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Eroica Fenice

Anna Luisa Pignatelli

Intervista alla scrittrice Anna Luisa Pignatelli

La scrittrice toscana Anna Luisa Pignatelli

Anna Luisa Pignatelli, voce affermata nel panorama della narrativa contemporanea, ha ricevuto per i suoi romanzi diversi plausi e premi, e ha conquistato sia il pubblico italiano che estero con la sua prosa intima e con il suo trattare temi complicati in maniera decisa e delicata al tempo stesso. Il romanzo Foschia (qui la nostra recensione), edito il 24 gennaio da Fazi Editore, è la sua pubblicazione più recente.

In merito a Foschia, Anna Luisa Pignatelli ha gentilmente concesso un’intervista ad Eroica Fenice

La sua carriera di scrittrice inizia nel 1989, ma quando nasce la passione per la scrittura?

Durante l’adolescenza leggevo molto, Maupassant, gli autori russi dell’Ottocento, Čechov in particolare. Credo che sia stata proprio quest’intensa attività di lettura e la predilezione per Čechov in particolare a trasmettermi la voglia e la curiosità di cimentarmi con la scrittura. Cominciai a scrivere dei racconti durante il tempo dell’università, che non riuscii a pubblicare, e da quel momento ho continuato a cimentarmi con la scrittura in tempi e modalità diverse.

I suoi romanzi sono molto apprezzati dalla critica italiana ed estera, e oltretutto ha vinto il Premio Lugnano con il romanzo Ruggine. Secondo lei, cosa amano maggiormente i lettori dei suoi romanzi?

Forse ai miei lettori piace l’intenso scavo psicologico presente nei mie romanzi, e soprattutto lo studio della malvagità in cui ci imbattiamo quotidianamente, e il fatto che i miei personaggi sono soli contro tutti e covano un senso di ribellione e che, anche se non riescono a vincere, lottano con tutte le forze senza scendere a compromessi.

Il 24 gennaio ha pubblicato con Fazi Editore il suo nuovo romanzo: Foschia. Il titolo rimanda a quella sensazione di “offuscamento” che, sotto diverse vesti, è presente in tutto il romanzo. È corretto? Che interpretazione ha voluto dare alla parola?

La foschia a cui alludo è prima di tutto uno stato d’animo, quello che prende la protagonista quando si trova in certe situazioni, quando si sente circondata da persone ostili e deve piegarsi alla volontà altrui, quando avverte fino in fondo la sua solitudine, o quando intuisce una verità che le viene tenuta nascosta. È un sentimento di alienazione, l’impossibilità di essere se stessa.

In Foschia ripercorre la vita di Marta, dall’infanzia all’età adulta. Un personaggio autobiografico?

No, nel senso che la mia storia è stata diversa: a differenza della protagonista, io avevo un buon rapporto con mio padre e non ho vissuto le situazioni che lei si trova ad affrontare. Come ogni scrittore ho però attribuito a Marta sentimenti che ho vissuto: come la voglia di ribellione, l’insofferenza per la vita familiare e per le regole sociali ipocrite e conformiste, il richiamo che esercitavano su di me, durante la mia giovinezza, i giovani che sognavano una società migliore e lottavano per ottenerla.

Il rapporto tra Marta e suo padre si basa su un sentimento a volte ambiguo, che stona un po’ con la figura paterna eroica a cui si è abituati. Quale impronta caratteriale ha voluto dare a questo secondo personaggio?

I rapporti fra padre e figlia, che comunemente si pensa siano caratterizzati da un sereno affetto e reciproco sostegno, spesso al contrario sono complessi, segnati dalla gelosia, dalla possessività, a volte dal desiderio, specie quando la madre non è presente nella famiglia, fisicamente o mentalmente, come nel caso della madre di Marta. Marta fa del padre, nell’infanzia e nell’adolescenza, il centro del suo universo. Poi si accorge che non è l’idealista che aveva pensato, che è ambiguo e falso, e ne rimane profondamente delusa. Il fallimento del loro rapporto segnerà la sua vita.

Fonte immagine: http://oubliettemagazine.com/2019/01/30/foschia-di-anna-luisa-pignatelli-il-gioco-dei-ruoli-tra-figlia-e-padre-vittima-e-carnefice/

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