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Eroica Fenice

Domenico Infante

Cronache del vicolo di Domenico Infante

Cronache del vicolo è il primo romanzo di Domenico Infante. Al suo attivo altri romanzi: Novanta Minuti (2008), Vento e Sabbia (2011), Sento la neve cadere (2014). Classe 1963, Domenico Infante nasce durante una calda notte di luglio in un vicolo dei Quartieri Spagnoli. Quelle voci, quei rumori, quegli odori sono presenti nella sua opera prima, quel libro un po’ troppo corto per essere definito romanzo, e un po’ troppo lungo per essere definito racconto.
Cronache del vicolo viene pubblicato nel 2007 dalla casa editrice Scrittura & Scritture. Storia d’occasioni, narra dell’arrivo a Napoli di due giovani clandestini e del loro incontro con l’anziano titolare di un bar, Don Saverio, e con il “vicolo”.

Le Cronache di un arrivo secondo Domenico Infante

Un vicolo animato e popoloso di Napoli come reagisce all’arrivo in città di due clandestini extracomunitari?
Cronache del vicolo è una storia dall’estrema e cruda attualità (nonostante la sua pubblicazione risalga ad 8 anni fa), e allo stesso tempo antica, raccontata da un “coro di voci” che prende vita dal vicolo stesso e dai personaggi che lo animano. I pettegolezzi della gente danno voce alle considerazioni per le quali gli extracomunitari o sono ladri o sono prostitute, la legge parla per bocca di un maresciallo che ha dimenticato troppo in fretta la “cattiva strada” che stava prendendo, la camorra parla per bocca di “mala carne” e poi il buon don Saverio che dà asilo, prima nel suo bar poi in casa sua, insieme all’anziana moglie Assunta, ai due stranieri, perchè conserva ancora vivo il ricordo di lui emigrante in Germania in cerca di fortuna: anche lui è stato straniero in terra sconosciuta ed ostile. E allora anche la miseria ha voce per narrare e per narrarsi.

L’abilità del narratore è quella di passare attraverso gli innumerevoli punti di vista, raccontando una storia attraverso gli occhi di tutti i personaggi. Tutti i punti di vista sono cronache. Lo schema narrativo, infatti, non prevede un vero e proprio protagonista, ma tutte le voci che rappresentano il vicolo sono, per la loro quota, protagonisti. In questo intreccio di vite e di pensieri, in un vicolo che durante il racconto rappresenta tutta Napoli, la narrazione di Domenico Infante scorre facilmente e capita spesso di imbattersi in pezzi in cui a parlare siano i corpi, le immagini, o i concetti astratti: una tecnica efficace ed accattivante.

In Cronache del vicolo, un vicolo e un bar, quello di don Saverio, diventano un luogo dove non c’è odio né razzismo, dove persino la malavita e i delinquenti non riescono a sopraffare. Un vicolo di Napoli diventa, per chi legge questo libro, una speranza, un angolo di mondo per il quale vale ancora la pena di lottare e credere nell’umanità.

Nunzia Serino

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