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Eroica Fenice

L'esordio di Anna Giurickovic Dato con il romanzo La figlia femmina

Anna Giurickovic Dato: il primo romanzo La figlia femmina

La figlia femmina è il primo romanzo della giovane autrice catanese Anna Giurickovic Dato, pubblicato a fine gennaio da Fazi Editore.

L’opera è costruita attraverso un’alternanza tra episodi presenti e passati legati gli uni agli altri da suggestioni e ricordi e anche l’ambientazione si divide tra due capitali: la marocchina Rabat e l’italiana Roma. La trama ruota intorno a una famiglia benestante formata da tre componenti: Giorgio, un diplomatico che lavora presso l’Ambasciata italiana in Marocco; sua moglie Silvia, più giovane e perdutamente innamorata di lui e Maria, la loro unica figlia. A narrare le vicende in esso contenute è Silvia ma, nonostante parli in prima persona, non è lei a esserne sempre e direttamente protagonista.

A essere al centro delle dinamiche che animano l’intreccio narrativo, infatti, sono le attenzioni malate che Giorgio ha rivolto alla Maria bambina rimaste segrete fino all’uscita di scena del padre-mostro con la conseguente e indesiderata “eredità” che le ha lasciato e che ha reso ancora più conflittuale la relazione di Silvia con sua figlia. Quest’ultima, nel libro, è prima una bambina di 5 anni che ha subito le violenze del padre senza farne parola con nessuno e poi una tredicenne che ne paga gli effetti riversando il suo malessere nel rapporto con la madre. L’essere cresciuta non comporta per Maria l’aver dimenticato o l’essere guarita dal male ricevuto da chi le ha dato la vita per poi rovinargliela mentre, l’unica persona che avrebbe dovuto accorgersi di quanto accadeva e intervenire per proteggerla, non si è resa conto di nulla perché incapace di decifrare i segnali di aiuto inviati in più di un’occasione scambiati per scoppi di violenza e addirittura pazzia.

Anna Giurickovic affronta un tema forte per un romanzo verità

Il romanzo dà molta importanza, evidenziandolo in tutti i suoi aspetti, al rapporto genitori-figli mettendo in luce le ombre oscure di quello tra Giorgio e Maria e rimarcando quello problematico e incompreso tra Silvia e Maria in particolar modo con il divario creatosi dopo la scomparsa del padre da incubo.

La scrittrice, trattando di un argomento tanto delicato quanto è quello di minori che subiscono violenze da parte di insospettabili familiari, ha fatto una scelta coraggiosa che in molti potrebbero sentirsi di disapprovare per diversi motivi. È grottescamente ironico che sia proprio il personaggio di Giorgio a fornirne uno alla moglie quando lei, più spaventata e a disagio che preoccupata, gli propone di avvalersi dell’aiuto di uno specialista per poter intervenire sui disturbi autolesionisti e violenti di Maria e porvi rimedio:

“Mandare una bambina così piccola da uno psicologo non equivale a proteggerla, ma a lavarsene le mani. Sarebbe come dire: pensateci voi, noi non abbiamo saputo amarla abbastanza”.

Queste parole hanno lo stesso effetto di un pugno nello stomaco: feriscono, disgustano, indignano, perché pronunciate da una persona indegna anche solo di pensarle. A quella frase, poi, si può collegare un’altra ragione, quella saldamente legata al famoso detto “i panni sporchi si lavano in famiglia”  tanto cara all’onore e al rispetto della sfera domestica da essere usato, molte volte, come scusa vigliacca per nascondere il sporco e il marcio che vi si cela dietro.

La figlia femmina lo disvela mostrando di essere un romanzo di denuncia forte dai toni moderati ma, non per questo, meno incisivi. La Dato non esagera, non alza la voce per gridare ai quattro venti l’orrore di una situazione vergognosa e inaccettabile come tanti altri avrebbero scelto di fare per sensazionalizzare una storia come quella della sua Maria che, purtroppo, non è solo finzione ma è agghiacciante realtà.

La scrittrice lascia che sia il lettore a ribellarsi ad essa con tutto lo sdegno di cui può e sa essere capace, attingendo dal dolore provato dall’innocente Maria e dalla rabbia per i tardivi sensi di colpa che attanagliano sua madre.

La figlia femmina di Anna Giurickovic è uno di quei romanzi che lascia il segno

Un segno per ricordarsi di agire per non dover più subire.

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