Gomorra 5 giunge al capolinea: è la fine di un’era

Gomorra 5

Articolo di approfondimento su Gomorra 5, l’ultima stagione della serie Sky con Salvatore Esposito e Marco D’Amore. Attenzione: sono presenti spoiler. Si consiglia di procedere con la lettura solo dopo aver guardato l’intera stagione.

Gomorra 5 è terminato lo scorso venerdì: è la fine di un’era, l’inevitabile spartiacque tra il prima e il dopo.

Dopo 7 anni dai suoi esordi, cinque stagioni e numerosi riconoscimenti internazionali Gomorra – La Serie giunge al capolinea. La fortunata serie di Sky, con Salvatore Esposito nel ruolo del sanguinario boss di Secondigliano Genny Savastano e di Marco D’Amore, alla regia con Claudio Cupellini e nel ruolo del suo eterno rivale e amico fraterno Ciro Di Marzio, detto l’Immortale, è probabilmente una delle più discusse di tutti i tempi, nonché una delle più seguite e, senza dubbio, uno dei migliori prodotti della serialità italiana di tutti i tempi.

Tra la quarta stagione, che si conclude con il ritorno di Genny a Secondigliano ed il proposito di questi di riappropriarsi del potere che gli spetta di diritto, ma dal quale aveva scelto di allontanarsi per provare a costruire con la moglie Azzurra (Ivana Lotito) una vita diversa, e la quinta stagione, andata in onda tra novembre e dicembre in 10 puntate, si colloca il film L’Immortale (2019), incentrato sulla figura di Ciro di Marzio e con la regia dello stesso Marco D’Amore. Nel film, si racconta parallelamente l’infanzia dell’Immortale, unico sopravvissuto al crollo del palazzo dove abitava quando aveva appena 21 giorni, e la permanenza di Ciro a Riga, dove si reca con l’aiuto del boss Don Aniello, dopo esser sopravvissuto per la seconda volta al colpo di pistola inferto da Gennaro, in una notte senza stelle nel Golfo di Napoli, alla presenza di Sangue Blu (Arturo Muselli), scena con la quale si conclude la terza stagione.

A Secondigliano impazza la guerra. Il potere dell’erede al trono di Secondigliano è fragile. Si stringono e si spezzano nuove alleanze (emergono le figure di Donna Nunzia, O’ Maestrale O’ Munaciello, personaggi chiave di questa stagione), mentre sorgono nuovi poteri provvisori, nuovi nemici da affrontare e vecchie ruggini mai sopite: i Capaccio, i Levante, i capipiazza di Secondigliano recalcitranti, desiderosi di una maggiore indipendenza e spinti a guardare con speranza alla figura dell’Immortale, ritornato dall’oltretomba per strappare a Gennaro ogni autorità.
Gomorra 5 si apre lì dove si era interrotto il film L’immortale: Genny ha scoperto che Ciro è ancora vivo e dunque si reca a Riga, dall’amico fraterno ed eterno rivale dal quale si era sentito abbandonato, col rimorso costante d’averlo ucciso. Ciro, col quale Genny avrebbe condiviso il potere ed il mondo intero. Ciro, che ha sempre camminato da solo, spinto soltanto dalla sua ambizione e a causa di questa ha distrutto ciò che aveva di più caro con le sue stesse mani. Ciro, che adesso torna a Napoli spinto, ancora una volta, dall’ambizione di riprendersi il quartiere, e sottrarlo a Genny, che è figlio di re, “nato p’ cummannà, accirere e fa sord’ “. Riuscire a sottrarglielo lui, che è figlio di nessuno e promette un nuovo regno, che appartenga a tutti.

Nella notte della nascita del nuovo regno, è la sollevazione popolare degli ultimi a incoronare Ciro re, primo tra gli ultimi, primo tra gli eguali, mentre crolla l’ancien règime dei Savastano, nella figura di Gennaro, ormai privato di ogni potere e alla totale mercé del rivale.

In Gomorra 5, la figura di Ciro Di Marzio si adorna di attributi quasi blasfemi: è il messia giunto dal mondo dei morti promettendo giustizia, uguaglianza e ricchezza a chiunque decida di seguirlo. Sembra imbattibile, immortale. Sempre una spanna avanti agli altri, Ciro affronta la morte a viso aperto, senza temerla, ma salutandola, anzi, come una vecchia amica che non può fargli del male e che potrebbe invece condurlo dalle persone che ha amato, tradito e perso. 
I suoi seguaci non sono soldati, ma martiri: una battaglia così, è una battaglia impari e già persa, come conclude O’ Maestrale (Mimmo Borrelli), il boss di Ponticelli che, se in un primo momento è fedele a Gennaro, scoprirà in conclusione che non esiste nulla di peggio che schierarsi, in una guerra, dalla parte sbagliata.
È martire il giovane Sangue Blu, morto per il sogno, utopico e folle, di un mondo criminale di eguali, con l’entusiasmo giovanile di chi crede in un ideale: morto nel segno e per mano dell’Immortale, soffocato da questi per pietà, in quella che è la scena più cruda e dura di tutta la serie, a seguito delle torture inflitte da Gennaro, che gli ha con violenza fracassato il cranio colpendolo con una spranga di ferro, riducendolo in fin di vita. Una violenza gratuita e spropositata, ferina, da attribuirsi al rapporto speciale che il boss di Forcella aveva con Ciro, il fratello che lo ha rifiutato e ritenuto non degno di stargli accanto, e che gli ha invece preferito Sangue Blu.

Una guerra senza esclusione di colpi, combattuta fuori e tra le mura domestiche, mentre il rapporto con Azzurra si complica di fronte ai crescenti pericoli che mettono a rischio la sicurezza della donna e del più giovane dei Savastano, il piccolo Pietro, tolto alla sua famiglia dal magistrato Ruggieri a seguito di un attentato ai danni di Azzurra e Pietro. Gennaro, per vendetta e per scoprire l’ubicazione della casa famiglia dov’è ospitato suo figlio, fa rapire il figlio del magistrato. 

La perdita di un figlio e la preoccupazione che ne consegue è un dolore che accomuna Gennaro e Ruggieri e li colpisce trasversalmente. L’evento rende i due uomini – il boss spietato e il magistrato che gli dà la caccia – sorprendentemente simili, svelando l’uomo ed il padre dietro i ruoli che ricoprono. 

A fine d’o juorno sta tutt’ ccà. Il finale di Gomorra – La Serie

Una resa dei conti inevitabile, quella tra Gennaro e Ciro. 

Quando il piccolo Pietro viene sequestrato ai Savastano su ordine del magistrato Ruggieri, Azzurra sceglie giocoforza di tradire suo marito per riottenere il bambino: è la pedina di scambio proposta da Ciro, che conosce l’ubicazione della casa famiglia dov’è nascosto Pietro. 
La puntata conclusiva di Gomorra 5 è ricca di dialoghi. Nell’auto che conduce Gennaro e Ciro alla casa famiglia dove Pietro è nascosto, si ripercorre, tra parole e sguardi, la storia complicata di un lungo e sofferto rapporto di amore e odio.
Nati ambedue per governare laddove c’è posto per un solo re, dopo una vita intera passata a rincorrersi Ciro e Gennaro percorrono insieme l’ultimo tratto della loro vita, da soli, fino alla fine

Ciro dimostra, per l’ultima volta, il suo essere diverso da Gennaro: dopo averlo umiliato pubblicamente ed avergli fatto credere che lo avrebbe reso testimone impotente della morte di sua moglie e suo figlio, affinché potesse divenire davvero uguale a lui nel dolore lacerante della solitudine, sceglie la via del perdono, permettendo alla famiglia di allontanarsi sulla barca che il Savastano aveva predisposto precedentemente per la fuga.
Ma su quella barca troveranno la fuga soltanto Azzurra ed il piccolo Pietro. Un agguato, orchestrato da Donna Nunzia, coglierà di sorpresa i due eterni rivali, uguali davanti allo stesso destino, di nuovo alleati di fronte alla morte, per l’ultima volta e per sempre.

La conclusione si consuma, improvvisamente, in pochi attimi. A mettere la parola “fine” alla saga è il fotogramma dei corpi dei due boss che giacciono inerti sulla sabbia, a pochi centimetri l’uno dall’altro
Non ci sono vinti e vincitori, non esiste vittoria possibile per chi sceglie di vivere nel segno della malavita: l’unica conclusione possibile e che potesse mostrare a pieno il messaggio soggiacente alla serie, spesso travisato e alla base delle tante ed infondate critiche che hanno visto in Gomorra – La serie, invece, quasi un inno alla criminalità organizzata, attraverso la mitizzazione dei suoi protagonisti.

Gomorra 5, se parte in sordina e paga lo scotto della scelta di nuovi personaggi meno interessanti rispetto ai personaggi cult della serie (Don Pietro, Salvatore Conte, Patrizia e Chanel su tutti), nel complesso convince e si riscatta ampiamente nella seconda metà della stagione che conduce verso l’unico e migliore finale possibile: un finale che renda giustizia al valore sociale di una serie che mostra quanto una vita condotta nel mito dell’illegalità non possa che condurre a morte e sofferenza e rendere uguali tutti davanti allo stesso destino.

Foto di Sky.

A proposito di Giorgia D'Alessandro

Laureata in Filologia Moderna alla Federico II, docente di Lettere e vera e propria lettrice compulsiva, coltivo da sempre una passione smodata per la parola scritta.

Vedi tutti gli articoli di Giorgia D'Alessandro

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.