Imparare a cadere: un storia di inclusione | Mikael Ross | Recensione

imparare a cadere

Imparare a cadere è una narrazione grafica per i testi e i disegni di Mikael Ross, edita da BAO Publishing nel 2018, in cui si raccontano le vicende della vita di Noel, giovane sessantaquattrenne con disturbi mentali, che si ritrova improvvisamente a dover fare i conti con la perdita degli affetti e la difficoltà nel ritrovare se stesso.

Imparare a cadere di Mikael Ross: il fondamento del judo, il fondamento della vita

La pubblicazione di Imparare a cadere combacia con il centocinquantesimo anniversario della fondazione tedesca Neuerkerode, che ebbe origine dalla volontà di tre filantropi di aiutare le persone bisognose. Nel 1868, il pastore Gustav Stutzer, il dott. Oswald Berkhan e Luise Löbbecke (figlia di una nota banca dell’epoca) unirono i loro sforzi in una iniziativa privata che, nel corso del tempo fino ai giorni nostri, si è trasformata in una impresa di carattere sociale che, animata ancora da valori cristiani e, come si diceva, filantropici, opera nell’ambito dell’inclusione nella vita sociale di persone (tra cui anziane e disabili) altrimenti tagliate fuori.

In particolare, Imparare a cadere di Mikael Ross riesce a dare voce, o meglio, a ricostruire le immagini di un mondo complesso e non facile attraverso gli occhi del giovane (apparentemente) Noel, affetto da disturbi mentali, che in seguito ad un tragico e fatale incidente domestico perde sua madre, sua tutrice e unica persona a cui egli possa fare riferimento. La vicenda, sviluppata per episodi e narrata graficamente attraverso le immagini percepite dallo stesso Noel, prende pieghe ora tragiche ora ironiche, ora comiche ora serie, grazie alla varietà di caratteri introdotti e che con lui interagiscono. Dopo il principale episodio legato alla madre, infatti, Noel viene catapultato in un luogo affine a quello della Neuerkerode, in cui con difficoltà egli riesce a integrarsi e a instaurare intensi rapporti con gli altri abitanti della comunità. In particolare emblematico è l’episodio legato al judo, per cui l’arte marziale, la “via della cedevolezza”, attraverso un sistema di prese a atterramenti, ha come obiettivo principale quello di insegnare a cadere senza accusare il colpo, allo scopo di riuscire a rialzarsi più saldi e forti di prima.

Imparare a cadere di Mikael Ross si configura dunque come una narrazione per immagini, che, pure se nella sua veste grafica classica, ha come intento quello di sensibilizzare il lettore verso determinate tematiche che gli sono costantemente sotto gli occhi, ma a cui non si fa spesso caso. Emblematiche appaiono, infine, le parole della postfazione al libro, per cui «Imparare a cadere è una finestra sul nostro mondo, dove con un’impronta dal forte valore cristiano ci prendiamo cura di quelli che, a un primo sguardo, non sembrano essere stati baciati dalla fortuna e che, nonostante tutto, spesso e volentieri sanno perfettamente in cosa consista la propria felicità» (p. 128).

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A proposito di Salvatore Di Marzo

Salvatore Di Marzo, laureato con lode alla Federico II di Napoli, è docente di Lettere presso la scuola secondaria. Ha collaborato con la rivista on-line Grado zero (2015-2016) ed è stato redattore presso Teatro.it (2016-2018). Coautore, insieme con Roberta Attanasio, di due sillogi poetiche ("Euritmie", 2015; "I mirti ai lauri sparsi", 2017), alcune poesie sono pubblicate su siti e riviste, tradotte in bielorusso, ucraino e russo. Ha pubblicato saggi e recensioni letterarie presso riviste accademiche e alcuni interventi in cataloghi di mostre. Per Eroica Fenice scrive di arte, di musica, di eventi e riflessioni di vario genere.

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