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Dalia di mare, la raccolta di poesie di Carolina Montuori

Dalia di mare

Dalia di mare di Carolina Montuori è un volume di poesie molto complesso nella sua semplicità. Edito da Terebinto Edizioni (Avellino, 2020) presso l’Associazione Culturale Riscontri, Dalia di mare raccoglie, infatti, componimenti che tendono ad un essenzialismo esistenziale che conferisce alle figure evocate la plasticità di un’opera pittorica.

Dalia di mare: una poesia di figura

Carolina Montuori sembra intendere la sua raccolta come una sequenza di figurazioni in cui il pensiero poetico non è esplicitamente espresso, ma traspare, se si vuole, in senso pittorico, dai contorni che delineano le figure poetiche. L’ambiente in cui si muove il silenzioso Io poetico dell’autrice è costituito da un mondo intimo fatto di immagini, ora statiche, ora dinamiche, che diviene riflesso di quello reale in cui tornare a riconoscersi:

Ora so chi sei. | Le nubi spariranno. | Le inquiete luci | tremano azzurre | e perdenti come | coriandoli | dopo un infelice | e delirante | Carnevale. | Ora miro al cielo | che s’impossessa | delle piaghe consunte | della mia mente, | rotola innocente | tra nuovi dolori, | colori più chiari: | rosa pesca | succosa, blu | nobile, bronzo | di amorevole | pane sfornato. | Pennellate | rubate per me | dal cielo | al tramonto. || (Aurora, pp. 21-22)

Come si diceva, l’autrice dà maggiore importanza a delineare i contorni dell’immagine rispetto ai colori di cui essa è composta; in tal senso il lettore non immagina, ma vede, attraverso i contorni e gli occhi dell’autrice, la figura poetica da varie prospettive allo scopo di afferrare il concetto di cui la poesia è portavoce: un concetto intimo, chiuso in potenza nel cuore di Carolina Montuori.

Non mancano, nei versi di Dalia di mare, presenze fisiche o immateriali, che traspaiono, quasi abitanti di un mondo poetico, e che si muovono fra i pilastri del pensiero; caratteri traslucidi e sfuggenti che rappresentano ora i riflessi definiti della vita dell’autrice (Padre mio, p. 11; Madre mia, p. 44) ora i pezzi di una personalità frantumata che l’autrice nel suo intimo percorso cerca di ricostruire:

Tu sei qui, | onda | che s’infrange | e mi bagna il cuore. | Io sono qui, | roccia bagnata | muta e riconoscente. | Ad ogni tuo passo | Ricamerò un sorriso, | perché in amore, | più forte | della disumana | assenza, | è il tenero ricordo. || (Tu eri, io c’ero, p. 23)

O ancora si veda il componimento Dalia di mare, che dà il titolo alla raccolta, in cui il carattere che si muove nell’ambiente marino (frequente per altro nelle poesie) finisce col coincidere con quello che per l’autrice è il senso stesso della poesia: un’idea semplice e pura che non si può esprimere se non negli occhi di che la vede:

Dalia di mare, | dalle mille sfumature | lieve per natura | graziosa, nuda. | Abbracci la rugiada | sulla testa, mentre | ti solletica la poesia. | E inventi e scrivi | della felicità del mondo, | dello sciame di stelle | che sfarina | e luccica | nei cuori in solitudine. || (Dalia di mare, p. 49)

E a tal proposito si leggano le parole di Leonardo Guzzo, che ha curato la Prefazione al volume: «La limpidezza, una voce tenue e chiara, una dolcezza che sempre riemerge, anche quando è aggredita o contrastata, scandiscono il percorso di Dalia di mare. Carolina Montuori ha un’interiorità luminosa, che a volte brilla libera e altre s’incaglia in zone d’ombra, che si ravvolge in malinconie e patimenti ma sempre trova la forza e celebra la vita» (Prefazione, pp. 6-7).

In conclusione, Dalia di mare di Carolina Montuori si presenta come un volume di poesie sospinte da una volontà contemplativa: stilisticamente, le figure poetiche si frantumano in versi spezzati che non seguono forme metrico-ritmiche canoniche o personalizzate, ma cercano di ricomporsi a livello concettuale; tematicamente, il significato di un’esistenza inafferrabile tesa a ridefinirsi e riconoscersi permea i vari componimenti, entro i quali si muovono figure note alla sensibilità dell’autrice, per mezzo delle quali raggiungere le rive ignote di un pensiero latente. In altri termini, un libro che si inserisce coerentemente nel panorama poetico contemporaneo.

 

Fonte immagine: ufficio stampa.

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A proposito di Salvatore Di Marzo

Salvatore Di Marzo, laureato con lode alla Federico II di Napoli, è docente di Lettere presso la scuola secondaria. Ha collaborato con la rivista on-line Grado zero (2015-2016) ed è stato redattore presso Teatro.it (2016-2018). Coautore, insieme con Roberta Attanasio, di due sillogi poetiche ("Euritmie", 2015; "I mirti ai lauri sparsi", 2017), alcune poesie sono pubblicate su siti e riviste, tradotte in bielorusso, ucraino e russo. Ha pubblicato saggi e recensioni letterarie presso riviste accademiche e alcuni interventi in cataloghi di mostre. Per Eroica Fenice scrive di arte, di musica, di eventi e riflessioni di vario genere.

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