I 3 truffatori più famosi della storia, chi sono?

I 3 truffatori più famosi della storia, chi sono?

Al giorno d’oggi, ovunque andiamo e qualsiasi cosa acquistiamo, c’è da fare attenzione perché basta un attimo di distrazione per finire ad essere vittime di una truffa. Quello del truffatore è forse il lavoro più vecchio al mondo: fin dall’antichità, infatti, esistevano personaggi loschi che si occupavano di pubblicizzare un prodotto in un determinato modo e finivano per venderti tutt’altro. Con l’avvento della tecnologia e di televendite, e-commerce e spedizioni in tutto il globo, è sempre più facile fregare il pubblico con false promesse sui prodotti o peggio, direttamente con falsi prodotti. Bisogna quindi essere attentissimi con lo shopping online, controllando sempre l’originalità del sito per non finire a “regalare” denaro a qualche ladro. Nonostante l’attenzione, però, molti di loro hanno affinato le loro tecniche arrivando a truffare anche gli acquirenti più sospettosi. Oggi ci concentreremo proprio su questi personaggi, elencando i 3 truffatori più famosi della storia.

Simon Leviev (o Simon Hayut), il Truffatore di Tinder

Siamo in tempi molto recenti: la storia di questo personaggio si è infatti conclusa da pochissimi anni, precisamente nel 2019. Il truffatore di Tinder è sicuramente tra i 3 truffatori più famosi della storia. Fingendosi il figlio dell’israeliano Lev Leviev, uno tra i magnati dei diamanti più ricchi al mondo, contattava donne su Tinder con cui intraprendeva vere e proprie relazioni. Il modus operandi era molto semplice e basato sullo schema Ponzi: egli entrava in confidenza con le donne, ammaliandole con appuntamenti in ristoranti lussuosi, jet privati e regali costosissimi e poi fingeva di trovarsi in situazioni di vero e proprio pericolo. Obbligato a bloccare tutte i suoi conti a causa di “nemici” che cercavano di attentare alla sua vita e che, attraverso gli spostamenti di denaro, erano in grado di tracciare la sua posizione, chiedeva alla compagna di turno ingenti somme di denaro. Apparentemente quest’uomo utilizzava il denaro per potersi proteggere; in realtà, questi erano tutti soldi che egli investiva per conquistare un’altra donna, con cui attuava esattamente la stessa tecnica. Fu così in grado di muoversi in giro per il mondo senza dover intaccare una moneta delle proprie.

Ma come facevano le donne a fidarsi? Semplice: quando la situazione non era ancora grave, il truffatore chiedeva alla compagna piccole somme in denaro che poi procedeva a restituirle tramite bonifici bancari; questo spingeva le donne a fidarsi di lui, quindi a non avere troppi dubbi nei suoi confronti quando le somme si facevano così alte da arrivare a livelli esorbitanti. Una volta spolpata la vittima, l’uomo procedeva con falsi versamenti e documenti e spariva letteralmente nel nulla.

Ricercato in ben 6 Paesi in giro per il mondo (Israele, Svezia, Inghilterra, Germania, Danimarca e Norvegia), venne scoperto in Grecia a causa di un passaporto falsificato e fu condannato a 15 mesi di carcere. Ne scontò solo 5 prima di essere rilasciato. Ad oggi, Simon Leviev è libero e sta aspettando il momento giusto per comunicare al pubblico la “vera” versione degli avvenimenti. In più occasioni, l’uomo ha infatti affermato di essere lui la vittima, raccontando di come quelle donne avessero fatto vacanze da lusso senza sborsare un centesimo e per poi avere anche il coraggio di denunciarlo alle autorità.

Han Van Meegeren, il falsario d’arte che ingannò i nazisti

Ci troviamo nel XX secolo, in Olanda, e Han Van Meegeren (il cui nome completo è in realtà Henricus Antonius van Meegeren) ha ufficialmente riconosciuto di aver fallito nella sua carriera di artista. Infatti, egli non aveva come progetto di vita quello di entrare nella lista dei 3 truffatori più famosi della storia, avrebbe voluto diventare un artista celebre come alcuni dei suoi compatrioti, ma nonostante anni passati a studiare arte non ci riuscì mai. Grande appassionato degli artisti olandesi del Seicento, si specializzò nell’analisi delle opere di Jan Vermeer e, in seguito, nelle sue tecniche artistiche. Queste conoscenze gli furono fondamentali.

L’inizio del suo progetto di truffa, in realtà, nasce con la realizzazione di vere e proprie copie delle opere dell’artista, che utilizzava come fonte di allenamento. Una volta apprese tutte le tecniche pittoriche da conoscere ed una volta affinate le sue capacità di copia, Van Meergeren proseguì nel creare opere d’arte del tutto simili a quelle di Jan Vermeer, pur utilizzando soggetti completamente differenti. Egli infatti non pretendeva di vendere copie di opere già esistenti, ma creava pezzi originali che spacciava per inediti dell’artista e che poi vendeva. Fu in grado di ingannare chiunque, persino i nazisti che affermavano di essere dei veri conoscitori d’arte. La sua abilità non fu l’unica arma ad accompagnarlo, in quanto fu particolarmente attento ad utilizzare solo ed esclusivamente materiali dell’epoca, evitando sapientemente pennelli e tele che potessero tradire il proprio intento. Le tele erano spesso di vecchi dipinti da cui lui scrostava via la pittura per avere una nuova base per la realizzazione delle proprie opere e, come già menzionato, anche i pennelli erano vecchi pezzi d’antiquariato di due secoli prima. Arrivò persino a replicare la tecnica del craquelure (le piccole crepe che si creano sulla pittura a causa dell’invecchiamento del dipinto) per rendere la sua truffa ancora più realistica.

Il truffatore fu in grado di ingannare i propri acquirenti con ben 6 opere falsificate ed alcune di queste finirono anche in esposizione in un museo a Rotterdam. Alla fine però, dopo aver ingannato persino il capo delle SS, fu arrestato proprio dai nazisti in seguito alla Seconda Guerra Mondiale. Ciononostante gli fu evitato l’ergastolo e dovette scontare solo un anno di prigione; passò il resto della sua vita in una clinica di recupero per abuso di alcol e droghe.

Victor Lustig, l’uomo che vendette la Tour Eiffel

Nella lista dei 3 truffatori più famosi della storia non poteva mancare questo iconico personaggio che, come d’anticipazione, fu in grado di vendere la Tour Eiffel per ingenti somme di denaro. Vissuto a cavallo tra il XIX e il XX secolo, già da giovane mostra una predisposizione nei confronti dell’arte del raggiro. Durante il suo primo soggiorno a Parigi, infatti, si avvicinò al mondo delle carte e del gioco d’azzardo, iniziando a collezionare decine di piccoli segreti per assicurarsi costantemente la vittoria. Una delle dicerie che giravano su di lui riguardava la sua capacità di “far fare alle carte qualsiasi cosa volesse”. Dal gioco la sua attenzione si spostò presto all’arte della truffa vera e propria, iniziando con piccoli crimini realizzati in tutta Europa sotto falsi nomi, che lo portarono addirittura a soggiornare in prigione diverse volte, anche se mai per molto tempo. Quest’uomo girava il mondo con decine di passaporti falsi che gli davano la possibilità di collezionare moltissime identità differenti (ben 47), con annesse storie alle spalle. Persino la prigione di Alcatraz dove fu incarcerato definitivamente conosceva quest’uomo come “Robert V. Miller”, un uomo che discendeva da una lunga stirpe di aristocratici.

Ma come fu in grado di vendere la Tour Eiffel (due volte)? In più occasioni nel corso della storia, a causa di mancanza di fondi per effettuare una corretta manutenzione della torre, quest’ultima ha rischiato di essere smantellata definitivamente. Un annuncio fu fatto proprio nel 1925, anno in cui il truffatore era in piena attività. Dopo aver letto gli articoli riguardo la distruzione dell’opera e dopo essersi procurato, grazie ad una serie di contatti, il sigillo ufficiale del governo francese, mise su la sua elaboratissima truffa. Scrisse una lettera ai più importanti commercianti di rottami di ferro della Francia in cui comunicava loro che lo smantellamento della torre era ormai quasi sicuro, e dunque che il Paese era interessato a vendere i pezzi di ferro della struttura. L’asta si sarebbe tenuta in una camera all’Hôtel de Crillon. Interessati ai pezzi, molti commercianti scelsero di partecipare e alla fine la Tour Eiffel fu venduta per una cifra che si aggira intorno al milione di euro odierni. La vittima, André Poisson, scoprì molto tardi di essere stato truffato e, complice la vergogna, decise di non denunciare. Avendo sperimentato il successo della truffa, Lustig tentò di ripeterla ma stavolta venne denunciato e fu costretto a scappare via dalla Francia. Alla fine nel 1935, dopo anni di attività venne catturato e condannato a scontare ben 20 anni di prigione ad Alcatraz, dove morì 12 anni dopo.

Wanna Marchi, la teleimbonitrice (bonus italiano)

Forse non può essere inserita nella lista dei 3 truffatori più famosi della storia, ma sicuramente è tra i truffatori italiani più celebri. La vicenda dell’ormai ottantenne televenditrice risulta senza dubbio un fenomeno mediatico sul suolo nazionale. Wanna Marchi non inizia la sua carriera come venditrice televisiva, bensì come estetista; ci vogliono davvero pochi anni prima che faccia la sua comparsa sugli schermi. Presentatrice del “Wanna Marchi Show”, in onda sul canale Tele A, e accompagnata dalla figlia Stefania Nobile, inizialmente si concentrava sulla vendita di cosmetici da lei ideati che prometteva fossero dei prodotti miracolosi. Tra i più iconici non si può dimenticare la “Scioglipancia”, una crema a base di piante naturali (tra cui alghe), che vendeva alla modica cifra di 100mila lire e che, ovviamente, non sortiva gli effetti promessi. Eppure Wanna riusciva a vendere centinaia di questi prodotti, complice il suo entusiasmo e i suoi slogan urlati con voce stridula che sembravano essere in grado di convincere chiunque della veridicità delle sue parole.

Il periodo di vendita di questi prodotti giunse però presto al termine e, nel 1990, la sua truffa venne scoperta dalle autorità che condannarono lei e la figlia a quasi due anni di carcere. Ma nessuna delle due intese arrendersi. Nonostante il fallimento della prima società “Wanna Marchi”, la coppia madre-figlia riprese, nel 1996, a portare avanti piccole truffe televisive su canali di televendite secondari. Per cinque anni riuscirono a cavarsela; nel 2001 uno scandalo a “Striscia la notizia” non riporta al pubblico i nomi della coppia. Le due, aiutate da Mario Pacheco do Nascimento avevano messo su una nuova azienda, la “Asciè s.r.l.” e con essa un vero e proprio servizio di truffe durante il quale vendevano amuleti, talismani, sale protettivo e numeri del lotto per alte somme di denaro e non facevano altro che dare agli acquirenti rametti di edera, banale sale da cucina, numeri casuali e inventati. La truffa funzionava anche grazie al sostegno di false telefonate, con testimoni che affermavano di essere diventati ricchi grazie agli amuleti comprati durante la trasmissione.

Grazie all’aiuto di Fosca Marcon (vecchia cliente dei prodotti dimagranti), a cui erano stati promessi i numeri del lotto vincenti al prezzo di 300mila lire, il soprannominato “trio delle meraviglie” venne scoperto da Striscia la Notizia e, nel 2002, Wanna Marchi e sua figlia Stefania vennero condannate a scontare nove anni di carcere. Nel 2015 le due sono state liberate ed oggi la figura di Wanna Marchi è tra le più celebri d’Italia. Non a caso, Netflix ha messo in onda una docuserie di 4 episodi dedicati a lei e alla sua storia.

Fonte immagine in evidenza: Pixabay

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