Intervista a Vincenzo Mascellaro, autore del libro La ragazza del Jamaica

Intervista a Vincenzo Mascellaro

La ragazza del Jamaica è un libro di Vincenzo Mascellaro, ed è edito dal Gruppo Albatros Il Filo nella collana Nuove Voci.

Il nuovo libro di Vincenzo Mascellaro è un’opera intensa che mescola insieme elementi psicologici, mistero, e rapporti umani. Da qui, la storia regalata ai lettori è una vicenda fitta di segreti, passioni e verità celate. “La ragazza del Jamaica”, indaga diverse tematiche: la responsabilità morale, l’identità, il peso dei ricordi e la difficoltà a comprendere davvero le persone. L’introspezione e la suspence si fondono insieme, in un ritmo narrativo che accompagna il lettore verso una storia complessa e misteriosa. Il libro “La ragazza del Jamaica” sarà ospitato dal Gruppo Albatros all’interno della XXXVIII edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino che si svolgerà da giovedì 14 a Lunedì 18 Maggio 2026 presso Lingotto Fiere.

Dettagli del libro Informazioni
Titolo La ragazza del Jamaica
Autore Vincenzo Mascellaro
Casa editrice Gruppo Albatros Il Filo (Collana Nuove Voci)
Protagonisti Carlo e Cialla
Tematiche principali Responsabilità morale, identità, ricordi, relazioni umane
Evento di presentazione Salone Internazionale del Libro di Torino 2026

La trama del libro La ragazza del Jamaica di Vincenzo Mascellaro

Al centro della vicenda c’è Carlo, un uomo affascinante e disincantato, abituato a mantenere le distanze dalle relazioni e a vivere una vita nomade. Durante uno dei suoi ritorni in Italia incontra Cialla, una giovane donna giamaicana che lo colpisce per la sua bellezza e il suo mistero. Un anno dopo, la notizia della morte della ragazza sconvolge Carlo e lo spinge a intraprendere una ricerca personale per scoprire cosa si nasconda dietro quella tragica scomparsa. Quella che inizia come un’indagine diventa un viaggio profondo nella memoria e nella coscienza, costringendo il protagonista a confrontarsi con i propri sentimenti e con ciò che ha sempre evitato: il legame con gli altri.

Vincenzo Mascellaro autore del libro La ragazza del Jamaica
Copertina del libro “La ragazza del Jamaica” di Vincenzo Mascellaro (Autore)

Intervista a Vincenzo Mascellaro, autore del libro

Quando e come è nata l’idea per questo romanzo?

Dopo un saggio e tre romanzi polizieschi, volevo misurarmi in una sfida diversa: un racconto capace di sostenere un’idea forte, con dei protagonisti dai tratti netti e attraversato da un mistero da mantenere in vita fino alle ultime pagine. L’intuizione risale a qualche anno fa, ma come un tarlo si è piazzata a lungo nella mia testa via via che le tessere del puzzle andavano componendosi e affiorassero ricordi sparsi così da poterli trasformare in storia.

L’ambientazione in Jamaica e i personaggi iconici

Perché ha scelto proprio una ragazza del Jamaica? È legato in qualche maniera allo stato Jamaicano?

È bastata una vacanza in Giamaica, isola incantevole, e l’incontro con persone di rara intensità per riaccendere sopiti ricordi. Maria Carla, titolare di un lodge a Port Antonio, esiste nella realtà. Da lì il pensiero è tornato alla mia terra d’origine, la Puglia che ormai sfioro raramente, e poi Milano, dove sono vissuto sia pure per breve tempo con il suo iconico bar Giamaica, luogo d’incontro di vite e racconti. Tutti elementi che intrecciati con l’intuizione mi hanno aiutato a sviluppare una storia intima e profonda.

Quanto c’è di Carlo, il personaggio principale del suo romanzo, in lei? E quanto c’è di lei in Carlo? In cosa invece siete totalmente agli antipodi?

Chiunque si accinga a scrivere una storia, un racconto o un romanzo, finisce inevitabilmente per parlare di sé, lascia tra le righe tracce del proprio vissuto. Carlo innanzi tutto non è un nome scelto per caso: era quello di mio padre, fan di Errol Flynn, lo stesso mito che accompagna anche il padre del protagonista. Carlo ed io non amiamo la vita di provincia, un orizzonte che sentiamo come un limite, alla conoscenza e all’immaginazione. Eppure, tra di noi c’è una distanza incolmabile, e riguarda la gestione delle relazioni, lui inadatto a costruirne o a mantenerle, a parte tre colleghi sin dai tempi dell’Università. Io, al contrario, nella mia vita, non solo lavorativa, ho intrecciato legami, alcuni profondi che ancora mi circondano.

Il suo romanzo si configura nel genere di introspezione e suspense. Cosa vuole insegnare o lasciare con questa storia ai suoi lettori?

Il romanzo racconta il percorso quasi accidentale che il protagonista si trova a compiere nella sua età matura. Un uomo che forse incontra per la prima volta l’amore ma non sa riconoscerlo. Fugge. Non è una scelta lucida, è piuttosto un sottrarsi a qualcosa che lo supera. Ma è la notizia della misteriosa morte violenta di Cialla, scoperta meno di un anno dopo su un quotidiano locale, a incrinare il suo equilibrio. Nell’articolo si annida il nucleo del mistero: un fatto che riemerge dal passato e che lui non avrebbe mai voluto conoscere. Ma ciò che vi è scritto può essere una versione ben confezionata sulle omissioni e sulle distorsioni da chi vi ha dato la notizia. Il dubbio si insinua. A volte non è la verità a uccidere, ma la sua ombra.

La scrittura di Mascellaro: temi universali e ispirazione

Dalla sua bio si evince la sua profonda ed importante esperienza come manager internazionale, quando è arrivata la scrittura? Cosa suscita in lei scrivere? Qual è il momento in cui preferisce farlo?

Ho scritto a lungo per lavoro: relazioni costruite su ricerche, documenti tecnici e riferimenti scientifici: possibilmente solide, persuasive e inattaccabili. Argomentare per me voleva dire convincere. Quando il tempo ha cominciato ad allargarsi ho pensato che scrivere altro, libero da certi obblighi, mi avrebbe fatto bene e magari anche divertito. Volare con la fantasia è un unicum. Non ho un’ora precisa per scrivere. Penso, mi viene una folgorazione e se sono davanti al pc la metto giù.

Se dovesse raccontare con tre aggettivi Cialla, la protagonista del suo romanzo, quali sarebbero?

Prima “Eccitante”, poi “Inquietante”, infine, da morta “Sorprendente”

Il suo romanzo esplora temi universali, come l’identità, la responsabilità morale, il peso dei ricordi. Quali sono secondo lei i doveri di uno scrittore al giorno d’oggi?

Nessun dovere ma solo riflessioni. Woody Allen diceva più o meno che “un film è un libro al quale hanno aggiunto le immagini”. Io sono un cinefilo, a me piacciono i film dove ci sia un’idea, una bella sceneggiatura, originale e non scontata. Si tende a proporre film di personaggi storici o di fatti realmente accaduti. O di storie di coppia che ruotano attorno a situazioni scontate: l’amante del momento. Peccato! Perché abbiamo una testa pensante che può generare idee, pur consapevoli che la realtà spesso va ben oltre la fantasia. Io penso che il mio romanzo ruoti intorno a un’idea forte. La riflessione che mi fa piacere condividere con chi scrive: generare idee possibilmente forti e originali, che emozionino. Un libro che mi ha emozionato? “Le Braci”, di Sandor Marai. Oggi forse non mi prenderebbe perché anche la scrittura è cambiata.

I giovani, l’importanza della lettura e le relazioni

In un mondo dove sempre più persone scrivono, ma pochi leggono, come si può secondo lei avvicinare i giovani alla lettura?

Questa è una domandona. Autorevoli personaggi hanno toccato l’argomento. Le dico la mia, mi creda, modesta opinione. Io scrivo per me, perché è un piacere; per i miei amici che mi vogliono leggere e per chi (pochi) vuole conoscermi attraverso i miei racconti. Penso che molti scrivano per le stesse ragioni appena espresse. E veniamo ai giovani, e non solo. I social hanno trasformato il modo di comunicare delle persone. Prima di tutto foto: davanti a una pizza, o a un ricco aperitivo, in vacanza, o con l’ultimo vestito acquistato. Le chat: poche battute, trasmissione di foto, parole corte ancora più corte, “ke” invece di “che”, “4 ù”, invece di “per te”. Il mondo dei giovani di oggi è molto lontano dal mio, ma anche dal mio mondo quando ero io un ventenne. Dico questo senza alcuna critica, ma non saprei rispondere alla sua domanda.

Il protagonista del suo romanzo evita i legami con gli altri. Quanto è importante una relazione personale al giorno d’oggi? Quanto lo sono state per lei nella sua vita?

Le mie relazioni hanno sempre seguito due binari paralleli; quelle professionali, ampie e funzionali, e quelle più intime, circoscritte alla sfera personale. Mi sono spesso percepito come un “social” ante litteram, capace di costruire nel tempo una rete solida e utile al mio lavoro. Nel privato ho privilegiato l’amicizia con le donne. Con loro ho imparato a guardare la realtà anche da un’angolazione differente, meno scontata, che attraverso il confronto mi ha aiutato a comprenderne le sfumature. Le relazioni, oggi, sono importanti quanto lo erano ieri. Bisogna saperne fare un uso corretto ed etico. Il mio protagonista vive in difesa, da sempre, Prima in famiglia, poi nel lavoro, dove il suo ruolo è solo impartire ordini. In questa difesa finisce, lentamente, per isolarsi.

Vincenzo Mascellaro
Locandina del testo “La ragazza del Jamaica” (Autore)

Qual è il suo scrittore preferito e perché? Da chi trae ispirazione?

Ho sempre pensato di non avere un autore preferito. Anzi no. Gli scrittori che considero interessanti sono molti, ma non sempre tutti riescono a mantenere sempre lo stesso alto livello. Preferisco dedicare la mia attenzione alle storie. Ho letto con piacere Chatwin, McEwan o Abraham Yeoshua, autori diversi capaci di aprirmi a mondi o a temi che non conoscevo. Yeoshua in particolare mi ha dato davvero la sensazione di accompagnarmi nelle contraddizioni e abitudini del suo Paese. L’autore che non mi ha mai deluso e di cui ho letto molto e continuerò a leggere è Simenon, non quello del commissario Maigret. Ma quello dalla scrittura essenziale, pacato, senza toni alti. Quanto all’ispirazione, nasce da me, dal mio spirito di osservazione, rivolto alle cose e alle persone che ho incontrato nella mia vita (basta lasciarle parlare) e dalle mie opinioni ormai stratificate.

Qual è la tematica del suo romanzo che le sta più a cuore?

Non posso negarlo, de La Ragazza del Jamaica sono innamorato. Del romanzo intendo. Per questo mi è difficile individuare un solo tema. Il libro ha molti piani che si intrecciano. I rapporti famigliari: la comprensione della madre e il ruolo della sorella che si prende cura del fratello, lo scuote e a un certo punto della storia lo rende partecipe del segreto che per lungo tempo i genitori hanno tenuto celato ai figli. Naturalmente vi è Cialla, la Giamaica e Maria Carla che finisce quasi per adottare Carlo. Non c’è un solo tema. C’è la vita di un uomo che riguarda tutti noi; fatta di slanci e cadute, di successi e dolori, ma anche di inattese improvvise gioie.

Progetti futuri e inediti nel cassetto

Chi ha letto per primo il libro finito e cosa le ha detto?

Non ricordo chi sia stato il lettore numero uno, Probabilmente la mia compagna. Ma in contemporanea ho ricevuto più o meno lo stesso commento usando parole diverse: “Bello, ma come ti è venuta questa idea”, “Mi è piaciuto e mi ha emozionato”, “Certo la creatività non ti manca, l’idea è forte però!”. Alcuni dei commenti più sentiti. È un romanzo che cattura il lettore. Mi faccio un po’ di pubblicità.

Come si concilia un lavoro qualsiasi con quello dello scrittore? Lei come riesce?

Fortunatamente sono uscito dal mondo del lavoro, ho molto tempo a disposizione che posso dedicare a quello che oggi è il mio hobby preferito. Impegnativo che dà molte soddisfazioni tranne quelle economiche. Ma va bene così.

Quali sono i suoi progetti futuri?

Ora sono impegnato nella promozione di Carlo e di Cialla. Posso dire però che ho già un inedito nel cassetto. Anzi nel pc. Scritto a quattro mani insieme a un’amica rivelatasi molto brava, alla sua prima esperienza letteraria. È il percorso di sette anni di una coppia che attraversa tanti momenti della quotidianità raccontata dai rispettivi e differenti osservatori. L’idea del romanzo ruota attorno a un equivoco, un mistero insinuatosi, quasi senza rumore, nella loro vita: una bugia, o forse soltanto un’omissione taciuta protratta nel tempo, giustificata dalla fragile illusione di aver agito a fin di bene.

Immagine in evidenza: Fornite da Vincenzo Mascellaro

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