Il buddhista nel braccio della morte di David Sheff | Recensione

il buddhista nel braccio della morte

Il buddhista nel braccio della morte è un libro di David Sheff,  un giornalista e scrittore, autore del bestseller, libro internazionale, Beautiful Boy,  dal quale nel 2018 è stato tratto il film. David Sheff con Il buddhista nel braccio della morte attraverso una scrittura scorrevole, chiara riesce a far immedesimare il lettore raccontando la storia della trasformazione interiore del condannato a morte Jarvis Jay Masters, un uomo cresciuto in un ambiente ostile, circondato da violenze, nella più totale assenza d’amore, in cui durante la sua infanzia assorbe in automatico quei comportamenti criminali dandoli come risposta naturale e consequenziale. Nel corso della sua vita in carcere, Jarvis incontrerà diverse persone che lo guideranno verso un percorso di luce, là dove ha imparato ad accettare le sue sofferenze conoscendo il buddhismo, la meditazione e a cambiare totalmente la sua prospettiva di vita nel braccio della morte, carcere di San Quintino in California.

Trama de il buddhista nel braccio della morte

I primi anni della vita di Jarvis Jay Masters, sono stati immersi nella povertà, un susseguirsi di abusi e violenze fisiche e psicologiche che Jarvis non ha fatto altro che rivivere, prima con piccoli furti, poi con rapina a mano armata, fino ad arrivare all’accusa di omicidio e alla conseguente condanna che lo ha portato nel braccio della morte, dove si trova solo con se stesso a dover fronteggiare il suo doloroso passato e presente, convivendo con attacchi di panico e attacchi di ansia. Inizia con scetticismo il suo percorso verso la meditazione, guidato dall’aiuto di diversi maestri buddhisti che conosce nel corso della sua vita, come Chagdud Tulku Rinpoche e Pema Chödron, Jarvis si è scoperto essere diverso dall’uomo che credeva di essere, dal carattere bellico orientato a certi schemi di dolore e azione, era ora capace di accettare il dolore, viverlo, passandoci attraverso, curarlo e aiutare gli altri detenuti e le stesse guardie a trovare un significato nella propria vita.

Trovare luce nei luoghi più oscuri

L’immedesimazione in questa storia è spontanea portando il braccio della morte ad essere metafora delle prigioni mentali che ognuno di noi crea e alimenta. Nonostante la storia sia molto specifica, è impossibile per il lettore non riuscire ad immedesimarsi nel percorso spirituale, insegnando a chiunque legga a guardare con prospettiva diversa la nostra sofferenza, riuscendo a godere la vita, il dolore e le gioie su più fronti ricordandoci costantemente che  «Ovunque ci troviamo, dobbiamo sempre affrontare noi stessi».

Il buddhista nel braccio della morte è un libro che insegna a guardare da una prospettiva diversa la nostra sofferenza, a comprenderla e di passarci attraverso per poter andare avanti; per poter arrivare poi ad assaporare la luce che ci circonda e a sopportare le tragedie che colpiscono tutti noi. Siamo affascinati dalla personalità di Jarvis restando desiderosi di conoscerlo e di provare un senso di giustizia per la sua causa.

Fonte immagine: Amazon, copertina libro

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