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Eroica Fenice

Basil di Wilkie Collins: una storia di passione e provocazione che viene dall’Ottocento

Basil di Wilkie Collins: storia di passione e provocazione che viene dall’800

Edito per la prima volta nell’aprile del 2017 da Fazi Editore, Basil è un libro scritto da Wilkie Collins nel lontano 1852, che leggiamo oggi nella traduzione di Alessandra Tubertini.

Basil e il suo papà: chi è Wilkie Collins

Raro è aver sentito il nome di Wilkie Collins viaggiare da solo: ben più frequentemente è stato accompagnato da quello del decisamente più popolare Charles Dickens. Collins è stato il più caro amico del Dickens di Oliver Twist e David Copperfield, nonché affermato scrittore del suo tempo e al contempo condannato all’ombra dell’imponente amico. Di padre paesaggista, Wilkie William Collins vive nell’Inghilterra dell’Ottocento tentando una carriera nel commercio, prima, e gli studi di legge, poi: soltanto qualche tempo dopo scoprirà nella scrittura la sua vera vocazione. Di Collins conosciamo più di una ventina di romanzi, soprattutto gialli (viene, infatti, annoverato tra i padri fondatori del romanzo poliziesco) tra cui spiccano titoli come La donna in bianco, La Pietra di Luna e La legge e la signora.

Basil di Wilkie Collins e l’amore che osa tra convenzioni e passione

“Mi accingo a raccontare la storia di un errore, innocente all’inizio, colpevole nella sua evoluzione, fatale nei risultati”, recitano le prime righe del romanzo.

Il Basil del titolo è il narratore del romanzo, figlio di una famiglia aristocratica, politicamente impegnata e ben nota alla casta più alta e facoltosa del secolo. Tuttavia, pur essendo il secondogenito (dunque non essendo riposte sul suo capo tutte le aspettative paterne, lavorative e non), le ambizioni di Basil non incontravano gli orientamenti del padre, che mai padre fu per lui: tutt’al più un despota, un rigido educatore che sembrava addolcirsi solo nei confronti della sorella minore di Basil, Clara (incarnazione della dolcezza di nome e di fatto).

Il desiderio più acceso del protagonista “non era di diventare un nome in parlamento, ma un nome nella letteratura”: la penna di Basil correva ovunque ci fosse da scrutare e raccontare, qualunque studio o storia potesse soddisfare questa sua imponente inclinazione diveniva la strada su cui correre. Ed è con l’inchiostro che Basil compie l’atto che avrebbe trasformato la sua vita così ordinaria e, a tratti, sacrificata, in una passione straordinaria. Durante un breve viaggio su un omnibus per spostarsi nella City di metà ottocento (già incontrollabile metropoli), Basil incontra la donna che gli incanterà anima e certezze.

Incredibile la minuzia con cui il protagonista, attraverso l’occhio attento di uno scrittore come Wilkie Collins, descrive i tratti del viso della giovane, coperto in un primo momento da un velo (“Il velo! Quanto poco nasconde di una donna, quando un uomo l’ama davvero”), che riesce a scorgere nei pochi minuti di tratta. A lungo Basil si tormenterà, prima di accettare l’ingestibile sentimento nato in lui senza preavviso alcuno ed iniziare a cercare la ragazza che lo aveva stregato. Il cuore e l’intuito fanno squadra vincente in Basil, che trova poco dopo la fanciulla dell’omnibus: il suo nome è Margaret, figlia di un conosciuto mercante di stoffe. Alla scintilla di un amore si sostituisce l’inquietudine: un divario economico di non indifferenti proporzioni separa Basil dal primo amore: lui figlio di un ricco proprietario terriero, lei figlia di un comune commerciante. Come avrebbe convinto il padre della giovane e, soprattutto, il suo ad autorizzarlo a chiedere la bella Margaret in sposa?

Come vincere il pregiudizio? Complice la domestica della ragazza, Basil le fa recapitare una lettera in cui svuota ogni emozione, le confessa di aver chiamato amore quella che più volte egli stesso aveva giustificato come passionale infatuazione, ma nulla si può alla chiamata del cuore. È questo il punto in cui la vita di Basil evolverà in una reazione a catena di compromessi e sotterfugi, una storia di rovina, dove l’amore è il motore di ogni mezzo, una storia che sporca ogni ingenuità, una storia che punisce chi osa oltre i limiti imposti da chi è più in alto.

Basil è molto più che il protagonista di un romanzo d’età vittoriana, è la maschera da indossare per un viaggio nel tempo: in particolare, un tempo in cui i cuori vestivano lunghi abiti pomposi e camicie piene di volant, un’era che profuma di un amore diverso dal nostro. Per gli appassionati del romanzo d’epoca, Basil è il lasciapassare per un teatro su cui giocano attori che non appaiono poi così ridicoli ai nostri occhi. Basil è il giovane innamorato che ha gli occhi di tutti coloro che credono e pensano al di fuori delle convenzioni, è il guerriero di una società classista in cui il denaro è un muro di confine e i pregiudizi sono autorevoli sentenze di giudici senza toga:

una storia già sentita? Sarà che il tempo è un’illusione, o che la storia è ciclica, sarà che l’uomo non cambia mai.