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Eroica Fenice

“Il seme di picche”: il nuovo romanzo di Aldo Vetere

“Il seme di picche”: il nuovo romanzo di Aldo Vetere

Il seme di picche”, scritto dal napoletano Aldo Vetere ed edito da “Ad est dell’Equatore”, è un romanzo storico-poliziesco, che chiude la trilogia del ‘noir borbonico’ scritta dall’autore, che prevede “I fiori della ginestra”(2014) e le “Le sei mosse del pettirosso”(2016).

Narrazione pulsante di energia e di fascino, caratterizzata tra l’altro da un ampio accento psicologico, “Il seme di picche” è un racconto minuzioso e accattivante, capace di irretire il lettore, incatenandolo alle sue pagine fino alla lettura dell’ultima frase.

“Il seme di picche” di Aldo Vetere: Il destino non perdona i peccati degli uomini

Dopo un breve antefatto, utile a ricostruire le dinamiche della storia,  l’intreccio vero e proprio de “Il seme di picche” trae origine da un’audace scommessa tra un aristocratico francese, il Conte Alessio De Saint-Saison, ed un banchiere napoletano di origini ebraiche, Davide Levi, in un esclusivo club parigino del 1840. Questa premessa permette ai due amici di vecchia data di coinvolgere in quella che potrebbe sembrare un’innocua contesa un illustre personaggio della vita napoletana, apparentemente irreprensibile, Carlo Ruggiero, Principe di Belfiore, a sostegno o meno della tesi che “Tutti gli uomini ricchi e potenti hanno un segreto nascosto e inconfessabile, nessuno escluso”.

Ma una serie di delitti nella città partenopea ben presto richiedono l’intervento di un abile investigatore della Real Gendarmeria Borbonica, fresco di nozze, il Tenente Camillo Del Giudice, e dell’alfiere Antonio Moscato.

Sui due ufficiali ricadrà il compito di risolvere una serie di omicidi; di riportare alla luce segreti, misteri, che sembravano sepolti da tempo, antichi rancori, vendette, rivelazioni difficili da sopportare; di svelare le reali motivazioni che si celano dietro la scommessa e gli intrighi orditi oltralpe e di scavare tra le fila di un ordine misterioso, conosciuto come la Confraternita dei Cavalieri francesi di San Martino de Tours.

Il Diavolo può presentarsi agli uomini assumendo una forma affascinante ed ingannevole

Palese appare da subito il tema cardine de “Il seme di picche”, motore della narrazione: la sfida che si origina tra il capo della Confraternita, il Conte De Saint-Saison, e il Tenente Del Giudice.

Aldo Vetere sviluppa appieno questo aspetto, mettendo in guardia l’uomo verso l’orgoglio, che può sedurre e render schiavi delle illusioni di superbia, potere, successo e volontà di dominare gli altri e di ergersi quale divinità su un’umanità delegittimata e resa diletto. Indicativa è, a questo proposito, una citazione tratta da Re Lear di Shakespeare, riportata nel romanzo, “Noi siamo per gli dei quel che sono le mosche per un ragazzo capriccioso: ci uccidono per divertirsi”.

E proprio il diletto, il gioco è quel paradigma che spinge l’astuta mente sopraffina del Conte De Saint-Saison ad intraprendere la lotta con l’investigatore, che ben presto perderà i suoi connotati vendicativi originari per farsi puro esibizionismo, sete di vittoria.

Narcisismo, compiaciuta ammirazione per se stesso, doti di affabulatore e una posizione di comando all’interno della Confraternita conferiscono al carismatico Conte un’aura demoniaca ed affascinante, da cui non risulta immune neanche il suo compagno di scommessa, il banchiere Davide Levi.

Del Giudice e l’alfiere Moscato, a loro volta, sono invece fedeli sostenitori della logica e del rigore. Sono stati allievi dell’Accademia dove hanno appreso le tecniche di investigazione più innovative e hanno seguito corsi di psicologia del male e, tra le altre cose, di criminalità associata alle Sette sataniche. “L‘abilità di un investigatore sta nell’applicare spirito di osservazione, logica e pensiero critico” ricorda infatti Del Giudice in un passo del romanzo.

Il Tenente è conscio della pericolosità di sostituirsi a Dio, come arbitro di vita e morte per i mortali, e usa la mente speculativa per venire a capo della  complessa indagine che sembra non avere un filo conduttore.  Non a caso suo mentore è l’omonimo prozio, un valoroso Colonnello di Sua Maestà Ferdinando I, che “aveva avuto a che fare con delinquenti di ogni genere ma che aveva un palco fisso al San Carlo e non si sarebbe perso per nulla al mondo una sonata per clavicembalo di Domenico Scarlatti” e che gli ha lasciato tutti i suoi libri e i diari di tutte le sue indagini.

Napoli e la sua bellezza

Un altro, importantissimo personaggio de “Il seme di picche” è la città di Napoli, con la sua magia, le sue leggende, le sue storie corali, i suoi volti e i suoi colori. Impeccabile l’autore che, nella narrazione, non fa mistero del suo amore per la città partenopea, cosa visibile dalle descrizioni dei tragitti percorsi dai personaggi alla citazione dettagliata dei cibi, degli usi, delle credenze e delle superstizioni di Napoli.

Precise anche le informazioni  socio-politiche ed il quadro storico, cornice immancabile per lo snodo narrativo di una storia che l’autore ha scelto di narrare agli inizi dell’Ottocento, come pure gli accenni alla moda, al folclore, ai costumi religiosi e a quelli della malavita, dell’aristocrazia e del popolo.

Grandissima dovizia anche di particolari, di curiosità e di accenni leggendari.

Ci sono pugnali nei sorrisi degli uomini

Una menzione doverosa è l’omaggio a Shakespeare,realizzato grazie alle innumerevoli citazioni riportate nel romanzo che, sebbene pronunciate dal Conte De Saint-Saison, esprimono una preferenza che si inchina alla grande maestria del drammaturgo e poeta inglese.

Aldo Vetere, inoltre, ne “Il seme di picche”, adegua il linguaggio e lo stile letterario al periodo, regalando ai lettori un contesto vivo, vibrante, potente. La vicenda è ricca di echi stilistici ottocenteschi pur senza risultare pedante. La scrittura è fluida e dinamica, conserva suspense e mistero sempre ad altissimi livelli, i dialoghi sono ricchi e ben bilanciati tra loro.

È stato davvero un grande piacere scoprire “Il seme di picche”, un romanzo assolutamente da leggere per gli appassionati del genere noir e non solo.

IL SEME DI PICCHE di Aldo Vetere:

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