Seguici e condividi:

Eroica Fenice

Ian Manook

Ian Manook ritorna con un altro thriller poliziesco: Heimaey

Dopo l’avvincente saga di Yeruldelgger, lo scrittore Ian Manook ritorna con un’altra entusiasmante avventura, sempre tra il thriller e il poliziesco, dalle tinte dark: Heimaey, appena pubblicato in Italia dalla Fazi editore per la collana “Darkside”.

Dalle distese incontaminate della Mongolia ai paesaggi unici dell’Islanda cambia la prospettiva, ma non l’intento di narrazione di Ian Manook: dopo la fortunata trilogia di Yeruldelgger, un cinico commissario in crisi interiore perenne, lo scrittore ritorna a parlarci di avventure poliziesche, tra investigazioni e colpi di scena, sotto lo sguardo protagonista di un’altra meravigliosa ambientazione, quella delle terre islandesi

Gli intrecci tra una storia e l’altra, come il sottotitolo di un capitolo che inizia con l’ultima frase, non mancano neanche in Heimaey, un romanzo carico di nuove sfide e nuovi personaggi in giro per il mondo. Un giornalista francese, Soulniz, decide di portare con sé sua figlia Beckie, dalla quale si è allontanata, in un viaggio a ritroso nel tempo lungo tutta l’Islanda, patria della sua giovinezza che lo accolse come volontario per la ricostruzione della cittadina di Heimaey quando nel 1973 l’eruzione violenta di un vulcano la distrusse. Parallelamente, Manook ci racconta la storia di Kornelius, un maturo poliziotto innamorato della sua collega di medicina legale Ida ma stuzzicato dalle provocazioni e dal carattere di una sua sottoposta molto sagace, Botty.

Come ci ha abituati la consequenzialità del romanzo in Ian Manook però, a “dare il la” agli eventi successivi sono due casi verificatisi quasi contemporaneamente: un’esplosione di un lotto misterioso sulla nave da cargo Loki al largo dell’oceano, e il ritrovamento in un incandescente geyser del cadavere di uno sconosciuto, scuoiato dalla cintola in giù, ucciso secondo, si scoprirà, una superstizione islandese che risale ad una macabra leggenda.

Come si intrecciano tutti questi personaggi? Come trovano il giusto percorso e la corrispondente conclusione ogni singolo evento innescato nel romanzo? Ancora una volta, l’autore in Heimaey risolve, come un abile prestigiatore, più piccoli puzzle per farli convergere in un unico grande e sorprendente quadro, fatto di azione e caratterizzato dalla psicologia di ogni personaggio.

Come fu per Yeruldelgger, primeggia comunque la personalità, molto simile al commissario mongolo, sia di Soulniz che di Kornelius. Entrambi, uomini tutti di un pezzo affranti dagli ostacoli della vita quotidiana, lottano contro i propri demoni, e i propri errori. Errori commessi in passato per il primo e a cui, con questo viaggio con la figlia diciottenne, tenta di rimediare; mentre il secondo in conflitto continuo tra ciò che vorrebbe essere (un gigante dall’aspetto mastodontico che per hobby canta in un coro il krummavisur folkloristico) e ciò che irrimediabilmente finisce per apparire agli occhi degli altri, un uomo-bambino confuso dai suoi sentimenti contrastanti e da un “tallone d’Achille” che tutte le donne della sua vita sembrano additargli.

E poi c’è questa interiorità, questo doppio essere, che sopravvive cercando di restare a galla senza perdere; c’è il buon investigatore Kornelius, intuitivo, pratico, un generoso amante con commuoventi e tragiche doti canore, e c’è di contro il Kornelius corrotto, che per estinguere un debito con la mafia lituana è costretto per nome del boss Simonis a trovare una partita di cocaina che, per questo magico ed entusiasmante gioco che crea Manook, si collega alla storia di Soulniz e di quella del giovane Galdur, finito ingenuamente in un grosso pericolo collegato alla morte del fratello gemello. Un intreccio nell’intreccio, che permette a tutti i personaggi di ritrovarsi insieme, come un centro magnetico che ad un certo punto attira tutti gli elementi a sé, alla ricerca della ribelle Beckie, misteriosamente rapita.

L’Islanda di Ian Manook, un’altra splendida ambientazione

Tutto sotto lo sguardo glaciale e attonito dei ghiacciai islandesi, delle lande bianche e nere di panorami mozzafiato, desolati e nostalgici, meravigliosi e immensi, paesaggi vinti dalla neve e dalle distese vulcaniche che assopite diventano benigne. Un’attenzione alla descrizione dello sfondo che con Heimaey conferma le bellezze registiche e fotografiche di Ian Manook, anche questa volta.

Ilaria Casertano

Fonte immagine: fazieditore.it

Print Friendly, PDF & Email

Leave a Reply