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Eroica Fenice

Gocce

Gocce di Lavinia Alberti: recensione e intervista all’autrice

Gocce è una silloge scritta da Lavinia Alberti e pubblicata per Controluna edizioni di poesia (durante lo scorso gennaio); il testo che si apre con la prefazione di Giuseppe Barbera può definirsi – e ricalco le parole del prefatore – una raccolta di «suggestioni spontanee […] ridondanze e nenie».

Gocce: il testo di Lavinia Alberti

Suggestioni spontanee, si diceva: in Gocce troviamo, infatti, scorrendo nella lettura, un ripetersi di parole e suoni che ripercorrono lo schiudersi continuo di emozioni «ingenue e lontane» attraverso il rinnovarsi di «morbide intuizioni di senso».

Bagliori, Fantasmi, Frammenti, Tutto dentro me, Epilogo: questi, nell’ordine, i titoli delle parti in cui è diviso il testo e in cui sono distribuite e radunate le varie composizioni; una sorta di percorso personalissimo e cinetico in cui fra luci e ombre si muovono i versi, le percezioni intime e le intuizioni di Lavinia Alberti.

È suggestiva la scelta di definire “atti” le suddette parti, quasi a dare una patina teatrale al testo, una sorta di volontà di coscienza del fenomenico e mutevole e, al contempo, una ricerca di conoscenza definita del reale: forse anche in tal senso trova ragione d’essere l’epigrafe scelta, tratta da Il libro dell’inquietudine di Fernando PessoaLa mia anima è una misteriosa orchestra: non so quali strumenti suonino e stridano, dentro di me: corde e arpe, timballi e tamburi. Mi conosco solo come una sinfonia»): un’orchestra di suoni fra le maschere plurime della vista.

Intervista a Lavinia Alberti

Gentile Lavinia, come nasce la tua scrittura? Come concepisci i tuoi versi?

Ho sempre avuto una grande passione per la scrittura: questa si è consolidata in un momento molto particolare della mia vita, nel 2018, anno di profondi cambiamenti per me, in cui il mio sentire ha preso una piega nuova. La svolta, che è quella che ha poi dato vita alla silloge, è avvenuta quasi per caso, un pomeriggio di febbraio, quando, presa da un amaro sconforto e una profonda delusione sentimentale, ho sentito una profonda esigenza interiore, quasi un richiamo, un istinto e un desiderio profondo di sfogare determinati vissuti, di metterli su carta. Più scrivevo e più mi rendevo conto che trovavo sempre nuovi spunti per scrivere versi; affioravano prepotentemente nella mia mente volti, immagini di vita quotidiana, gesti… ed è così che nel giro di pochi mesi mi sono ritrovata a comporre 65 poesie. A quel punto è nata in me la voglia di pubblicare una raccolta che ho scelto di intitolare “Gocce”, proprio perché queste poesie sono nate simbolicamente goccia dopo goccia, attimo dopo attimo, giorno dopo giorno.

Concepisco i miei versi come una fonte di guarigione e dunque con una funzione terapeutica, catartica. La poesia è per me uno strumento potentissimo che mi permette di esplorare i meandri della mia mente, i miei processi consci e inconsci, le mie ombre e le mie luci. È un mezzo che mi ha dato la possibilità di guardare in modo nudo e crudo le parti di me che ho sempre lasciato in penombra. Grazie ad essa ho compreso a fondo che è dagli inciampi quotidiani, dagli strappi d’anima che si rinasce. Sono questi ultimi che ci permettono lo slancio. I miei versi vogliono essere dunque un inno alla resilienza e un tentativo di trasmettere questo sentire all’altro.

Lo scrivere versi mi ha fatto comprendere a fondo come tutto quello che ci accade, anche di brutto, possa essere trasformato e sublimato in qualcosa di bello e di utile per la nostra crescita spirituale. Io l’ho fatto attraverso la poesia; dunque, tramite i miei versi ho voluto lanciare anche un messaggio di speranza al lettore, come a dire che nel mezzo delle contraddizioni del quotidiano, delle “incoerenze” proprie e altrui, si può sempre rinascere, se solo lo si vuole. Invertire la rotta della propria vita, in meglio.

Vuoi darci una chiave di lettura d’autore per Gocce? Come interpretare i componimenti volendo seguire il tuo occhio privilegiato, a conoscenza dei fatti poetici di cui scrivi?

La mia prima raccolta “Gocce” contiene molteplici messaggi, a partire dal titolo che ha diverse accezioni. “Goccia” infatti può essere intesa come goccia di pioggia, come lacrima, quindi come qualcosa che sgorga dalla sofferenza, ma anche come goccia d’acqua che purifica e lava le ferite. Se da un lato si coglie all’interno, infatti, una profonda malinconia e al contempo un’idea della “impermanenza” di ciò che ci circonda, dall’altro c’è anche un messaggio di speranza, di rinascita, come testimonia anche un mio componimento intitolato proprio “Rinascerò”. L’idea è proprio quella di far arrivare al lettore, nonostante tutto, una profonda voglia di vivere e di riscatto; infatti, è grazie a queste “ferite” e a certi, oserei dire, vuoti d’anima che scopriamo la nostra vera missione. Un messaggio analogo è contenuto anche nella mia seconda raccolta poetica intitolata “Incoerenze”, pubblicata lo scorso aprile dalla casa editrice “Il Convivio Editore”.

Gocce, frammenti, suoni, eco, silenzi: il canale della vista, inteso nella sua parcellizzazione dell’oggetto percepito, nel suo raccogliere il dettaglio nell’insieme, e il canale dell’udito, inteso nella sua percezione d’insieme e nell’apparente essenza in absentia (il silenzio nel suono o il silenzio dal rumore) sembrano essere fondativi della tua esperienza poetica; che ruolo assumono nel tuo agito, nel tuo vissuto?

Nella mia concezione poetica questi termini hanno una funzione fondamentale. Sono stati infatti elementi ispiratori dei miei versi, soprattutto il silenzio: è infatti nel silenzio della notte che ho composto la maggior parte delle mie poesie, luogo simbolico in cui a mio parere i vissuti e i ricordi assumono una corposità, diversa rispetto alle altre ore del giorno: probabilmente non avrei composto gli stessi versi se li avessi scritti in altro momento.

Vuoi anticipare, ai nostri lettori, i tuoi prossimi progetti?

Tra i miei prossimi progetti c’è sicuramente quello di continuare a scrivere poesie, ma non solo, anche monologhi, brevi racconti e testi di altro tipo. Parallelamente coltivo la mia passione anche per la fotografia. Mi sto inoltre preparando per un concorso, per me molto importante. Sul fronte poetico posso già dirvi che questo mese di aprile ho pubblicato la mia seconda raccolta, intitolata “Incoerenze”, titolo volutamente “provocatorio” e d’impatto; una raccolta nata sulla scia di “Gocce”, da un percorso di inciampi, di delusioni e di incongruenze (le stesse che, come dicevo prima, paradossalmente, ci salvano dalla nostra altrimenti piatta quotidianità). “Incoerenze” rappresenta dunque una prosecuzione naturale della prima raccolta, un completamento di un percorso che si è fatto più maturo, che è frutto di uno scavo interiore ancora più profondo.

Ringraziando Lavinia, ricordiamo i collegamenti ipertestuali alla pagina personale dell’autrice:

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Fonte immagine in evidenza: Controluna edizioni

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