’esperienza. Niente battaglie casuali ogni tre passi, niente schermate nere improvvise: i nemici sono visibili sulla mappa, oppure tendono imboscate al giocatore, e gli scontri partono direttamente nello stesso ambiente dell’esplorazione. Il combattimento resta legato all’Active Time Battle, ma è più dinamico grazie al posizionamento dei nemici e alle tecniche combinate tra personaggi, le celebri Double Tech e Triple Tech, che consentono di combinare mosse tra i vari personaggi.
Il cuore del gioco, però, è il viaggio nel tempo. Chrono Trigger permette di attraversare epoche diverse, dalla Preistoria al Medioevo fino a un futuro devastato, e non usa il tempo solo come decorazione narrativa. Quello che si fa nel passato può modificare il futuro, cambiando luoghi, situazioni e quest.
A questo si aggiungono i finali multipli (ben 12) e il New Game+, termine che proprio Chrono Trigger ha contribuito a rendere celebre: ricominciare mantenendo livelli, equipaggiamento e tecniche. Non era solo un premio, ma un modo concreto per scoprire finali altrimenti impossibili nella prima partita.
Oggi Chrono Trigger è disponibile in versione digitale su Steam (con grafica in alta risoluzione, funzioni di comfort moderne e tutti i contenuti del port DS) e sui dispositivi mobile (iOS e Android).
Baldur’s Gate: Dungeons & Dragons arriva davvero su PC
Uscito nel 1998, il primo capitolo della saga è il gioco che ha rilanciato con forza il GDR occidentale su PC e ha mostrato quanto Dungeons & Dragons potesse funzionare anche fuori dal tavolo. Sviluppato da BioWare e pubblicato da Black Isle Studios, ha il merito di essere il trampolino di lancio della casa che svilupperà poi la saga di Mass Effect e Dragon Age, per citare due suoi capolavori.
Baldur’s Gate prende i Forgotten Realms, le regole di Advanced Dungeons & Dragons e una struttura da campagna fantasy classica, trasformandoli in un’avventura enorme, tattica e dalla rigiocabilità infinita. Si parte quasi dal nulla, creando un personaggio da zero, con compagni da reclutare e decidendo se essere buoni, cattivi o neutrali. Si esplora, si parla, si combatte, si sbaglia e ogni tanto si muore malissimo perché si è entrati nella zona sbagliata con troppa fiducia in sé stessi.
Il sistema di combattimento in tempo reale con pausa tattica (oggi abbandonato da molti RPG, puntando spesso su un sistema più action) può sembrare oggi un po’ ostico, soprattutto per chi arriva da RPG moderni più immediati. Ma una volta capito il ritmo, mostra ancora tutta la sua forza: party da gestire, incantesimi, equipaggiamento, reputazione, dialoghi. Gli scontri richiedono un minimo di pianificazione e possono essere riprovati con dinamiche diverse finché non si capisce come vincerli.
Il bello è che Baldur’s Gate rappresenta un viaggio ampio, che inizia dal primo gioco ma prosegue oltre. Chi vuole può importare il personaggio su Baldur’s Gate II: Shadows of Amn e poi proseguire con Throne of Bhaal, vivendo di fatto un’unica lunga campagna fantasy, dalla partenza più classica possibile fino a sviluppi molto più epici. Sarà uno dei pochi giochi di tutti i tempi ad avere questa possibilità. E se dopo resta ancora fame di GDR occidentali più strani, narrativi e filosofici, lì accanto c’è Planescape: Torment, altro monumento dell’epoca che meriterebbe un articolo tutto suo.
Oggi Baldur’s Gate: Enhanced Edition è disponibile in digitale su Steam, GOG ed Epic Games. Se non vi spaventa la dimensione dello schermo è possibile giocarlo anche su Android e iOS. L’edizione include la campagna originale, l’espansione Tales of the Sword Coast, nuove classi, nuove razze, nuovi personaggi e nuovi contenuti.
Fallout 1 e 2: il GDR post-apocalittico prima di Bethesda
Negli anni ’90, prima dei moderni capitoli Fallout 3, Fallout New Vegas, Fallout 4 e Fallout 76, oltre che della popolare serie tv omonima, la saga GDR era molto diversa. Fallout del 1997 e Fallout 2 del 1998 erano GDR isometrici, ruvidi, a turni, pieni di testo, libertà morale e umorismo nero. Due giochi che oggi, al primo impatto, possono sembrare vecchi, ma che dopo poche ore mostrano ancora una personalità fortissima.
Nonostante l’impatto old school, l’interfaccia è amichevole con molte shortcut da tastiera per non dover fare tutto col mouse. Il mondo è cattivo, ironico, assurdo, moralmente ambiguo e pieno di scelte. Sono già presenti fin dal primissimo capitolo tutte le caratteristiche che sono state riprese magistralmente nei capitoli successivi: i Vault come esperimenti sociali mascherati da rifugi antiatomici, la Vault-Tec, la Brotherhood of Steel, i supermutanti, l’estetica retrofuturistica anni ’50, le fazioni moralmente ambigue e praticamente la totalità di creature riprese nei seguiti.
Si crea il personaggio da zero come nei capitoli moderni, ma l’esplorazione avviene su mappa globale e gli scontri sono a turni. Quando parte il combattimento, ogni azione consuma punti azione: muoversi, sparare, ricaricare, usare oggetti. È un sistema tattico che obbliga a pensare e utilizzare bene le proprie risorse. Si può costruire il personaggio con una buona dose di dialogo per risolvere bonariamente più situazioni possibili, lo si può puntare su abilità come rubare, scassinare e sgattaiolare per rubare e rivendere qualsiasi cosa si trovi, o si può semplicemente puntare tutto sulla propria arma preferita.
Il vero cuore della saga, però, è il tono. Fallout 1 e 2 hanno un umorismo dark che molti giochi moderni hanno solo provato a imitare. C’è cinismo, satira sociale, violenza grottesca: basti pensare a Bloody Mess, uno dei tratti opzionali che rende ogni morte splatter. Non sempre il gioco premia la bontà, e non sempre essere “l’eroe” è l’opzione più interessante. In particolare nel secondo capitolo avremo dei punteggi per ogni singola zona che ci dicono quanto siamo amati o odiati a seconda di come ci siamo comportati, e le reazioni degli abitanti si adegueranno di conseguenza.
Due giochi che a me non stancano mai e che continuo a rigiocare a distanza di tempo da quasi 30 anni. Le versioni originali non sono in italiano, ma negli anni la community ha realizzato traduzioni non ufficiali molto apprezzate e utilizzate dai fan, facilmente reperibili in rete. Una remaster ufficiale sarebbe quasi un atto dovuto, ma nell’attesa questi due capitoli restano perfettamente recuperabili.
Oggi Fallout e Fallout 2 sono disponibili in digitale su Steam, GOG ed Epic Games, nella versione con la High Resolution Patch e il fix di tutti i bug.
Gli altri GDR anni ’90 da recuperare
Naturalmente, cinque titoli non possono raccontare tutto. Gli anni ’90 sono pieni di GDR fondamentali, strani, difficili, dimenticati o semplicemente rimasti fuori per equilibrio.
Tra i grandi esclusi c’è sicuramente Planescape: Torment, per chi cerca un GDR più letterario, filosofico e basato sui dialoghi. C’è Diablo, che nel 1996 prepara il terreno a quel Diablo II che nel 2000 avrebbe ridefinito l’action RPG. C’è la serie Shining con Shining in the Darkness e Shining Force, fondamentali per esplorare il lato Sega del genere: il primo come dungeon crawler vecchia scuola, duro e poco accomodante; il secondo come strategico più accessibile e ancora oggi amatissimo.
Merita una menzione anche Wild Arms, JRPG PlayStation che mescola fantasy e immaginario western, con dungeon pieni di enigmi e personaggi dotati di abilità specifiche per l’esplorazione. Non ha avuto l’impatto di Final Fantasy VII, ma resta uno di quei titoli capaci di dare alla prima PlayStation un’identità ruolistica ancora prima dell’esplosione definitiva del genere.
Proprio come già citato in precedenza, una menzione importante va a Final Fantasy Tactics, che come da nome porta la componente Final Fantasy su una griglia di battaglia a turni e in generale i capitoli dal IV al VI disponibili in versioni remastered.
Poi ci sono Phantasy Star IV, tra i grandi JRPG fantascientifici degli anni ’90, GDR come Ultima VII, ancora oggi impressionante per libertà e interazione, e The Elder Scrolls: Arena e Daggerfall, fondamentali per capire da dove nasce la filosofia open world di Bethesda. Daggerfall, in particolare, è uno di quei giochi che oggi possono sembrare ingestibili, ma che raccontano bene quanto fosse ambiziosa l’idea di un mondo vastissimo e liberamente esplorabile già negli anni ’90.
Insomma, gli anni ’90 sono stati il decennio in cui i GDR sono esplosi. Che scegliate un JRPG epico o un CRPG ruvido, questi titoli continuano a regalare emozioni forti anche oggi, dimostrando che certe magie e tecnologia post-apocalittiche non invecchiano mai. Basta avere voglia di provarli: il viaggio vi aspetta ancora, esattamente come allora.
Immagine di copertina: autoprodotta

