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Eroica Fenice

Daniel Woodrell

Daniel Woodrell e la serie di West Table: La versione della cameriera (Recensione)

È l’estate del 1965 e Alek viene costretto dal padre a trascorrerla insieme alla nonna Alma, “sola, vecchia e fiera“, nella cittadina originaria di West Table, Missouri. In un giorno di noia, troppo calda e in mezzo ad un vento forte, Alma decide di raccontare la sua personale versione di quella che fu l’esplosione all’Arbor Dance Hall di quasi quarant’anni prima, dove persero la vita 42 persone tra cui sua sorella Ruby; un evento improvviso per il quale non fu condannato mai nessuno. Comincia così La versione della cameriera di Daniel Woodrell, primo capitolo della saga di West Table, appena pubblicato dalla NN editore.

In realtà si comprende quasi subito che l’esplosione, come i fatti di cronaca avvennero davvero, è solo il pretesto che permette a Daniel Woodrell di soffermarsi sulla superficie di tantissimi personaggi, tra cui spicca Alma DeGeer: il suo passato viene scandagliato, con diversi flashback e ritorno, fin dal matrimonio con lo scapestrato Buster Dunahew, attraversando la sua professione di domestica al servizio di diverse famiglie facoltose della città, tra cui i Glencross.

Una esistenza vissuta nella povertà, alla ricerca di cibo per sfamare i suoi piccoli e accontentandosi di piccole cose, sistemare case per non sentire il peso della povertà: “l’altezza di Alma non avrebbe potuto essere definita che “normale”, gambe e petto erano robusti, la chioma di un qualunquissimo castano, con onde sopra le orecchie che, al progredire del giorno, precipitavano invariabilmente in riccioli disordinati. Lavorare in cucina le imponeva di portare i capelli corti per evitare che adornassero i piatti che serviva. Indossava quel che offriva la Provvidenza, ringraziando il cielo se era della sua misura“. Proseguita nel buio più nero, quando l’ingrata malasorte le impone di affrontare non solo la miseria, ma la disgrazia della morte, alla quale sembra essere condannata da un maleficio, più e più volte, nel mezzo quella di Ruby, il cui ricordo è reso impeccabile da Woodrell nella commuovente scena in cui Alma fa visita alle tombe delle povere vittime uccise urlanti tra le fiamme, fatte a pezzi e arse dal fuoco implacabile, in cui c’è anche la sua cara sorella i cui resti non si riconoscono tra i mille.

Daniel Woodrell e il suo romanzo corale “country noir” La versione della cameriera

Qui ancora però l’autore è lontano dal raccontare finalmente dell’esplosione, e il lettore dal sapere la verità, o almeno la “versione della cameriera”. Il romanzo, un collettivo di vite immancabilmente intrecciate tra di loro proprio a causa di quella serata di festa all’Arbor Dance Hall, si alterna tra tale versione e queste piccole vite, alcune scritte in una pregna pagina e mezza, in cui Daniel Woodrell riesce a sintetizzare sogni e speranze, spezzate da un rovinoso evento in comune. Tra le tante, quella di Lucille Johnson, che si trova per caso ad essere la pianista di quella sera all’Arbor, che porta sempre con sè una spilla regalatele dall’amato Ollie Guthrie: “l’esplosione li scagliò in direzioni diverse, e tre giorni dopo lui identificò Lucille dalla spilla che le era bruciata in profondità nel petto“.

In tutta questa coralità di personaggi, la vicenda di Ruby e Arthur Glencross permane per tutto il corso della narrazione, quella che poi è la storia fondante del romanzo e del pensiero di Alma. Un amore adultero, passionale, condizionato dalla gentilezza e galanteria di lui e dal carattere di lei, l’opposto della sorella, alla costante ricerca di avventure e appagamento dagli uomini: “a Ruby DeGeer non importava di spezzare cuori, ma preferiva spezzarli con serenità, senza brutte scene d’addio”. Più ci avviciniamo all’epilogo, però, più si scopre quanto in realtà siano diversi in profondità, soprattutto quando piano piano l’autore scopre le carte marce di Arthur come la sua futura necessità di “redenzione” per i suoi errori.

Ad un certo punto, pieni gli occhi dalla moltitudine di personaggi che si raccontano in un così breve romanzo per tale obiettivo letterario così ben riuscito, l’autore riprende il filo del discorso e si appresta a chiuderlo, permettendoci di conoscere la verità, o una sola versione, o può darsi un’invenzione, di ciò che è davvero accaduto. Sicuramente, un finale all’altezza di una narrazione piena, “una prosa ricca e sorprendente” come afferma il traduttore Guido Calza a conclusione del libro, che dà voce all’intreccio di più esistenze che si incontrano sulla stessa tragica strada senza ritorno. La versione della cameriera si rivela un avvincente romanzo dedicato alle pieghe che prendono i risvolti del destino, tra persone e luoghi, una sorte costantemente beffarda e crudele, come le sue irrimediabili mosse che ne decretano in ultimo l’amara vittoria.

Ilaria Casertano

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