Fantasmi dello tsunami nell’antica regione del Tohoku

fantasmi dello tsunami

Fantasmi dello tsunami nell’antica regione del Tohoku è un testo scritto da Richard Lloyd Perry e inserito – per la traduzione a cura di Pietro Del Vecchio – fra le recenti pubblicazioni della casa editrice Exòrma edizioni.

Richard Lloyd Perry è corrispondente giornalistico del quotidiano inglese «The Times» in Asia e ha scritto e pubblicato diverse storie inerenti ai suoi servizi giornalistici in diversi paesi del Mondo. Il suo libro Fantasmi dello tsunami è risultato vincitore del riconoscimento Rathbones Folio Prize 2018.

Fantasmi dello tsunami nell’antica regione del Tohoku: il testo

Fantasmi dello tsunami nell’antica regione del Tohoku è un libro di testimonianze: Richard Lloyd Perry, attraverso la sua professione di inviato giornalistico, corrispondente a Tokyo per il quotidiano inglese «The Times» raccoglie le memorie dei superstiti e le loro testimonianze dirette del disastro idro-geologico che colpì la regione giapponese del Tohoku nel 2011. A distanza di dieci anni le ferite restano – ovviamente e dolorosamente – aperte, lacerate da una sofferenza che forse mai potrà estinguersi («Egli comprende la vera portata della tragedia ascoltando dai superstiti le loro storie: genitori disperati, che hanno scavato nel fango per anni, si affidano a medium nella speranza di localizzare i resti dei loro figli. Quella terra si affolla di fantasmi, spiriti di persone annegate che sacerdoti zen provano a placare», si legge in quarta di copertina). Il ricordo del dolore, la tragedia della paura, il terrore, la sorda sofferenza per quell’episodio viene rievocato dall’autore che intreccia, pagina dopo pagina, la cronaca alla storia.

Scritto come un diario di viaggio, una cronaca giornalistica e al tempo stesso come fosse un resoconto di guerra (tale la devastazione narrata), l’autore ci ripropone le terrificanti immagini di un terremoto e maremoto fra i più devastanti («un rumore straziante che suggeriva un’angoscia profonda e fatale, come il lamento di un mostro in punto di morte») frammiste ai ricordi che genitori, parenti, amici hanno delle vittime del disastro: una tensione di emozioni fra amore e dolore si stagliano dinnanzi al lettore che procedendo nella storia si trova immerso nelle vicende a metà fra storia e credenze religiose e che per questo non può che commuoversi al cospetto di vicende tanto profondamente umane.

Storie di vite umane spezzate, strappate alla terra in una giornata che all’apparenza non dava segno di deviazione dall’essere una comune giornata quotidiana: l’autore fa scorrere la penna intingendola in quei ricordi, in quelle giornate quotidiane e comuni di vite altrettanto quotidiane e comuni ignare di ciò che da lì a poco avrebbe sconquassato la terra, il mare e la loro esistenza.

Un testo che a questo punto diviene molto significativo è questo: «In giapponese, quando ci si allontana da casa si pronuncia una formula invariata. La persona che esce dice itte kimasu, che significa letteralmente ‘vado e torno’. Coloro che rimangono rispondo con itte rasshai, che significa ‘torna presto’. Sayonara, la parola che si insegna agli stranieri ed è il giapponese per ‘addio’, è un vocabolo troppo definitivo per la maggior parte delle occasioni, implicando un separazione prolungata o indefinita. Itte kimasu contiene una diversa carica emotiva: la promessa di un ritorno».

Un dolore inesprimibile permea il resoconto – il recupero della memoria – del testo di Lloyd Perry: «L’11 marzo 2011 due catastrofi hanno colpito il nord-est del Giappone. La seconda è iniziata di sera, quando i reattori della centrale nucleare di Fukushima Dai-chi si sono fusi, dopo che i sistemi di raffreddamento non erano entrati in funzione. Le esplosioni avvenute in tre dei reattori hanno sparso la ricaduta radioattiva nell’entroterra. Più di 200.000 persone hanno abbandonato le loro abitazioni ma, grazie a una rapida evacuazione e a una buona dose di fortuna, nessuno è morto a causa delle radiazioni. È ancora troppo presto per essere certi delle conseguenze a lungo termine di Fukushima – ma forse nessuno lo sarà mai. Il terremoto e lo tsunami, che hanno scatenato il disastro nucleare, hanno generato un effetto più immediato sulla vita umana. Quando il mare si è ritirato, più di 18.500 persone sono rimaste schiacciate, bruciate vive o annegate. È stata la più grande perdita di vite umane in Giappone dopo il bombardamento atomico di Nagasaki nel 1945. Questo libro parla del primo disastro: lo tsunami».

Fonte immagine in evidenza: casa editrice

A proposito di Roberta Attanasio

Redattrice. Docente di lettere e latino. Educatrice professionale socio-pedagogica. Scrittrice. contatti: [email protected]

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