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Eroica Fenice

Eldo Yoshimizu

Eldo Yoshimizu e la sua “Ryuko”, secondo ed ultimo volume (Recensione)

Il secondo e conclusivo volume di Ryuko, edito anch’esso dalla Bao Publishing e tradotto da Valentina Vignola, si conferma nuovamente un manga intricato e dinamico, in cui la storia dei personaggi si intreccia con assoluto parallelismo ai disegni in bianco e nero e agli effetti che il mangaka Eldo Yoshimizu ci propone ancora una volta con maestria.

Azione e momenti drammatici si alternano in un mix che arriva forte al lettore, desideroso e consapevole di una storia giapponese di criminalità e onore. In realtà per i più appassionati del fumetto, è inesatto considerare Ryuko semplicemente un manga; infatti, quest’ultimo termine indica piuttosto un racconto per immagini “disimpegnato”, leggero, tutt’altro invece è Ryuko: ecco perché può essere considerato più un gekiga, termine coniato da Yoshihiro Tatsumi ad indicare un fumetto con più maturità nel racconto e destinato anche ad un pubblico adulto.

Ryuko volume 2 di Eldo Yoshimizu: ma dove eravamo rimasti?

La storia riprende dal rapimento di Sasori (qui la nostra recensione del volume 1), una ragazza del clan di Ryuko, e della comparsa in scena, già nel primo capitolo, di Harim, un sorgente dei servizi segreti americani e uomo che viene dal lontano passato di Ryuko.

L’azione quindi insieme al primo colpo di scena non manca mai: gli scatti frenetici del corpo dei personaggi, come gli spari o gli innumerevoli inseguimenti tra auto e moto, i continui combattimenti, vengono con vigore rappresentati da Eldo Yoshimizu attraverso disegni volutamente imprecisi ma di impatto. I riquadri delle vignette non sono mai identici tra di loro, e l’alternanza tra il bianco (sublime le immagini di giorno o del paesaggio innevato) e il nero (protagonista della notte oscura e dei combattimenti più sfrenati) conferisce realtà e stupore, lo stesso che l’autore delinea sul viso dei personaggi nei momenti di pathos, soprattutto quando è presente Tsu Suto.

Tsu Suto, nemesi (apparentemente) di Ryuko, descrive appropriatamente la definizione di gekiga; nemica inizialmente, vuole appropriarsi del sigillo d’oro di Ryuko per diventare la nuova longtou, “il vertice della hei hua, la figura che detiene il poter assoluto sulla società”. Ma i progressi nella storia, che viaggiano paralleli alla scoperta delle vicende personali di Ryuko – che vive più di tutti un lungo e travagliato percorso verso le proprie verità – porteranno lei, e tutti, a trovarsi di fronte alla propria coscienza, alle proprie debolezze, alla propria moralità, a chiedersi cosa sia bene e cosa male e come le azioni che compiamo possono determinare il nostro destino.

Ilaria Casertano