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Eroica Fenice

Libri

“Nugae” di Marika Addolorata Carolla: le piccole cose da non sottovalutare

Vedono la luce su carta stampata per la prima volta nel dicembre 2016, nella collana “Gli emersi” della Aletti Editore, ma nascono molto tempo prima dall’esigenza di esprimere se stessi, nella versione più vera possibile: sono i versi della raccolta di poesie Nugae di Marika Addolorata Carolla. Immediatamente la memoria corre ai banchi di scuola, alle Nugae (dal latino, letteralmente “cosucce”) di Catullo, le sue ”cose da poco” che la letteratura non ha mai sminuito. Sono poesiole che parlano d’amore, del fascino di Lesbia e della passione per la vita. Sono sciocchezze dal valore inestimabile. Sono i dettagli che mettiamo a tacere. Così le Nugae di Marika Addolorata Carolla. Marika Addolorata Carolla e le Nugae in cui riconoscersi “Credo nel sentire e dare importanza a quella voce che arde nel mio cuore che mi spinge a lottare a dirmi che non è mai troppo tardi. Non posso fermarmi, permettere la caduta sarebbe la fine.” Recitano i primi versi della poesia Di notte, svelando la tensione a cui la penna dell’autrice gira intorno. La beneventana Marika Addolorata Carolla è nata nel 1995, ancora una studentessa universitaria e già costruttrice del suo futuro: tra la timidezza delle prime volte e lo sguardo agli anni che verranno, queste Nugae sono la voglia di crescere e la paura di non essere all’altezza, sono lo stupore delle cose nuove e l’abitudine alle cose belle. “Non rubare nulla se non sei capace di restituire”, recita il componimento dal titolo che parla da sé: Amore. Una poesia che è anche preghiera di chi cerca il suo equilibro e lo trova nel più antico dei sentimenti: tra le “cosucce” con cui entriamo in contatto ogni giorno, i cuori degli altri occupano il primo posto. Il cuore è l’occhio con cui scandiamo i colori di ogni cosa, è il filtro di cui aver cura, è la piazza in cui si scambia il male e il bene. L’amore è il filo conduttore della vita, men che meno lo è di queste poesie. Che sia nascosto dallo sconforto, vestito di malinconia, ferito dalla cruda realtà dei nostri tempi in cui sembra che lo spazio riservato ai sogni sia ora occupato dalla fretta dell’apparire, l’amore è una costante ricerca. L’amore ci ricorda che al mondo non si sta mai troppo stretti per sognare. Tra le incertezze del presente e le insicurezze del futuro, Marika dà voce al silenzio a cui i vent’anni condannano i dubbi e i perché. Come esorcizzare le ansie dei primi passi nel mondo se non scrivendone, se non trasformandole in poesia? E come negare che sia proprio l’essere donna, l’essere giovane ed empatica, il canale da percorrere per arrivare a creare poesia?  “Eppure in questo cumulo di “Non” qualcosa riesce a far resistere ciascun individuo alla quotidianità. È un sentimento cieco, forte, alle volte doloroso, difficile da gestire. È la ninfa vitale si chiama: Amore.“ Così si chiude Voglia di un senso, la poesia che a sua volta conclude la raccolta e insieme il cammino che il lettore […]

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Attualità

Il Nobel per la letteratura 2018 non verrà assegnato: lo scandalo molestie e la crisi dell’Accademia

Dopo la singolare vicenda di Bob Dylan, vincitore nel 2016 e sostituito alla cerimonia ufficiale di consegna dalla collega Patty Smith, il premio Nobel per la letteratura continua a far discutere: quest’anno non verrà assegnato. “The Nobel Prize in Literature 2018 has been postponed”, twitta l’account ufficiale dell’Accademia svedese: infatti, il premio del 2018 verrà assegnato il prossimo anno, insieme a quello del 2019. Perché l’Accademia non assegnerà il premio Nobel per la letteratura quest’anno? Istituito dal testamento di Alfred Nobel nel 1895 (insieme a quello per la pace, la medicina, la fisica, la chimica e l’economia), il premio Nobel per la letteratura viene assegnato ogni anno dall’Accademia di Svezia: quest’anno, però, farà eccezione. Un caso storico, sì, ma non l’unico. Non è, infatti, la prima volta che il Nobel per la letteratura non viene assegnato, ci sono stati altri sette casi (nel 1914, 1918, 1935 e dal 1940 al 1943), mentre è stato rifiutato ben due volte (nel 1958 da Boris Pasternak, costretto dal governo dell’Unione Sovietica e nel 1964 da Jean-Paul Sartre). Prima nella storia del premio è, invece, la motivazione con la quale è stato giustificato lo slittamento della nomina all’anno prossimo. Lo scorso novembre, il fotografo Jean-Claude Arnault, marito della giurata Katarina Frostenson (poetessa eletta nel 1992 membro dell’Accademia svedese) è stato accusato da 18 donne di aggressioni sessuali. A queste accuse, pubblicate dal quotidiano svedese Dagens Nyheter, se ne somma un’altra, autorevole e pericolosa: quella della principessa Victoria di Svezia che denuncia di essere stata avvicinata e molestata, nel 2006, proprio dal fotografo. Chiare sono, dunque, le intenzioni dell’Accademia di prendere le distanze dall’uomo, anche in virtù dei finanziamenti, interrotti pochi giorni dopo lo scoppio dello scandalo, che questa destinava al centro culturale Forum, gestito da Arnault e dalla moglie Frostenson. Sono tempi duri per l’Accademia, che si trova nella condizione di non avere membri attivi sufficienti alla formazione del quorum necessario per alcune deliberazioni (tra le quali comunque non rientrerebbe quella della scelta del vincitore del premio Nobel): dopo l’allontanamento della della Frostenson, altri membri (tra cui l’ex segretario Sara Danius) sono venuti meno a causa del coinvolgimento nel caso Arnault. Innegabile lo scoppio della crisi che ha portato alla discussa decisione. Un’Accademia macchiata dalle polemiche, un’Accademia che si è sporcata agli occhi dei suoi estimatori. Un’Accademia che ha fatto un passo indietro. “I membri attivi dell’Academia, nel rispetto dell’eredità unica dell’istituzione, considerano necessario modificare il loro modo lavorare”, si legge nel comunicato ufficiale. Non troppo tra le righe, si legge anche la volontà di recuperare la stima e la fiducia dell’opinione pubblica, l’intenzione di essere più attenti. Decidere di rinviare la nomina del vincitore del Nobel per la letteratura del 2018 non è una scelta che va decontestualizzata dalla posizione particolarmente delicata che l’Accademia ha occupato negli ultimi mesi, ma le polemiche non sono comunque venute meno. Quali criteri verranno considerati per designare, l’anno prossimo, il vincitore di quest’anno? Quali cautele verranno prese per far sì che uomini come Arnault non infanghino più le […]

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Libri

Il sentiero degli uomini perduti: il mistery di A. K. Green

Edito dalla Nero Press, per la prima volta nel 2017, nella traduzione a cura di Marialuisa Ruggiero, Il sentiero degli uomini perduti (titolo originale Lost Man’s Lane) è un romanzo giallo scritto nel 1898 da Anna Katharine Green, considerata la pioniera del genere poliziesco. Le due donne de Il sentiero degli uomini perduti: Amelia Butterworth e A. K. Green Nel romanzo, il ruolo decisivo è giocato dalla protagonista nonché voce narrante Amelia Butterworth (comparsa già in un altro libro della Green, That Affair Next Door), donna curiosa e pungente, come il romanzo giallo esige. Infatti, si intrometterà in uno strano caso di susseguenti sparizioni, che aveva già attirato l’attenzione della polizia di New York. Sarà proprio il poliziotto (e compagno d’avventure) Gryce ad informarla e incuriosirla: in un villaggio “piccolo quanto interessante” (il cui nome non viene mai rivelato), nel corso degli ultimi cinque anni, sono scomparsi quattro uomini, che nulla sembrano avere in comune al di là del sesso maschile, i cui corpi, inoltre, non sono mai stati ritrovati. In verità, un elemento determinante è rappresentato dal fatto che le vittime sono scomparse tutte mentre percorrevano la stessa strada: il sentiero degli uomini perduti. Un paesino anonimo, abitanti “rispettabili” e misteriose sparizioni: i conti non tornano per Miss Butterworth che decide, così, di preparare le valige e recarsi sul posto. Ad ospitarla sarà la casa di una sua vecchia amica del collegio, Althea, tutt’altro che accogliente: la casa, in cui vivono i tre figli della donna (Loreen, Lucetta e William), si presenta minacciosa dall’esterno e ancor più terrificante all’interno. Dal suo arrivo in città, Amelia percepisce un clima sospetto, lontano dalla tranquillità che il paesino intendeva comunicare: case agghiaccianti e personaggi dall’atteggiamento sospetto e ostile spingeranno la protagonista fino alla fine del mistero, determinata a far luce sull’oscura vicenda. “Quasi tutti i lettori, quandanche non appassionati del romanzo giallo, conoscono Agatha Christie ma quasi nessuno, persino tra gli amanti del genere investigativo, saprà dirvi chi è Anna Katharine Green” : si legge nell’introduzione al libro scritta da Marialuisa Ruggiero: come nascondere, infatti, lo sguardo interrogativo di chi sente nominare per la prima volta il nome della scrittrice? Con la pubblicazione del suo primo libro, nel 1878, “Il caso Leavenworth”, ad A. K. Green spetta la corona della prima autrice americana di un romanzo giallo, ma il suo nome non ha mai avuto fortuna nel panorama letterario italiano, né in quello internazionale. Eppure, l’appellativo di “mother of mistery” e l’apprezzamento in patria da parte di pilastri del romando giallo (Arthur Conan Doyle e Agatha Cristie tra i tanti) e non solo (anche Wilkie Collins elogiò la sua creatività in una lettera all’editore Putnam) deve esserselo conquistato in qualche modo. Il suo stile è quello di una regista, prezioso il suo talento nel trasportare il lettore sulla scena del crimine, nel renderlo uno degli attori, vincente è la sua capacità di camminare allo stesso passo della storia che racconta. Se è vero che la bravura di uno scrittore sta nell’empatia che crea […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Wine&Thecity 2018: l’ebbrezza creativa torna a Napoli per l’undicesima volta

“Siamo arrivati all’undicesimo anno e devo confessarvi che arrivati al decimo, l’anno scorso, ho pensato di chiudere tutto: è forse la richiesta di tanti partecipanti a motivarci ad andare avanti”, ha esordito così Donatella Bernabò Silorata, una delle menti creatrici di Wine&Thecity, alla conferenza di presentazione, tenutasi al PAN (Palazzo delle Arti di Napoli) nella mattina del 24 Aprile, dell’undicesima edizione della fortunata rassegna partenopea che ha eletto protagonisti il vino, la cultura e creatività. “Coltiviamo ebbrezza creativa” recita il sottotitolo della manifestazione, che quest’anno si svolgerà dal 3 al 25 Maggio con un ricchissimo programma di eventi dal comun denominatore: il vino. Come ha sottolineato anche l’assessore Annamaria Palmieri durante la conferenza stampa, il valore aggiunto di Wine&Thecity sta nell’essere il connubio perfetto tra la cultura del gioco e la cultura del vino, con una coloratissima Napoli a fare da sfondo (e prima attrice). Abituati a pensare al vino come un eccesso a cui stare attenti, la manifestazione propone, da undici anni, una diversa prospettiva: il vino come strumento, come punto di partenza per liberare idee, creare. Perfetto sembrerebbe, a tal proposito, essere il tema scelto per questa undicesima edizione: il gioco. Dice tanto anche soltanto la grafica scelta per la locandina: tanti mattoncini dello storico Tetris che fanno spazio al volo di palloncini, è l’ebbrezza che rompe le regole, è il divertimento che Wine&Thecity chiama a sé. Wine&Thecity: il programma e le novità Giornate di degustazioni, cultura e divertimento aspettano gli amici di Wine&Thecity. Il team creativo (interamente in rosa) creativo composto da Donatella e Irene Bernabò Silorata, Giustina Purpo, Marina Martino, Claudia Colella, Paola Cotugno, Teresa Caniato, Francesca Belmonte e Carmen Cozzolino, con l’aiuto dei tanti sponsor che hanno sostenuto il progetto, ha redatto un programma vario e interessante, che mette al bando la noia e accoglie chiunque voglia mettersi alla prova, voglia godersi una Napoli nuova col suo volto unico e sempre sorprendente, chiunque, cercando divertimento, spera sempre di trovare qualcosa in più. Il programma dettagliato giorno per giorno lo si trova sul sito ufficiale di Wine&Thecity, ma vi segnaliamo comunque alcuni dei più intriganti appuntamenti di questa edizione. Si parte il 3 Maggio al Museo Nitsch con un incontro sulla figura di Dioniso e della suo ruolo nella letteratura greca, una vera e propria lezione tenuta da Cesare Pietroiusti e Andrea Lanini, con la collaborazione di Iacopo Seri, in cui l’unico vincolo da rispettare per intervenire durante il discorso sarà bere un bicchiere di vino! Ruolo centrale avranno anche le colossali scalinate di Chiaia, che il 15, il 18 e il 19 saranno occupate da curiosi e performances artistiche, così come sui generis sarà l’inedito talk cooking show del 14 Maggio con il pluristellato chef Gennaro Esposito al Palazzo San Teodoro. Inoltre, i partecipanti non vengono lasciati soli neanche a colazione: con il buongiorno di Wine&Thecity, nella settimana dal 14 al 19 Maggio, in un circuito di bar selezionati chiunque presenterà l’apposito coupon avrà offerta una tazza di caffè o un cappuccino. Mentre, in collaborazione […]

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Attualità

Arriva lo Street store a Napoli per i senzatetto: cos’è e perché è importante

Non bisognerebbe mai frenare l’istinto di generosità e solidarietà che anima il buon cuore, men che meno bisognerebbe farlo giovedì 19 aprile: nel pomeriggio, verrà temporaneamente allestito nella facilmente e comodamente raggiungibile piazza Garibaldi, uno Street Store a Napoli per le persone senza fissa dimora. Si tratta a tutti gli effetti di un negozio di strada (lo Street Store a Napoli sarà il 753esimo al mondo) messo in piedi con le donazioni di abiti (e non solo) che chiunque può destinare ai senzatetto e a chi ne abbia bisogno. L’iniziativa è partita dall’associazione Leo Club (l’associazione giovanile del Lions Clubs International) del Distretto 108Ya, dalla sua nascita impegnata nell’ambito della cittadinanza attiva e dell’assistenza nelle realtà sociali più deboli e in difficoltà. Cosa c’è da sapere sullo Street Store a Napoli Abbiamo fatto qualche domanda a Mariapia Napoletano, studentessa e giovanissimo membro del Leo Club di Aversa, che ci ha detto qualcosa in più sul viaggio dello Street Store a Napoli, partendo dall’origine dell’iniziativa. Dov’è nata l’idea dello street store? E soprattutto, dov’è nata quella di esportarlo anche a Napoli? L’idea degli street store è nata a livello globale in Sud Africa. Lì i senzatetto hanno grandissime necessità e scarsissima assistenza sociale, per questo i volontari hanno dato vita a questa idea. Io l’ho vista in un corso sull’innovazione sociale che ho seguito online e me ne sono innamorata, proprio perché l’idea di base è quella di restituire dignità a queste persone, dato che anche quando vengono donati loro degli abiti, glieli buttano addosso, non li ricevono mai in modi appropriati. Questo è un modo per coinvolgere pubblicamente più persone a donare e per rendere anche le persone beneficiarie totalmente partecipi ad iniziative di questo tipo. È un’idea finalizzata ad influire in modo positivo anche a livello morale sull’umore di queste persone. Non appena ne sono venuta a conoscenza non ho potuto non pensare di portarla anche a Napoli. Anche perché ogni giovedì, i Leo e Lions organizzano in piazza Garibaldi a Napoli, dietro la stazione, l’evento Stelle in strada, che consiste nella distribuzione di pasti caldi e medicinali, vestiti quando ce ne sono, molto spesso anche visite mediche. Allora, conoscendo già la situazione che c’è alla stazione centrale non potevo perdere quest’occasione di coinvolgere più persone e spingerle a partecipare. Più persone possono venire più persone possono essere aiutate. Parlaci del Leo club, qual è il ruolo che ha svolto e svolgerà in questa iniziativa? Il Leo club è un’associazione no profit che si trova in tutto il mondo. C’è ad Aversa, c’è a Napoli e nei paesi di provincia, tanto di Napoli quanto di Caserta. Si occupa di tutte le tematiche relative alla cittadinanza attiva, il nostro obiettivo principale è quello di migliorare la società, in tutti i modi possibili: io sono socia da 6 anni e ho avuto modo di vedere tutti i lati di questa associazione. In questo caso, il ruolo di Leo club è quello di creazione e supporto del progetto. Come si svolgerà, nei fatti, […]

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Attualità

Il giudice respinge il ricorso della mamma lavoratrice licenziata da Ikea: la lotta di Marica Ricutti

Ai primi di questo Aprile, è stata emessa dal tribunale di Milano la sentenza che sembra aver messo un punto alla discussa vicenda di Marica Ricutti, la mamma di due bimbi, di cui uno affetto da disabilità, ex impiegata dell’Ikea, licenziata per non aver rispettato più volte i turni di lavoro. Ritenute ingiuste le motivazioni addotte dal colosso svedese come giustificazione per la decisione presa, la donna ha impugnato il licenziamento e fatto ricorso, chiedendo, col sostegno del sindacato e dei suoi colleghi, il reintegro e il risarcimento del danno. Il giudice, però, ha rigettato l’appello di Marica, valutando non discriminatorio il licenziamento della donna. Sembra, e non è cosa certa, che si sia giunti all’epilogo dell’accaduto, e non solo per i numerosi riscontri negativi che la sentenza ha avuto nell’opinione pubblica, ma soprattutto perché Marica e i suoi sostenitori non intendono arrendersi. Ma com’è nata l’epopea di Marica? E perché si è trasformata nella lotta di ogni lavoratrice madre? Dal licenziamento disciplinare di Marica Ricutti al sostegno di sindacati e colleghi Innanzitutto, chi è Marica Ricutti? Il riferimento “madre lavoratrice” dice già tanto: Marica Ricutti è una donna di 39 anni, separata e madre di due bambini, di cui uno disabile, che ha lavorato per ben 17 anni presso l’Ikea di Corsico, fin quando, il 21 novembre dello scorso anno, non è stata licenziata. L’accento va necessariamente posto sull’invalidità del figlio, perché è per questa ragione che la signora Ricutti ha potuto usufruire della cosiddetta 104, cioè dei particolari benefici (previsti, appunto, dalla legge quadro 104/92) per i familiari conviventi con un portatore di handicap. L’Ikea era, senz’altro, al corrente delle necessità della donna, così come non era passato inosservato l’impegno della lavoratrice, che l’ha portata alla promozione da addetta al bistrot a coordinatrice del ristorante. Un avanzamento di carriera che Marica ha con piacere accettato, chiedendo però che non le venissero cambiati gli orari dei turni, grazie ai quali riusciva a conciliare il suo impiego con le terapie seguite dal figlio. Una richiesta, da quanto emerge, non pienamente accolta dai suoi responsabili, poiché i turni sono stati effettivamente ridimensionati. Per due volte, così, Marica sarebbe arrivata sul posto di lavoro con qualche ora di ritardo, inadempienza che le è costata prima un richiamo, poi il licenziamento. Stando alle dichiarazioni dell’azienda svedese, infatti, si tratterebbe di licenziamento disciplinare, nello specifico a causa del mancato rispetto dei turni. “Negli ultimi 8 mesi la signora Ricutti ha lavorato meno di 7 giorni al mese e, per circa la metà dei giorni lavorati, ha usufruito di cambi di turno e spostamenti di orario, concordati con i colleghi e con la direzione del negozio, (…) in più occasioni, la lavoratrice, per sua stessa ammissione, si è autodeterminata l’orario di lavoro senza alcun preavviso né comunicazione di sorta, mettendo in gravi difficoltà i servizi dell’area che coordinava e il lavoro dei colleghi, creando disagi ai clienti e disservizi evidenti e non tollerabili”, ha dichiarato l’Ikea, non mancando di sottolineare che gran parte delle assenze […]

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Cinema & Serie tv

Il mio uomo perfetto: il debutto al cinema di Nancy Coppola

“Voglio n’ammor carnale ca s pij l’ anima, una favola vera che può raccuntá” canta Nunzia Coppola, in arte Nancy, nella canzone che porta il nome del suo primo film: Il mio uomo perfetto. In tutte le sale dal 15 marzo 2018, il debutto sul grande schermo della cantante neomelodica ha già fatto parlare di sé. Soprattutto per il cast d’eccezione scelto dalla produzione: oltre a rappresentare la prima prova da attrice di Nancy, il film vede anche Eva Grimaldi (che nel 2017 ha condiviso con la cantante l’esperienza del reality show l’Isola dei famosi) nel ruolo della premurosa mamma veronese e Francesco Testi e Antonio Palmese nei panni dei due protagonisti maschili della commedia. Nancy Coppola e il film: di cosa parla Il mio uomo perfetto? Nancy Coppola esordisce come cantante neomelodica nel 2004 con l’album 21 luglio (la sua data di nascita) e approda quest’anno nel mondo del cinema. Un percorso di cui va fiera, attraverso cui è cresciuta e che dice intenzionata a continuare: non solo pensa già ad un prossimo film, ma è in uscita il suo nuovo album È tutto sotto controllo. Prodotto dalla EVO FILMS (società di produzione da lei recentemente fondata) e diretto da Nilo Sciattone, Il mio uomo perfetto è la favola della giovane barista napoletana Antonietta (Nancy), indipendente e sicura di sé, impegnata nella ricerca del suo principe azzurro. I prescelti candidati a occupare il cuore della protagonista sono l’affascinante imprenditore interpretato da Francesco Testi e il dolce operaio Federico, a cui presta il volto Antonio Palmese: chi dei due sarà l’uomo perfetto? La Antonietta di Nancy Coppola, per la cui costruzione è stato determinante l’apporto della sceneggiatrice Giuliana Boni, è la ragazza che, inutile negarlo, tutte siamo o siamo state per almeno una breve parentesi della nostra vita: determinata, piena di vita, innamorata dell’amore e in perenne tensione al futuro. Fili conduttori sono le emozioni della quotidianità, scene di ordinaria follia e tematiche all’ordine del giorno, tutto raccontato con la genuinità e il sorriso che contraddistinguono la voce partenopea nel mondo della settima arte. Nella mattinata del 13 marzo si è tenuta la conferenza stampa di presentazione del film, a cui era presente tutto il cast e la produzione, presso il cinema napoletano Hart, mentre l’appuntamento per la prima del film è stato fissato lo stesso giorno al The Space Cinema di Napoli. Dopo un rapido cambio d’abito, in seconda serata il cast si è spostato al Panart di Carinaro, per un elegante aperidinner in compagnia di stampa e fotografi. Gli attori, orgogliosi del lavoro svolto, raccontano della vita sul set e dell’impegno profuso con l’umiltà di chi ha messo tanto cuore in questo progetto. Fa da scenario alla vicenda il Sud, col suo sole e la sua spensieratezza, una realtà cui inevitabilmente il film spinge a guardare, una dimensione intensamente vissuta e sentita in primis da Nancy, napoletana doc, che introdurrà, infatti, la proiezione del film in diverse sale cinematografiche del sud Italia: il 15 Marzo al Cinepolis di Marcianise […]

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Culturalmente

Le donne raccontate da J. W. Waterhouse

La donna è da sempre musa ispiratrice e soggetto prediletto da artisti di ogni epoca, tra i tanti fu il pittore John William Waterhouse a raccontare il gentil sesso dalla sua personale prospettiva. Parole d’ordine? Grazia e femminilità, calate in mille contesti, in mille forme. J. W. Waterhouse nacque a Roma nel 1849, per poi morire a Londra all’età di 67 anni. Viene definito un pre-raffaelita moderno, essendo le sue opere successive allo scioglimento della suddetta società artistica, nonché innegabile l’influenza stilistica e tematica da questi esercitata sul nostro pittore. Il suo lavoro gira intorno alla ritrattistica delle figure femminili, mitologiche e letterarie soprattutto. Ogni donna ha una sua storia, che Waterhouse dipinge sullo sfondo accanto ai loro corpi delicati e visi malinconici. Per l’artista, la donna è sensualità che smuove lunghi capelli, delicatezza che tocca mani sottili, dolcezza che incontra pelli pallide e volti segnati da quella giovinezza a cui le donne dipinte sono condannate per l’eternità. Ve ne presentiamo alcune. Tra grazia e sofferenza: la femminilità raccontata da Waterhouse Da dove avrebbe potuto Waterhouse trarre ispirazione se non dalla mitologia greca, la galassia della bellezza del corpo e dell’anima? Gli spunti sono tanti e quelli raccolti appartengono soprattutto al panorama delle creature magiche, delle donne non umane, ma divine: da un’Arianna vestita di rosso alla Danae madre premurosa. Come non menzionare la maga Circe, dipinta in più sfaccettature, tutte coerenti con l’aura con cui la tradizione l’ha circondata. La prima è una Circe del 1891, “Circe che porge una coppa a Ulisse”, la coppa che contiene l’inganno, il filtro che ha trasformato i compagni dell’eroe in maiali, la coppa che Odisseo rifiuterà, attirando l’attenzione dell’incantatrice. L’anno successivo, Waterhouse dipinge la “Circe Invidiosa”, avvolta dal blu, col volto che trasuda rancore, colta nell’atto di avvelenare l’acqua che trasfonmerà Scilla, la sua rivale per il cuore di Glauco, nel mostro orribile disegnato da Omero. Circe torna protagonista nel dipinto del 1911-1915, “La Strega (The Sorceress)”, e la troviamo persa in sé stessa, una maga tra le sue pozioni e i suoi incantesimi, da sola, alle prese con la più pericolosa delle magie: l’amore. Mentre Circe è confinata sulla terraferma, le sirene, altrettanto amate dal pittore preraffaelita, albergano nei mari. O quantomeno, questo è quello che emerge nei dipinti del 1900, “A Marmaid” e “The Siren”, in cui la donna ibrido con le squame viene dipinta, rispettivamente, mentre pettina i capelli e mentre incanta col suono di un’arpa uno sfortunato marinaio. Lontana dal nostro immaginario è invece la rappresentazione che ne dà in “Ulisse e le sirene”, del 1891, dove le sirene sono dipinte come uccelli: forse tra tutte la versione più fedele alla tradizione, considerando che nei testi classici le sirene vengono descritte col corpo alato, mentre è soltanto nell’alto Medioevo che vengono associate alle figure metà donna metà pesce alle quali pensiamo ancora oggi. Sempre greche sono le belle ninfe de “Ila e le ninfe”, fatate, dai capelli lunghi e dallo sguardo seducente. Il dipinto, che ritrae le ninfe […]

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Fun & Tech

Sky e Netflix: alleanza che ci terrà incollati al divano

Dite addio agli aperitivi con gli amici e comprate un nuovo pigiama dalla fantasia ridicola, perché la vostra volontà di seminare e coltivare vita sociale verrà messa a dura prova: Sky e Netflix, che da anni giocano al rialzo per tenerci incollati agli schermi di tablet e televisori, hanno siglato un’alleanza che in pochi giorni ha già accumulato tante reazioni positive. Dal 2019 (non è ancora stata svelata una data certa), gli abbonati Sky potranno scegliere un pacchetto con cui accedere ai contenuti Netflix attraverso la piattaforma Sky Q, già lanciata in Italia da novembre 2017. L’offerta riguarda i Paesi Europei e i primi a poter mettere a disposizione dei consumatori il nuovo abbonamento saranno Gran Bretagna e Irlanda, seguiti da Italia, Germania e Austria: infatti, nei Paesi anglosassoni, Sky Q viene utilizzato già da due anni, mentre in Italia soltanto da pochi mesi e in Germania, addirittura, non è ancora arrivato. Ma, nello specifico, qual è l’oggetto di questo sodalizio di ultima generazione? Cosa sappiamo sull’alleanza tra Sky e Netflix Si legge, in una nota dell’accordo, che “Sky renderà disponibile la vastità dell’offerta Netflix ai clienti nuovi ed esistenti creando un pacchetto TV di intrattenimento ad hoc, che per la prima volta raggrupperà sotto lo stesso tetto i contenuti Sky e Netflix”. I dettagli dell’accordo resi noti sono pochi, oltre a non conoscere con precisione una data di uscita non conosciamo, ad esempio, neanche il costo del nuovo abbonamento, anche se non mancherà di certo né la vastità di offerta né la scelta. Ad ogni modo, l’intesa prevede che gli abbonati Sky possano avere accesso dal menu Sky Q a tutti i contenuti Netflix e che, viceversa, gli abbonati Netflix possano accedere al loro account (quindi senza necessità di crearne uno nuovo) all’interno del nuovo pacchetto Sky, così come non viene preclusa la possibilità ai nuovi abbonati di entrare per la prima volta nelle piattaforme con questo pacchetto. Ma perché proprio la piattaforma Sky Q? Quest’ultima rappresenta un sistema comodo e semplice per poter utilizzare da ogni dispositivo il proprio account Sky e beneficiare di tutti i servizi acquistati a 360 gradi, salvando programmi per guardarli offline, mettendoli in pausa, organizzando l’intrattenimento su propria misura. Ferma restando la distinzione tra le produzioni delle due aziende, con questo servizio integrato si avrà la possibilità di avere sotto controllo e a propria completa disposizione tutte le proposte Sky e Netflix. Inoltre, l’accordo si estende anche ai servizi di streaming di Sky senza abbonamento, dunque si potrà guardare Netflix anche attraverso il portale NowTv, nato proprio per portare l’offerta Sky nelle case di chi non ha un impianto satellitare. “Siamo di fronte a una tappa rivoluzionaria nel nostro percorso di innovazione tecnologica e culturale” ha dichiarato l’amministratore delegato di Sky Italia, Andrea Zappia, e non sarà di sicuro l’affezionato pubblico della pay-tv a dargli torto: dopo l’acquisizione della 21st Century Fox da parte della Disney, quest’altro passo compiuto dai colossi Sky e Netflix ha contribuito non poco alla metamorfosi del volto dell’intrattenimento.

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Eventi nazionali

Book Pride 2018, al via la fiera nazionale dell’editoria indipendente

L’appuntamento è dal 23 al 25 marzo 2018 presso gli spazi di Base Milano (via Bergognone 34): è qui che si terrà la quarta edizione del Book Pride, la fiera nazionale dell’editoria indipendente. Ad ingresso gratuito per i visitatori, anche quest’anno promossa e organizzata dall’associazione Odei, Osservatorio Degli Editori Indipendenti, nata per sostenere proprio questo settore dell’editoria, affatto esiguo, anzi affollato se si considera che rappresenta una fetta compresa tra il 30 e il 40 per cento dell’ambito editoriale. Il Book Pride 2018 e il suo promotore: Odei L’editoria indipendente col tempo è diventata sempre più competitiva per ritagliarsi e conservare un proprio posto nel settore, e l’Odei non ha mai peccato di disattenzione per la causa. Dopo l’indebolimento del mercato editoriale registrato ai primi del 2017, è stata l’Odei insieme al Sil (Sindacato italiano librai), all’Alleanza delle cooperative e alla Lim (Librerie indipendenti milanesi) ad attivarsi per risollevare una situazione caratterizzata da numeri in calo sia di lettori che di librerie. Contro questa fin troppo duratura siccità culturale, le organizzazioni sopracitate hanno firmato e inviato una lettera al ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini, chiedendo un’improrogabile revisione della legge Levi, che prevede un tetto massimo del 15% per gli sconti applicabili ai libri, soglia più volte aggirata e di cui è stato chiesto un abbassamento al 5%. Il sostegno degli editori indipendenti non è mancato, ed è stato soprattutto in occasione del Book Pride che sono stati raccolti consensi e proposte. Contando che gli iscritti all’Odei sono un centinaio, la fiera nazionale dell’editoria indipendente rappresenta un luogo di incontro e un panorama ricchissimo per chi lavora in questo settore. Tantissimi saranno gli espositori nell’edizione di questo Marzo, la prima, per di più, ad avere un direttore creativo, lo scrittore e sceneggiatore Giorgio Vasta: dalla A di Ad est dell’equatore (napoletana, nata a Ponticelli) alla V della romana Voland, editori da ogni angolo d’Italia arrivano a Milano per prendere parte a quel grande progetto di scambio che è il Book Pride. Per rendere ancora più incisiva l’azione promossa dall’Odei, il Book Pride si fa anche “regionale”: dal 20 al 22 Ottobre, a Genova presso Palazzo Ducale, si terrà la prima edizione genovese della manifestazione. Innovativo, infine, il tema scelto quest’anno: “Tutti i viventi”, sintesi di tutto ciò che si auspica il libro possa tornare ad essere. “Il nostro desiderio è quello di far esistere la molteplicità̀ e il mutamento e di raccontare – non solo nei tre giorni della fiera ma anche prima e dopo, nel corso del tempo – le forme di tutti i viventi, le loro (nostre) idee, le azioni, le contraddizioni, i progetti, i legami, i contrasti, le solitudini: l’indipendenza, che è rischio, coscienza e incoscienza, visionarietà, e poi l’orgoglio, che non è idealizzazione di sé o compiacimento resistenziale, avendo a che fare, semmai, con una laboriosità strategica, con il bisogno di fare le cose con più scrupolo possibile: perché lo scrupolo – il prendersi cura – è il modo in cui l’orgoglio si esprime”, si legge […]

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Libri

Gusto dallo spazio: Spacefood, la nuova gastronomia siderale di Andrea Coco

Edito nel 2017 da Scatole Parlanti, “Spacefood, la nuova gastronomia siderale ” è l’ultimo libro di Andrea Coco. Impossibile non pensare, anche soltanto leggendo il titolo del libro, al poco frequentato ambito della fantascienza umoristica e al suo più eminente rappresentante, “Guida galattica per autostoppisti” di Douglas Adams. Infatti il libro di Andrea Coco è fatto esattamente di questa pasta. Prima giornalista, ora impiegato presso una società di telefonia, l’autore esprime la sua predilezione per l’ambito fantascientifico tanto nelle sue pubblicazioni su riviste e antologie dedicate alla science fiction e al noir, quanto nelle sue altre opere, tra cui una ghost story edita nell’antologia Allucinazioni urbane (L’Erudita) e un racconto di fantascienza nell’antologia Faximile 101 (Homo Scrivens). Cibo e avventure dallo spazio: questo è Spacefood di Andrea Coco Tra incrociatori intergalattici e piattaforme anti- gravità, il cibo non è mai stato un argomento così avvincente da trattare: mai come in Spacefood. Il libro è suddiviso in due capitoli, ognuno indipendente dall’altro in quanto contenenti storie diverse, ma comunque aventi un minimo comune denominatore: Aner Sims, critico gastronomico di punta del giornale “The times of Hibernia”. Sveglio e pungente, Aner è un giornalista instancabile che non sottovaluta l’arduo compito di dichiarare e tramandare il reale valore dei piatti più chiacchierati della galassia. Il biglietto da visita del protagonista lo si rinviene nel prologo del libro: una divertente recensione enogastronomica per la rubrica “ristoranti-novità”. Il critico e la sua fidanzata si recano alla Taverna galattica di Mario, dove una comune cena di San Valentino si trasforma in uno spettacolo di fuochi d’artificio: letteralmente, dato che tra cocktail altamente alcolici e fuorilegge, la qualità degli scampi di Amstel e il profumo del vino delle Alpi di Zinc passerà decisamente in secondo piano. L’altra avventura dello sventurato critico gastronomico (che alla stregua di un detective letterario, si trova sempre nel posto giusto al momento giusto) sarà, invece, a bordo della splendida astronave, il “Bucaniere delle Stelle”, diretta verso il “Ristorante che non c’è”. Alla guida c’è il comandante della corazzata spaziale Shining Sun, Augusto “Rock” Parboni, amante della buona cucina, ma anche inguaribile pasticcione “conosciuto da tutti gli abitanti della Galassia per le sue leggendarie avventure, i disastri da lui combinati, i complotti sventati in modo del tutto casuale, le gaffe interplanetarie”. L’ultima avvenuta si svolge, infine, “ai confini della galassia” (come recita il titolo del secondo capitolo), e vede Aner in compagnia di una ricca proprietaria terriera, perdutamente innamorata di lui, Scilla Aliprand, responsabile del Servizio di Protezione Aziendale di una multinazionale. I due pariranno alla volta del pianeta Znavel, per indagare sulla misteriosa scomparsa di un importante cuoco della zona, Apuleius, poco benvisto dai ristoratori concorrenti. L’intuizione vincente sta nel trasportare cose del quotidiano in un’altra dimensione (o meglio, su un’altra galassia), fatta di piatti conosciuti dai nomi improbabili e personaggi stravaganti, caricatura dei “tipi” che incrociamo ogni giorno. Da un pianeta a un altro (o di asteroide in asteroide, se si preferisce), nel suo Spacefood, Andrea Coco trasforma gli elementi con cui siamo […]

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Cinema & Serie tv

American Crime Story: L’assassinio di Gianni Versace

È tornata il 19 gennaio su Fox crime l’acclamata American Crime Story, serie tv antologica che, dopo il successo riscosso con la prima stagione incentrata sul caso O. J. Simpson, torna a far parlare di sé con una nuova, attesissima, seconda stagione di nove episodi: questa volta sull’assassinio di Gianni Versace. La serie va in onda dal 2016 e ogni stagione racconta una storia a sé stante, in particolare si tratta delle più discusse vicende di cronaca che hanno sconvolto l’opinione pubblica statunitense. Sono, infatti, già in produzione altre due stagioni che racconteranno, invece, l’uragano Katrina e il cosiddetto Sexgate, lo scandalo Clinton.  American Crime Story, Versace e il suo assassinio La tensione psicologica e il gusto per il crime-drama sono tipici del lavoro di Ryan Murphy (produttore esecutivo della serie, come anche delle fortunate Nip/Tuck e American Horror Story) ed affiorano prepotenti sin dalla prima puntata. La storia viene raccontata a ritroso: l’ assassinio, infatti, viene consumato nei primi minuti della prima puntata della stagione, sul portone d’ingresso di casa Casuarina, la villa di Versace a Miami Beach. Era il 15 luglio del 1997 e, davvero lì davanti, a pochi passi dalle sue stanze, Gianni venne sparato da Andrew Cunanan, ricercato tossicodipendente, dedito alla prostituzione omosessuale e già accusato di altri omicidi prima di sparare il suo ultimo proiettile, proprio al celebre stilista italiano. L’ assassinio di Gianni Versace rappresentò, infatti, l’uscita di scena di Andrew Cunanan, che non venne mai processato: fu trovato morto, suicida, pochi giorni dopo. Presta il volto al serial killer, Darren Criss, il noto Blaine Anderson della fortunata serie tv Glee. Una grande prova per il giovane attore, che si dimostra perfettamente all’altezza, perfettamente calato nelle perversioni e nella psicopatia che fecero di un ragazzo infelice il protagonista del delitto che passò alla storia. Nelle (meravigliose) vesti di Gianni Versace troviamo, invece, Édgar Ramírez, la cui somiglianza con il vero Gianni è davvero impressionante, mentre Ricky Martin impersona il compagno dell’imprenditore italiano, Antonio D’Amico, anche lui stilista: i due s’incontrarono nel 1982 e non si separarono mai (D’amico contribuì anche alla linea sportiva della Versace), restarono legati fino all’ultimo tragico giorno. È, invece, il volto drammatico di Penelope Cruz ad interpretare Donatella Versace. La sorella dello stilista, ora vice presidente del gruppo e capo progettista della linea di moda, ha dichiarato di prendere le distanze dalla serie televisiva sull’ assassinio di Gianni Versace (come ha fatto poi anche Antonio D’Amico), perché basata sulla biografia non autorizzata di Gianni, scritta da Vulgar Favors: dunque da lei è  considerata come un’opera di fiction, una libera reinterpretazione di un fatto di cronaca. Protagonista di questa (già approvata dalla critica e dal pubblico) seconda stagione di American Crime Story è senz’altro il dramma folle vissuto dall’omicida: è Andrew Cunanan la figura di spicco della storia, è il suo punto di vista, la sua distorta percezione di sé e di quanto è intorno a lui a rappresentare l’elemento chiave di questa stagione. Il rumoroso percorso di accettazione e negazione della sua […]

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Cucina & Salute

Olio di cocco: proprietà, usi e benefici su corpo e viso

Nell’era delle sostanze chimiche e delle creme ricercate, il ritorno alla natura e al naturale, soprattutto nell’ambito del benessere e della cura del corpo, è desiderio di tanti: sarà questo il perché alla base del successo dell’olio di cocco? Si tratta di un olio vegetale dalle tante qualità, ottenuto dall’endosperma (il tessuto vegetale contenete amido e proteine) della noce di cocco, prodotto soprattutto in India, Filippine e Indonesia. Tra gli oli vegetali è quello che ha la minor quantità di acidi grassi insaturi, dato però l’alto contenuto di grassi saturi, le organizzazioni sanitarie ne sconsigliano l’assunzione in gran quantità, ma gli riconoscono, se usato con moderazione, la proprietà di accelerare la perdita di grasso (ne basterebbe l’assunzione di appena due cucchiaini al giorno). Eppure, grazie all’alto contenuto di acido laurico, gli effetti dell’olio di cocco sul sistema cardio-vascolare sono più che positivi (oltre ad essere una squisita carta vincente da giocarsi nella preparazione di dolci). Bisogna prestare, però, la massima attenzione nel non confondere l’olio di cocco da cucina con quello per uso cosmetico, che risulta essere, in effetti, l’ambito in cui è maggiormente impiegato. Vi sorprenderà la quantità di benefici che l’olio di cocco può apportare al nostro corpo: eccone alcuni! 10 utilizzi dell’olio di cocco con proprietà e benefici A differenza di quanto il nome suggerisce, l’olio di cocco si presenta con una consistenza burrosa, solido e corposo a temperature inferiori ai 20-25 gradi. Andrebbe dunque riscaldato, soprattutto qualora volessimo realizzare creme o unguenti combinandolo con olio di mandorle oppure oli essenziali: si possono provare tantissime combinazioni, ognuna con un suo peculiare effetto benefico (idratante, lenitivo). Dunque, l’olio di cocco è un vero toccasana tutto naturale da provare per almeno 10 ottime ragioni. Vediamole insieme. Olio di cocco proprietà: L’olio di cocco è famoso soprattutto per le sue proprietà emollienti: dopo la doccia, se spalmato sulla pelle ancora umida la lascerà particolarmente morbida (e unta!). Ingrediente di tante creme anti-smagliature, questo olio non solo rallenta la comparsa delle rughe (sono infatti consigliati gli impacchi di olio di cocco sul viso, in particolare sugli occhi), ma aiuta anche a prevenire le smagliature, eterne nemiche. I suoi effetti lenitivi si avvertono soprattutto se usato dopo la depilazione o la prolungata esposizione al sole, per evitare eccessivi arrossamenti. Olio di cocco usi: Può essere utilizzato per combattere la forfora, massaggiando anche direttamente sotto la doccia il capo umido (con delicatezza, data la sua consistenza particolarmente dura). Viene spesso utilizzato come balsamo per le labbra, dopo essere stato sciolto a bagnomaria e, a proprio piacimento, mischiato con oli essenziali. Se combinato con lo zucchero e con un goccio di olio di oliva, diventa un eccellente scrub (sia per il viso che per il corpo). Funzionano gli impacchi per capelli, per rafforzarli e non solo: se fatti prima dello shampoo, l’olio di cocco donerà ai capelli una nuova lucentezza. Vi sorprenderà, ma se usato in piccole quantità sui denti (come un normale dentifricio, ma si badi bene: non in sostituzione dello stesso) ne […]

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Fun & Tech

Novità nel campo della messaggistica: WhatsApp Business

La più famosa app di messaggistica si evolve in una nuova versione, WhatsApp Business, con nuove funzioni che rendono la piattaforma con cui siamo abituati ad interagire ogni giorno ancora più efficiente e pratica. WhatsApp Business: cos’è e come funziona Gratuita e già disponibile sul Play Store per android, ma non ancora per iOS, la novità di WhatsApp Business è già arrivata in Italia e contemporaneamente in Indonesia, negli USA, nel Regno Unito e in Messico, mentre nelle prossime settimane è previsto il suo approdo in molti altri Paesi. È in primis il nome dell’applicazione a suggerire il primo elemento che la differenzia dalla versione standard: con WhatsApp Business è possibile creare il profilo della propria attività, ovviamente associato ad un numero di cellulare, con tutte le informazioni utili (indirizzo, sito web, email e numeri di telefono a cui fare riferimento) affinché l’impresa venga diffusa e conosciuta da più persone possibili. Riconoscere un account aziendale è semplice: risulterà contrassegnato da una spunta blu, la stessa che su Facebook, Instagram e Twitter contraddistingue i profili verificati. Oltre a poter impostare un messaggio di benvenuto rivolto a tutti i clienti che s’imbattono nella vostra attività per la prima volta, questa nuova versione di WhatsApp, grazie alle statiche in continuo aggiornamento, rende semplicissimo tenere sotto controllo il numero di messaggi inviati o visualizzati. “Messaggia di più, lavora di meno” recita la pagina di presentazione dell’applicazione sul Play Store: viene, infatti, introdotta anche la possibilità di impostare risposte rapide o salvare messaggi predefiniti per velocizzare la diffusione di informazioni (soprattutto quelle richieste più spesso). Inoltre, qualora foste impegnati (supponiamo, a lavorare) e impossibilitati a rispondere al cellulare, l’app permette di impostare un messaggio d’assenza avvisando i clienti della temporanea distanza e dell’imminente ritorno: perché no, anche suggerendo loro gli orari migliori per contattarvi. In più, il team di WhatsApp ci informa che «gli attuali utenti WhatsApp potranno continuare ad usare la loro applicazione senza bisogno di scaricarne una nuova e continueranno ad avere pieno controllo dei messaggi che ricevono, inclusa la possibilità di bloccare qualsiasi numero (compresi i numeri delle attività), e di segnalare messaggi di spam». Ci sono cose, però, che non cambiano mai, come la grafica (col caratteristico colore verde) e WhatsApp Web, per accedere al proprio profilo da computer. Se anche questa nuova funzione si rivelerà un successo sarà il tempo a dimostrarlo, d’altro canto però, Mark Zuckerberg con la sua rivoluzione dei social network si riconferma il giocatore con tutte le carte giuste per rappresentare una pietra miliare dello sviluppo tecnologico del nuovo millennio.  

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Libri

Storia d’amore e buio: Il meraviglioso incubo di Natale

“Natale aveva un oscuro segreto: era un assassino”, recita il primo rigo di Il meraviglioso incubo di Natale, l’ultimo libro di Mauro Santomauro, sempre edito da Ferrari Editore, che neanche questa volta tradisce la sua predilezione per il mistero e lancia una nuova storia facendo dell’epilogo il suo incipit. Il meraviglioso incubo di Natale e il suo autore Una storia che inizia dalla fine, si direbbe, eppure come ogni altro viaggio rilegato e vissuto in parole, Il meraviglioso incubo di Natale è un racconto che fa le sue tappe, per permettere a tutti i lettori che corrono con lui di riprendere fiato e scoprire dove mai arriverà questa stradina, con i suoi dossi e i suoi tratti di pianura. La narrazione segue i passi di Natale, il protagonista citato nel criptico titolo del libro, e dell’amata (fidanzata prima, moglie poi) Alice, che dopo aver contratto la SLA ed essere giunta agli ultimi stadi della malattia fa promettere al marito di ucciderla, di porre fine alla sua vita quando sarebbe stata irreparabilmente intrappolata in un corpo incapace, un corpo morto. Di un viaggio non conta la meta, ma il percorso: e in questo libro Santomauro dimostra di averlo capito bene. La storia di Natale e Alice cammina all’indietro, dagli anni dell’adolescenza e della tenerezza del primo incontro, dalle prime passioni, dalla fame incontenibile e pressante che solo gli amori al primo atto conoscono, fino all’amore delle conferme, quello che lega e non lascia. La scelta dell’università, le prime (non sempre fortunate) vacanze vagabonde in giro per il mondo: Mauro Santomauro ha dipinto, ancora una volta, un quadro in cui è facile riconoscere le proprie fragilità e i propri istinti. L’autore torna con una storia che non pretende di insegnare, ma che tiene compagnia. Come in Theriaca, infatti, Santomauro ripropone una lettura scorrevole, soprattutto piacevole, che non annoia e dura il tempo di trattenere il fiato e concludere la visita in questo museo di eventi straordinari che nascono dalla quotidianità, in quel cocktail di mistero e avventura che rappresenta le sue storie. Insomma, come ogni amore che l’uomo abbia l’onore di conoscere, quello di Natale e Alice apre le sue parentesi di buio e, come ogni amore forte, le richiude. Che sia vederlo finire, questo amore, il meraviglioso incubo di Natale?  

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Culturalmente

Profilo di emozioni a cielo aperto: arte urbana

È magia che grida, denuncia, che s’impone, anomalia che incanta: è l’arte a cielo scoperto che si fa guardare anche dai distratti, è arte urbana. L’arte urbana, globalmente detta street art, non ha una definizione che la circoscriva in un modus o un periodo ben definito, anzi potremmo descriverla come l’insieme di tutte quelle forme d’arte che nascono e si stabiliscono in luoghi pubblici, a cui chiunque può accedere, artisti e curiosi. La caratteristica più forte dell’arte urbana è probabilmente l’artista che se ne fa messaggero: il fine è comunicare, che sia un sentimento che esige di vedere la luce, un muro da abbattere o una fiamma da tenere accesa in nome della speranza che il sole un giorno splenda davvero per tutti. L’arte urbana nasce, dunque, dall’immortale esigenza sociale di farsi ascoltare: un insieme di linee e colori sono i segni del linguaggio universale di chi ha qualcosa da dire. Sembrerebbe di ascoltare un dialogo a tre voci, quello tra il territorio, l’artista e la sua passione. Quando l’arte chiama, chi l’ascolta risponde con ogni mezzo. Arte urbana tra graffiti e murales Lo ha detto il più celebre tra gli esponenti della street art, il provocatorio Banksy, che “l’arte deve confortare il disturbato e disturbare il comodo”. Non per questo, però, l’ arte urbana va confusa e mischiata con il graffitismo e il muralismo. Figlio della cultura hip-hop, il graffito è legato alla forma delle parole, alla vernice spray e all’identità del suo autore (al punto che il semplice logo o nome d’arte del “graffitaro” è da considerarsi un graffito). Non a caso, in inglese il fenomeno viene detto Graffiti Writing o semplicemente Writing: quando si parla di graffiti ci si riferisce, infatti, a scritte dagli stili più disparati, mai a disegni o simboli. Al graffitismo, inoltre, viene spesso associato il fenomeno del vandalismo, eppure i graffitari che hanno a cuore l’arte (e che su di essa, da artisti, compiono un lavoro di studio e di ricerca) si dissociano dai criminali che sfigurano edifici pubblici e d’immenso valore storico-artistico, delinquenti che difendono un reato come atto di denuncia sociale. Solitamente, infatti, le amministrazioni comunali mettono a disposizione spazi inutilizzati o periferici in cui chiunque può sentirsi libero di far passare la sua visione del mondo attraverso la bomboletta e i pennelli. Ancora sui muri, ancora diversi, sono i murales. Un murale (in spagnolo mural) è a tutti gli effetti un dipinto senza cornice, un quadro fatto direttamente su una parete e che si estende su tutto lo spazio disponibile o necessario. Da strumento di lotta sociale a espressione creativa che impreziosisce un luogo e attira spettatori, i murales rientrano perfettamente in ciò che l’arte urbana è e rappresenta. Il muralismo colora, come ha ricolorato il quartiere romano di Tor Pignattara: è I Love Torpignart, un progetto supportato da gallerie d’arte e dai cittadini della zona (un tempo disastrata, oggi inserita negli itinerari di turisti interessati) che hanno visto le facciate delle loro abitazioni prendere vita attraverso i disegni di […]

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Attualità

Nuovi inquilini in casa Disney: ufficiale l’acquisto della 21st Century Fox

In questi giorni, il mondo dell’intrattenimento assiste ad un grande cambiamento: la Walt Disney Company ha comprato la 21st Century Fox Inc per 52,4 miliardi di dollari. Rupert Murdoch, presidente esecutivo della 21st Century Fox, depone la corona cedendo al regno di Topolino le attività cinematografiche e televisive della sua multinazionale, ma non solo: inclusi nel pacchetto, anche i 13,7 miliardi di dollari di debiti di Fox. I termini dell’accordo tra la Disney e la 21st Century Fox Murdoch ha smembrato l’impero, ma non l’ha abbandonato del tutto: le reti Fox News Channel, Fox Business Network, Fox Sports 1 e altri canali sportivi non verranno ceduti, bensì saranno scorporati dell’azienda e diverranno parte di una nuova società. Che Murdoch voglia tornare ad investire nell’informazione? La Walt Disney Company, invece, appare più decisa che mai a guidare il gioco nell’ambito dell’intrattenimento. Sul grande schermo, il marchio Disney è già su quello della Marvel e dei suoi supereroi, della Pixar e della Lucasfilm (che ha dato i natali alla saga di Star Wars). Tra i canali televisivi, invece, l’ABC e la rete sportiva ESPN che, in crisi da tempo, più di tutte potrebbe beneficiare dell’accordo con la Fox. Nonostante detenga il controllo della Marvel, è soltanto con l’acquisizione che acquisirà i diritti su X-Men e i Fantastici Quattro, oltre a quelli su serie tv di successo come This is us e American Horror Story. Insomma, dai Simpson alla versione animata della favola di Anastasia: casa Disney trova nuovi inquilini. “Siamo estremamente orgogliosi di tutto ciò che abbiamo costruito alla 21st Century Fox, e credo fermamente che questa combinazione con Disney darà ancora più valore agli azionisti dato che la nuova Disney continua a stabilire il ritmo in un’industria eccitante e dinamica. Inoltre, sono convinto che questa combinazione, sotto la guida di Bob Iger, sarà una delle più grandi aziende al mondo”, ha dichiarato Rupert Murdoch. Infatti, su richiesta della 21st Century Fox e del Consiglio di amministrazione della Disney, Bob Iger ha deciso di mantenere fino al 2021 la carica di presidente e amministratore delegato della The Walt Disney Company (nonostante il suo contratto scadesse nel 2019), per fornire la giusta visione d’insieme e l’importante fattore continuità, in una situazione nuova dalle lunghe fasi di assestamento. Data la portata dell’accordo, seppur definito e rifinito in ogni termine, l’intesa già ufficializzata tra Disney e 21st Century Fox non ha però ancora ottenuto l’autorizzazione dalle autorità antitrust statunitensi. Il web, dal canto suo, in poche ore dall’ufficializzazione dell’intesa ha già preso coscienza della nuova situazione e sembra essersi già abituato: tra caricature e vignette in ogni salsa, gli spettatori del piccolo e del grande schermo sono già pronti a riscuotere i frutti di quest’ultima scommessa della Disney.

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