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Eroica Fenice

Teoria delle emozioni

Teoria delle emozioni: riflessioni e strategie

La teoria delle emozioni e il nesso fra competenze cognitive e competenze emotive

La riflessione che propongo è tratta, fortemente riassunta e rimodulata, dall’elaborato Un incommensurabile attaccamento alla vita: emozioni, apprendimento, bisogni affettivi, presentato per il corso d’alta formazione per educatori socio-pedagogici.

Teoria delle emozioni: una premessa

Le emozioni sono parte integrante di noi stessi; profondamente connesse alle esperienze intime e sociali, influenzano le azioni, le reazioni, gli assetti e gli sviluppi cognitivi e i processi di adattamento evolutivi, finanche spingendo l’individuo a forgiare per sé una maschera di apparenze, avvertita come protezione verso l’esterno, manufatto dell’individuo e segno di più o meno profondi e lesivi disagi emotivi psico-sociali. Le emozioni, fondamentali per lo sviluppo del Sé e per la socializzazione, risultano anche correlate alla salute e all’apprendimento: sul nesso emozione-salute, le indagini delle scienze psicosomatiche e delle neuroscienze hanno potuto dimostrare che esistono fattori emotivi che influenzano taluni meccanismi ormonali e il loro corretto funzionamento; sul nesso emozione-apprendimento, numerose ricerche dagli esiti positivi fanno ritenere fondamentale l’influenza che le emozioni possono svolgere nei processi cognitivi dell’attenzione, della memoria, dell’apprendimento: attraverso indagini mirate è emerso, infatti, che i soggetti con buone competenze emotive hanno maggiori possibilità di raggiungere migliori risultati nell’acquisizione di conoscenze rispetto a soggetti con deficit emotivi. L’intelligenza emotiva sembra possedere, inoltre, capacità adattive, attraverso le quali l’individuo può mantenere una buona salute mentale. Il costrutto – e l’individuazione completa del meccanismo di funzionamento – dell’intelligenza emotiva risulta in fieri, tutto in fase di studio e definizione: secondo alcuni ricercatori l’intelligenza emotiva sarebbe identificabile come abilità determinata (intesa quindi come intelligenza pura), secondo altri l’intelligenza emotiva sarebbe identificabile come insieme di abilità cognitive e di aspetti della personalità (intesa quindi come intelligenza mista).

Le ricerche nel campo delle neuroscienze hanno rilevato che le emozioni individuali e le abilità sociali dipendono da complesse reti neurali afferenti a diversi comportamenti, interconnessi al funzionamento dell’intelligenza generale: emozione ed abilità cognitiva, dunque, risulterebbero profondamente correlate ed uno squilibrio in uno dei due sistemi creerebbe conseguenti malfunzionamenti all’altro e viceversa.

Le indagini neurobiologiche hanno individuato, inoltre, nell’amigdala, il centro di elaborazione emotiva ed è stato possibile tracciare, così, i percorsi di trasmissione delle informazioni emotive: percorsi plurimi, che interessano varie aree del cervello che convogliano, fanno confluire verso l’amigdala i dati “raccolti” tanto da stimoli interni (ricordi, esperienze) che da stimoli esterni (variabili ambientali). Le emozioni lasciano tracce mnestiche all’interno dell’amigdala che influenzano le successive risposte emotive attraverso il rilascio di noradrenalina e serotonina (ormoni neurotrasmettitori) che mediano – e modulano – la comunicazione neuronale operando il legame dei recettori sinaptici alla classe di neuroni affusolati di natura proteica (neuropeptidi della corteccia cingolata anteriore): in tal modo, avviene la regolazione del substrato fisiologico delle emozioni. È stato dimostrato che malfunzionamenti dei regolari meccanismi di comunicazione neurale (cause genetiche e indotte da condizionamenti post-traumatici) incidono sui disturbi alessitimici e sui disagi anedonici: definito come scarto fra l’emozione vissuta e la sua adeguata e normale espressione, il termine “alessitimia” risulta l’esito di un analfabetismo emotivo, inteso, appunto, come incapacità di decodificazione del linguaggio – dell’alfabeto o del lessico – emotivo.

Fondamentale, poi, il ruolo che l’intelligenza emotiva assume nei processi di apprendimento: a livelli adeguati di competenza emotiva sono risultati collegati maggiori – e migliori – rendimenti socio-cognitivi; al contrario livelli inadeguati o deficitari di competenza emotiva risultano correlati a insoddisfacenti rapporti socio-cognitivi.

Condizioni quali l’autostima, l’ottimismo, il controllo emotivo, la regolazione degli stati affettivi concorrono al benessere psico-fisico individuale e alla corretta socializzazione, espressione del benessere individuale nella sua propria dimensione interpersonale: in tale ordine di cose, dimensione intrapersonale e contesto socio-ambientale risultano mutuamente correlati, tanto che un disagio nell’una o nell’altra sfera (individuo, società) interferisce con l’adeguato sviluppo e benessere dell’altra (dimensione del Sé, dell’altro).

Abilità e inabilità fisica, nella maggior parte dei casi, sono individuabili, senza grossi margini di errore, attraverso esami e diagnosi mediche: in caso di inabilità, si cerca, laddove possibile, di intervenire con esercizi riabilitativi, oppure per evitare che un individuo possa sviluppare inabilità, si lavora sul mantenimento della condizione di abilità; con le emozioni questo spesso non accade fra le persone comuni e tutto passa sotto silenzio, in una cieca disattenzione. Una riabilitazione alle emozioni, una riabilitazione degli stati affettivi: queste le strategie d’intervento socio-pedagogiche, su larga scala, che si dovrebbero senza soste e interruzioni perseguire, per il benessere del singolo individuo, per il benessere dell’intera comunità.

Gli studi di LeDoux sulla paura

Studi sulle risposte cerebrali agli stimoli offrono ulteriori elementi d’analisi sulle emozioni; Joseph LeDoux, con i suoi studi sulla paura, individua due modalità di reazione neurale: una immediata inconscia (definita “strada bassa”), attraverso cui lo stimolo emotivo passa direttamente dal talamo all’amigdala, e una mediata da elaborazioni cognitive coscienti (definita “strada alta”), attraverso cui l’evento emotigeno passa, oltre che per talamo ed amigdala, anche per la corteccia sensoriale; strada talamica bassa (stimolo emotivo-talamo-amigdala) e strada corticale alta (stimolo emotivo-talamo-corteccia sensoriale-amigdala) si attivano in parallelo, cosicché nell’individuo la reazione immediata possa precedere l’elaborazione cognitiva: questo processo potrebbe essere inteso come strategia evolutiva dell’istinto di sopravvivenza.

La differente velocità di trasmissione delle emozioni fra sistema talamico e sistema corticale dipenderebbe dalla quantità di collegamenti neurali: il sistema talamico (la “strada bassa”), che utilizza un unico percorso subcorticale, fornisce all’amigdala rappresentazioni non precisamente elaborate, mentre il sistema corticale (la “strada alta”), che utilizza vari collegamenti corticali, fornisce all’amigdala informazioni dettagliate e plurime, provenienti da più aree; entrambi i percorsi (talamo-amigdala e corteccia-amigdala) attraversano il nucleo laterale dell’amigdala e giungono al suo nucleo centrale, in cui vengono attivate le risposte emotive (reazioni difensive) allo stimolo; le informazioni giungono all’amigdala, come si è detto, da aree plurime: il talamo sensoriale (atto alla trasmissione degli stimoli), la corteccia sensoriale (“porta” per l’elaborazione e per la rappresentazione complessa degli oggetti), la corteccia transazionale rinale (adibita al recupero dei ricordi), l’ippocampo (formazione e recupero dei ricordi espliciti e analisi e recupero dei contesti e delle situazioni – esperienze – pregresse), la corteccia mediana prefrontale (implicata nel processo di estinzione del ricordo legato allo stimolo: indebolimento della risposta emotiva condizionata, raggiungibile tramite l’esposizione ripetuta allo stimolo condizionato in assenza dello stimolo incondizionato).

Lo studio, all’interno della teoria delle emozioni, mette in risalto una questione fondamentale: la reazione immediata allo stimolo di paura scatena risposte velocissime, volte a reagire rapidamente nei confronti dello stimolo del potenziale pericolo, mentre le reazioni più lente della “strada bassa” permettono di elaborare con precisione lo stimolo e distinguere fra effettivi pericoli e allarmi falsi; le due “strade”, dunque, cooperano per mettere in atto la migliore risposta verso la paura (in generale, verso lo stimolo sensoriale) e nel far ciò vengono attuati cambiamenti sia sul piano fisico e comportamentale sia sul piano cognitivo: le emozioni, allora, sono influenzate anche dal ricordo che il cervello “registra” e che propone ogniqualvolta si manifesta una situazione uguale (o presunta tale) oppure simile; i riflessi condizionati e le reazioni istintuali, necessarie per la sopravvivenza, possono degenerare in psicopatologie: gli attacchi di panico, le angosce, le emozioni negative e i meccanismi d’anticipazione, rivolti alla difesa psico-fisica, possono essere considerate, in tal senso, come legate a risposte immediate, rappresentazioni dello stimolo, non elaborate attraverso la “strada bassa”, che viene avvertito dunque in ogni caso come minaccia reale.

La memoria emotiva, elemento-chiave della teoria delle emozioni, sembra regolata da un sistema in cui l’ormone noradrenalina, neurotrasmettitore del sistema nervoso centrale, rilasciato dal locus coeruleus, è attivo nei processi di consolidamento e sviluppo della memoria emotiva. La noradrenalina, implicata nei processi di attenzione, di reazione e di decisione, è attivata da stimoli psico-emotivi – sia interni che esterni all’individuo – e comunica con l’amigdala, sede anatomica della memoria emotiva. L’amigdala, in base agli impulsi trasmessi attraverso la noradrenalina, interpreta le tracce mnestiche codificando (e decodificando) il materiale emotivo: gli stimoli sensoriali e ambientali provenienti dalla realtà fenomenica, dunque, producono una risposta emotiva – consapevole o inconscia – che viene comunicata nella memoria emotiva attraverso le connessioni fra talamo, ipotalamo, ippocampo e amigdala. La noradrenalina interagisce con il cortisolo nei processi emotivi; vari studi hanno rilevato una lateralizzazione della funzione dell’amigdala: attivazione dell’emisfero sinistro per l’elaborazione dei dettagli, attivazione dell’emisfero sinistro per l’elaborazione di informazioni generali. Gradi di inconsapevolezza emotiva e disagi nella decodifica degli stati affettivi e mentali altrui sembrano correlati a particolari disagi psicopatologici, quali la sindrome dello specchio autistico, i disturbi disadattavi della personalità (instabilità emotiva) e i disturbi ossessivo-compulsivi; inoltre, una mancata evoluzione del III stadio (livello pre-operazionale) nei successivi stadi operazionali potrebbe essere alla base di alcuni disturbi alessitimici.

Teoria delle emozioni: Emozioni e apprendimento

Il corretto sviluppo dell’individuo dipende dal giusto equilibrio fra le competenze cognitive e quelle emotive. Nei confronti di individui (o alunni) con disagi emotivi o bisogni educativi speciali legati a disordini della sfera affettiva, l’educatore (o l’insegnante) può proporre attività ludiche di gruppo attraverso cui dare la possibilità di rendere espresse le emozioni: la condivisione delle esperienze affettive, delle emozioni, attraverso momenti di gioco, di lavoro, di rilassamento è un passaggio fondamentale nella comprensione e rieducazione emotiva del soggetto, stimolando, sviluppando le dinamiche relazionali e comportamentali e riabilitando la sfera psico-emotiva. Fra le strategie educative volte alla regolazione della comunicazione emotiva, le attività laboratoriali creative e teatrali risultano potenzialmente efficienti per lo sviluppo della socializzazione. Attraverso l’animazione drammatica si sviluppa inoltre una certa intenzione mimico-gestuale che permette la comprensione dei codici propri della comunicazione non verbale, primo passo e imprescindibile verso un’adeguata regolazione emotiva. La simulazione drammatica, inoltre, lavorando sull’interpretazione emotiva, permette di comprendere gli altri stati emotivi; favorendo e ricuperando le capacità empatiche e lavorando sull’immaginazione, permette lo sviluppo dell’attività fantastica e con essa il potenziamento del pensiero creativo (pensiero laterale).        

La strategia educativo-didattica del tempo del cerchio, afferente alle metodologie didattiche proprie della psicologia umanistica (applicate a partire dai modelli pedagogici afferenti alla pedagogia umanistica) situa la sua attenzione sul rapporto di scambio comunicativo e di interazione sociale nel gruppo dei soggetti partecipanti (o dei discenti). Attraverso il metodo, l’educatore (o il docente) osserva i comportamenti dei partecipanti mediando fra loro affinché possa instaurarsi un ponte emotivo capace di sviluppare le abilità interpersonali dei soggetti e consequenzialmente agevolare la socializzazione: organizzare, adattare e predisporre uno spazio educativo-didattico, affinché sia adeguato ad “ospitare” il metodo, equivale così a costruire uno spazio che faciliti le dinamiche sociali e possa offrire uno strumento che intenda rivolgersi alla rieducazione alle emozioni (riabilitazione nei confronti della regolazione emotiva).

La partecipazione, la cooperazione sviluppano anche il concetto di empatia, fondamentale nella costruzione di adeguati rapporti interpersonali. L’empatia, ossia la partecipazione emotiva interpersonale, è elemento fondativo dei rapporti sociali sani e dei processi d’apprendimento educativo-didattici. L’empatia, in quanto sintonia emotiva, permette la costruzione di un “ponte comunicativo” fra il soggetto dell’emozione (l’individuo che prova lo stato emotivo) e l’individuo “ricevente” lo stato emotivo (colui, cioè, che comprende lo stato emotivo provato dal soggetto dell’emozione), situandosi per questo come canale principe della triade dimensionale che correla emozione, cognizione e rappresentazione.

Nei percorsi educativo-riabilitativi, le tecniche di visualizzazione costituiscono un potenziale sostegno alla regolazione emotiva: attraverso la traslazione dall’asse della realtà all’asse della rappresentazione metacognitiva, concentrazione e visualizzazione mentale sembrerebbero avere la capacità di sviluppare abilità cognitive predittive, pensiero laterale e concorrenti al raggiungimento dell’obiettivo; i passaggi fondamentali per una corretta strategia di visualizzazione risiederebbero nell’identificazione dell’obiettivo da raggiungere, nella rappresentazione mentale del processo (azioni procedurali) da seguire per giungere all’obiettivo stesso e nella visualizzazione mentale di sé, da parte dell’individuo impegnato nella tecnica.

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Fonte immagine in evidenza: https://www.igorvitale.org/le-5-componenti-delle-emozioni-la-teoria-di-scherer/

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