Home | Libri | Edna O’Brien: Ragazza, una vita tra orrore e rinascita

Edna O’Brien: Ragazza, una vita tra orrore e rinascita

Edna O'Brien

Recensione di Ragazza, il nuovo romanzo di Edna O’Brien pubblicato per Einaudi

«Prima ero ragazza, adesso non più.»

Esce per Einaudi l’ultimo romanzo di una delle voci più interessanti del panorama letterario, l’autrice irlandese Edna O’Brien (Ragazze di campagna, 1960) che, nel suo ultimo romanzo – che nel titolo ricorda quello del suo discusso esordio – volge lo sguardo, questa volta, lontanissimo dalle campagne irlandesi, all’attualità e ad un recente fatto di cronaca particolarmente cruento: il rapimento e la riduzione in schiavitù, in Nigeria, di un gruppo di studentesse da parte delle milizie jihadiste nel 2014.

Il racconto delle tragiche vicende di Boko Haram prende l’avvio dalla lucida consapevolezza che quell’evento ha segnato uno spartiacque tra il prima ed il dopo nella vita della giovane, allora ragazza, Maryam: «Prima ero ragazza, adesso non più.» 

Il tempo della narrazione è un tempo fluido, un eterno ed angoscioso presente che non tiene conto dei giorni che passano e si susseguono tutti uguali: giorni, da quello del rapimento che l’ha vista, da giovane studentessa piena di sogni, ridotta schiava ed inerte oggetto sessuale nel campo dei miliziani, in cui il tempo è scandito dal ritmo delle violenze, del duro lavoro, delle umiliazioni dell’anima e del corpo. Maryam e le sue compagne sono donne che si spengono, si chiudono in se stesse e si abbandonano lentamente, fino a lasciar volare le proprie anime lontano da quei corpi martoriati, che non appartengono più a loro.
Il lettore non conoscerà mai la durata esatta della permanenza della protagonista al campo di prigionia, perché è la protagonista stessa a perdere il contatto con la realtà ed il trascorrere del tempo, in un eterno e brutale presente.

Il nuovo romanzo di Edna O’Brien è caratterizzato da una prosa asciutta, brusca e cruda: l’orrore è mostrato con violenza, quasi ostentato, ma la narrazione della dura vita nel campo lascia spazio a rari momenti di bellezza e lirismo, nella riscoperta solidarietà tra donne sconosciute ma accomunate dalle tragiche circostanze, vittime dei medesimi carnefici, private della propria fede, del proprio nome, della propria volontà, piegate ma non spezzate fino in fondo e, invece, custodi, in segreto, di una forza inarrestabile alimentata dalla rabbia e dall’odio.
Le vittime degli jihadisti formano una comunità dalla quale è impossibile uscire davvero, anche se si riesce a fuggire dal campo, ma sono tante quelle che, vittime della sindrome di Stoccolma, arrivano ad abbracciare il credo e lo stile di vita del carnefice, sopportando in silenzio ogni sopruso perché assuefatte al dolore ed incapaci, ormai, di immaginarsi lontane da lì. Maryam è segnata, nel corpo e nell’anima, per sempre: non potrà tornare ragazza.
Non è semplice reintegrarsi nella società civile, complice la diffidenza del tessuto sociale d’origine, restio a lasciarvi penetrare la sposa di un miliziano, sia pure costretta, e la pressoché totale indifferenza ed impotenza delle istituzioni.

Ragazza è un romanzo femminista e coraggioso, dove l’unico raggio di speranza, l’unica rete di supporto, l’unica ancora di sostegno è costituita dalla solidarietà femminile tra le vittime di un sistema che le vuole, in ogni caso, sottomesse alla volontà di un uomo, che si tratti di un violento miliziano jihadista, un ufficiale che sorride, sornione e sfacciato, di fronte al racconto di una sopravvissuta, o un parente che si rifiuta di accettare nuovamente in famiglia una donna perduta, sulla quale ricade lo stigma della comunità.
Soltanto attraverso la solidarietà e la sorellanza è possibile immaginare un dopo nel quale, se non è possibile tornare ragazza, è possibile tornare a sperare in un difficile, tortuoso e doloroso percorso di rinascita, perché è solo la donna, con la sua forza d’animo, che potrà riscattare il mondo: emblematica la scena in cui una schiava del campo afferma di voler dare a sua figlia, nata dalla violenza, il nome di Gesù, perché sia una donna il Salvatore, lei che porta, nell’anima e nel corpo, il dolore del mondo intero.

Un romanzo durissimo e crudo, di fronte al quale è difficile non sentirsi impotenti, ma denso di coraggio.

Immagine: Einaudi

Altri articoli da non perdere
Libri sul motorsport: 10 proposte per gli amanti dei motori
Libri sul motorsport: 10 proposte per gli amanti dei motori

In piena pausa invernale, a tutti gli appassionati del motorsport sarà capitato di annoiarsi. Una buona notizia per tutti gli Scopri di più

Pedro Lemebel: Di perle e cicatrici | Recensione
Pedro Lemebel

Di perle e cicatrici (De perlas y cicatrices) è l'opera dello scrittore cileno Pedro Lemebel,  pubblicata per la prima volta in Scopri di più

Giuseppe Raudino in Stelle di un cielo diviso | Recensione
Giuseppe Raudino

Stelle di un cielo diviso è il nuovo libro di Giuseppe Raudino per l’Alessandro Polidoro Editore. La collana dei piccoli Scopri di più

Colpa di chi muore, il romanzo d’esordio di Gianluca Calvino | Recensione
Gianluca Calvino

"Colpa di chi muore" di Gianluca Calvino è un libro da maneggiare, che soddisfa un piacere irrinunciabile. Si lascia ascoltare Scopri di più

Mia Another, la novella natalizia: Una notte di neve a Tokyo
Mia Another

Una notte di neve a Tokyo è una novella natalizia edita Newton Compton scritta da Mia Another, autrice modenese nata Scopri di più

Lettere a Theo di Vincent van Gogh: analisi e recensione

La traduzione a cura di Lorena Paladino di “Lettere a Theo” di Vincent van Gogh costituisce la chiave di lettura Scopri di più

Condividi l'articolo!

A proposito di Giorgia D'Alessandro

Laureata in Filologia Moderna alla Federico II, docente di Lettere e vera e propria lettrice compulsiva, coltivo da sempre una passione smodata per la parola scritta.

Vedi tutti gli articoli di Giorgia D'Alessandro

Commenta