Finzioni, di Borges | Recensione

Finzioni, di Borges | Recensione

Jorge Luis Borges è stato uno scrittore argentino tra i più alti esponenti della letteratura sudamericana. Diamo uno sguardo alla sua opera “Finzioni”.

Ficciones, o Finzioniè una raccolta di racconti di Jorge Luis Borges, scritti tra il 1935 e il 1944. Suddivisa in due parti, intitolate rispettivamente: El jardín de senderos que se bifurcan e Artificios.
Questa divisione è già notevole, poiché chiarisce una delle principali tematiche che fa da sfondo all’opera di Borges:
il doppio, il duplice volto dietro ad ogni cosa. Nulla è come viene presentato ed ogni realtà è tale solo apparentemente. Tutto è finzione, appunto. 
Non a caso lo stesso Borges ammette di essere profondamente influenzato dalla 
filosofia relativista di Arthur Schopenhauer, per il quale dietro ad una patina ingannevole risiede la verità effettiva.
Borges è uno
scrittore poliedrico e multiforme: la sua opera si rivela un connubio di culture, religioni, lingue, dimensioni, mondi. Ogni racconto sembra offuscato da un velo, una parvenza di realtà.

Genere

I racconti di Borges appartengono in senso lato al genere fantastico, dato che provengono dalla fantasia umana e vi è una rottura degli ordini dell’universo, palpabile essenzialmente in racconti come: La biblioteca di Babele, Tlon, Uqbar, Orbis Tertius.

Temi e simboli in “Finzioni”

I temi che si celano dietro l’opera Borgesiana sono molteplici: il labirinto (“Il giardino dei sentieri che si biforcano”, “La biblioteca di Babele“), la memoria (“Funes e la memoria“). Vi sono temi ricorrenti ma continuamente variati dall’uno all’altro testo: il mistero dell’universo, della vita e della morte, l’enigma del tempo, il problema di Dio, il Cristianesimo (“Le tre versioni di Giuda”).
Un efficace simbolo dell’opera risiede nel labirinto, non tanto quello concreto, palpabile, reale, quanto quello metafisico (“Il giardino dei sentieri che si biforcano”). Altri simboli ricorrenti sono: lo specchio, la biblioteca, il duello, per raffigurare emblematicamente la complessità del mondo e dei suoi linguaggi.
Lo stile appare preciso, incisivo, nitido, ma l’apparente sobrietà convive con costanti richiami letterari, filosofici, teologici, mitologici, scientifici, frutto della cultura vastissima dello scrittore argentino. 
Borges alterna una narrazione autodiegetica, come in “La lotteria a Babilonia”, e una eterodiegetica in “Rovine circolari“.
Il narratore corrisponde all’autore, e spesso narra i suoi racconti in prima persona, raccontandoci di personaggi senza volto, quasi mai presentati, o in alternativa, di personaggi che celano nel loro volto un terribile segreto (“
La forma della spada”). Altre volte i personaggi sono solo voci, attraverso le quali parla l’autore stesso (“Funes, o della memoria”).

Il messaggio di “Finzioni”

“Finzioni” di Borges può esser così definito un avvertimento e al contempo un augurio che uno scrittore afflitto da cecità, come Jorge Luis Borges, dà ai suoi lettori. L’autore argentino sembra pronunciare in quest’opera un’esortazione, che diventa un imperativo per raggiungere la verità indefinita dell’esistenza: siate critici e non credete alle finzioni. La verità rende liberi e finalmente in grado di vedere il mondo con un occhio scevro da influenze esterne.
La raccolta borghesiana si profila in parte come opera dai tratti autobiografici, Borges infatti fu vittima di un incidente che gli provocò la setticemia, proprio per mettere alla prova le sue facoltà cognitive scrisse “Pierre Menard autore del Don Chisciotte”, ma le eventuali conseguenze della setticemia sulla memoria e sull’insonnia si sono trasformate in motivo all’interno di “Rovine Circolari”, in cui c’è il tentativo da parte di un mago, che indossa le vesti di un demiurgo, nella creazione di un suo pargolo nel sogno per poi farlo catapultare nella dimensione fattuale.

Fonte immagine: By Unknown author – Revista Gente y la actualidad, Wikipedia

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