D Editore: la scrittura è la nostra Molotov

D Editore: la scrittura è la nostra molotov

Una casa editrice giovane, audace e spregiudicata: intervista al direttore editoriale di D Editore.

In barba a chi continua a considerarla editoria di serie B, anche quest’anno la piccola e media editoria ha strappato ben il 50% del mercato editoriale italiano ai grandi gruppi editoriali. Un valore di mercato lievemente in aumento per i piccoli editori e lievemente in calo per i cosiddetti medi editori, ma sostanzialmente stabile rispetto allo scorso anno.

Sono questi i dati emersi dalla fiera Più libri più liberi che si è tenuta a Roma dal 6 al 10 dicembre e pubblicati da Nielsen BookScan. Proprio la romana Plpl è stata l’occasione per conoscere alcune realtà della piccola e media editoria che, con o senza storia alle spalle, si fanno largo tra i lettori italiani.

D Editore, la storia

La romana D editore è tra queste, e anche tra le più originali.

Datacrazia, Fallosofia, Panarchia, Libertaria: il loro catalogo, a partire dai titoli, è anche il loro manifesto. Un manifesto scomodo, scomodissimo. E così dev’essere.

«Il nostro è un approccio che deve dare fastidio. Ma per davvero», spiega il direttore editoriale Emmanuele Pilia.

Dodici anni di esperienza editoriale alle spalle, anche se la casa editrice è nata soltanto sette anni fa, in un contesto in cui la maggior parte delle case editrici conservava il colletto incerato di una certa editoria di maniera, legata al vecchio stampo di una letteratura generica che non crea problemi e mette tutti d’accordo.

«Noi non facciamo generica», precisa il direttore, «e come tutte le case editrici che non fanno generica abbiamo un’identità molto forte, che nasce dall’insoddisfazione verso quello che c’era prima di noi e intorno a noi».

D editore: spirito e missione

«Il motore immobile che muove il nostro spirito è la celebrazione del vitalismo, in tutte le sue forme. Una filosofia vitalistica che alimenta tutti gli ideali e i movimenti di cui ci facciamo carico, dall’anarchia al femminismo, dalla lotta di classe ai temi esoterici».

Lo scopo è riaccendere i bollenti spiriti assopiti da un’editoria stantia e conservatrice e ribaltare il modo e il fine che per troppi anni hanno condizionato la produzione libraria. Il tono è quello ironico, autoironico e punk delle cose giovani.

«La critica che ci viene posta è quella di usare un approccio violento. La nostra, però, è una violenza pacifista e iper vitalista, che rifiuta le buone maniere concilianti e accademiche degli altri. È come una Molotov che vuole interrompere la guerra e abbattere le barriere. Non è un problema per noi sentirci bersaglio di critiche e giudizi, siamo qui per provocare, non per produrre dei libri con belle copertine da mettere in libreria».

Le novità del 2024

Sul catalogo del 2024, ovviamente già bello e confezionato, non è dato sapere troppo, ma qualche anticipazione ci è stata concessa.

Niente buonismo, niente morbidezza nei toni, niente carezze confortevoli e rassicuranti nei prossimi libri della D Editore. «Se cambiassimo carattere, la nostra missione risulterebbe indebolita».

In quanto ai temi, se il 2023 è stato dominato dal transfemminismo e dall’anarco-femminismo, il 2024 vedrà al centro la violenza, complice anche il momento storico. O meglio, la rottura del monopolio della violenza in ogni ambito possibile: la violenza in guerra, in campo artistico, la violenza delle ideologie, la violenza come resistenza. Il tutto sempre, immancabilmente, con lo stile punk che li contraddistingue.

Tra le uscite più attese c’è Diario di guerra di Irina Zherebkina, filosofa ucraina anarchica, libertaria e anti-statalista che ha deciso di intrecciare i suoi studi sul femminismo con il tema della guerra e gli orrori dell’imperialismo.

Una posizione importante anche la pubblicazione della nuova edizione de La società industriale ed il suo futuro, Manifesto di Unabomber di Kaczynski, uno dei personaggi più controversi e discussi di sempre. Una bella scommessa quella della D editore, che ha deciso di ripubblicare il Manifesto in un’edizione integrale arricchita da testi inediti concessi dall’Università del Michigan.

«Si tratta di un’edizione che vuole imporsi come superamento delle precedenti pubblicate in Italia», afferma Pilia.

Al catalogo si aggiunge anche Metal Theory, il primo libro di filosofia del metal pubblicato in Italia.

Sarà un libro unico nel suo genere per tanti motivi. È firmato da due filosofi italiani, tra i più promettenti del panorama contemporaneo, Claudio Kulesko e Gioele Cima, e sarà venduto con una copertina in vero metallo, destinato ad arrugginire.

Libri radicali, come quelli fino ad ora pubblicati. «Lo abbiamo fatto per permettervi di entrare nel pensiero libertario nella sua salsa più oscura, con testi che sappiamo riusciranno a lasciare un marchio incandescente dentro di voi», si legge sul loro sito.

Tenendo a mente che «la lotta al capitale è ancora lunga»!

Fonte immagine: Archivio personale

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