Alessandro Di Battista: Sicari a cinque euro, vita e morte in centro America

Alessandro di battista

Sicari a cinque euro è il primo libro scritto da Alessandro Di Battista, conosciuto ai più come uno dei maggiori ex leader del Movimento 5 Stelle, che oggi invece ha preso le distanze dal partito politico. Chi conosce l’autore del libro un po’ meglio sa che negli ultimi anni si è dedicato ad attività di tipo giornalistico e documentaristico, più che politico, e che le sue esperienze passate gli hanno dato la possibilità di farsi da portavoce in qualche modo di quelle che sono state (e sono) le dinamiche politiche (soprattutto non istituzionali) presenti nei territori del centro America.

Il lavoro che viene qui descritto è un testo pubblicato nel 2014 che venne commissionato ad Alessandro Di Battista da Gianroberto Casaleggio due anni prima. L’autore partì così attraversando posti come l’Ecuador, Panama, Guatemala e Colombia, raccogliendo passo dopo passo informazioni sulla criminalità in centro America.

Il libro, pubblicato dalla casa editrice Adagio, comincia con un incontro col “puma”, un uomo di quarant’anni responsabile di un combo di narcotraffico, estorsione e sicariato, per poi passare al racconto della povertà e di quanto questa insieme ad una sorta di “industria della paura” riesca a generare il fenomeno del sicariato e quelli affini.

Sicari a cinque euro è un titolo provocatorio che rappresenta bene le vicende raccontate nel libro. Storie di ragazzi che si rendono sempre più disponibili a vendere la loro “prestazione” per pochi soldi spinti da una depressione economica e dalla paura. In particolare, quando si parla della povertà come condizione favorevole al fenomeno del sicariato, questa viene sempre associata soprattutto alla violenza e alla paura, poiché la povertà singolarmente intesa – così come sottolinea Di Battista – sembra rappresentare invece nella sua esperienza un valore, un elemento che riesce a donare in questo caso un impatto positivo, come a ricordare che sia l’essere la cosa fondamentale e non l’avere.

Resta un elemento però essenziale – la povertà – perché aiuta a comprendere che le azioni poste in essere da un sicario “low cost” spesso vengono alimentate dallo stesso spirito di un ragazzino europeo disposto ad abbassare il valore della sua prestazione per avere la possibilità di lavorare e guadagnare qualcosa.

«I sicari low cost sono ritenuti una causa del sottosviluppo quando chiaramente ne sono un effetto ma con la strumentalizzazione dei fenomeni delinquenziali si vincono le elezioni.»

La comunicazione scelta dall’autore, sia nella ricerca delle informazioni sia nella presentazione delle stesse, è proprio una comunicazione che punta sull’umanizzazione del conflitto, della violenza e sulla conoscenza della storia, mettendo l’essere umano al centro con la “neutralità” che gli appartiene e che lo rende ‘uguale’ a tutti gli altri.

All’interno del libro ci sono informazioni utili ad avere un quadro più chiaro sull’impoverimento della popolazione guatemalica e non solo, così come altri fattori che introducono invece a delle riflessioni importanti sui concetti stessi di ricchezza e di lavoro. Viene posta l’attenzione su elementi quali l’utilizzo e l’incidenza dei media, la prevalenza dell’economia sulla politica, in quelle dinamiche “sempre verdi” presenti durante le crisi economiche ma soprattutto di identità di una popolazione, volendo fare un’enorme semplificazione delle varie vicende.

Ma il viaggio che si fa insieme all’autore è un viaggio anche attraverso quelli che si propongono come modi alternativi di affrontare la violenza e l’oppressione: «una popolazione informata, organizzata ed esperta di tattiche non-violente può fermare le ingiustizie che provengono dal grande capitale, dai poteri occulti e dai gruppi criminali.»

Nel racconto di Sicari a cinque euro di Alessandro Di Battista si percepisce l’autenticità dell’esperienza, si riescono a vivere l’imbarazzo, il timore e l’ironia (quindi l’umanità) con cui vengono affrontate sia materialmente che psicologicamente le varie situazioni. Il testo è ricco, rappresenta un grande lavoro di attenzione a cui a tratti si può far fatica a stare dietro – senza un supporto di approfondimento – se non si conoscono determinate dinamiche.

Ci sono elementi sufficienti a comprendere quanto sia fondamentale mettere in discussione le apparenze, soprattutto attraverso l’esperienza e la riflessione. Il testo sembra essere in grado di ridonare un metodo di osservazione, cioè un modo attraverso il quale guardare le cose nel loro complesso e con una certa sensibilità che forse, almeno in una piccola parte, è già presente in ognuno di noi.

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