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Eroica Fenice

Kevin Wilson e il suo Piccolo mondo perfetto (Recensione)

Kevin Wilson e il suo Piccolo mondo perfetto (Recensione)

Recensione del nuovo libro di Kevin Wilson, Piccolo mondo perfetto

Un grande complesso residenziale ospita diverse coppie di neo genitori, insieme ai loro primogeniti appena nati, che accettano di partecipare ad un progetto di educazione infantile, della durata di dieci anni. Un esperimento scientifico, ma più che altro sociologico, che tenta di rivoluzionare il concetto di “famiglia allargata”, è la chiave di volta del nuovo romanzo di Kevin Wilson, Piccolo mondo perfetto, appena pubblicato in Italia dalla Fazi editore.

Izzy è una ragazzina che nasconde la propria fragilità, sopraffatta dai ricordi di una triste infanzia, il cui presente è scandito dalla solitudine e da un padre non curante ed alcolizzato. Finché una mattina come tante durante una lezione di arte a scuola, Izzy si innamora del suo professore, Hal, un uomo fragile quanto lei e oscurato da una altalenante e rabbiosa nevrosi, oltre a un senso di profonda tristezza che purtroppo condizionerà irrimediabilmente il suo futuro. Personalità fragili ma per questo compatibili che, a discapito della differenza di età e dei problemi portati dalle loro rispettive esistenze, iniziano a credere ad un piccolo barlume di speranza quando scoprono di aspettare un bambino. Purtroppo, l’abisso di Hal è troppo grande per essere colmato e cade nella viscosa rete del suicidio durante il suo ricovero in una clinica psichiatrica a seguito di un incidente.

Kevin Wilson e le disfunzioni di una famiglia

Questo è solo il preambolo di Piccolo mondo perfetto, un’altra opera visionaria (ma non così tanto) di Kevin Wilson, dopo la raccolta Scavare fino al centro della Terra e La famiglia Fang (sempre pubblicati dalla Fazi), da cui nel 2015 fu tratto un film prodotto, diretto e recitato da Nicole Kidman e Jason Bateman. Si tratta ancora una volta di un’opera che pone al centro la famiglia, nella sua disfunzionalità, arrivando a creare scenari che sembrano essere all’apparenza irreali, ma che si scoprono essere, man mano che la narrazione si sviluppa, non tanto distanti dalla possibilità di accadimento.

In Piccolo mondo perfetto infatti, Wilson procede con razionalità, nonostante racconti e situazioni non convenzionali. A partire dal momento in cui i partecipanti al progetto vengono ingaggiati e “scelti”, perchè tutti accomunati da una scarsa speranza di vita al di fuori del complesso, per alcuni affettiva, per alcuni economica: il fautore è Preston Grind, psicologo e sociologo che avvalendosi dell’aiuto di tre esperti ricercatori e con quello economico della magnate Brenda Acklen, dà il via alla “Famiglia Infinita”, con l’obiettivo di arrivare a creare una comunità di persone, non legate da parentela, che si amino e che crescano i propri figli anche come figli degli altri: fratelli, sorelle, figli e genitori l’uno dell’altro.

Un progetto fondato su un’idealità che si trasformerà, almeno verso metà romanzo, in un’utopia: quali meccanismi, sentimentali e sociali, può creare il mettere insieme persone che non si sono scelti l’un l’altra? Un progetto pedagogico creato per soddisfare al meglio le esigenze dei bimbi facendoli crescere in una realtà protetta e piena che non avrebbe avuto modo di compiersi al di fuori. Per gli adulti cosa comporterà tutto ciò?

L’autore di Piccolo mondo perfetto riesce a portare il lettore verso la scoperta di tutto ciò, districandosi tra le piccole incrinature, tutto sommato prevedibili, e le diverse dinamiche tra i genitori. I cambiamenti, le rotture, il coinvolgimento nei rapporti sociali che vanno, di capitolo in capitolo e con il passare degli anni, a rovinare la “perfezione”, appunto, del nobile motivo iniziale. Soprattutto se si parte da una importante riflessione, ossia il motivo recondito per il quale Preston ha dedicato la sua vita al progetto: la necessità di una famiglia sana che non ha mai avuto, l’esigenza, che è in ognuno di noi, di essere amato senza condizioni.

C’è però una costante nella storia, così come una credibilità che Kevin Wilson riesce con pazienza a costruire. E si tratta proprio di Izzy, l’unica single tra i genitori, l’eccezione, la voce fuori dal coro, e la persona che meno probabilmente era adatta ad avere successo. Durante tutto il corso della storia, è Izzy ad essere più focalizzata sull’obiettivo rispetto agli altri personaggi, che finiranno per perdersi: partecipa perchè ha bisogno di crescere al meglio il figlio Cap, di dargli una speranza e una prospettiva di vita migliore, ciò che farebbe qualsiasi madre, nonostante ciò significhi condividere la sua ragione di vita con una comunità. Izzy è anche l’unica che sembra avere l’idea di un rapporto duraturo e sincero, come si vede dal legame con il suo datore di lavoro del ristorante, e forse è proprio questa consapevolezza e nobiltà d’animo che non la lascerà sconfitta. Riesce a trovare amore e condivisione, si scopre forte, certo con sacrificio e fatica, ma è l’unica ad arginare gli ostacoli e a non dimenticare se stessa.

Piccolo mondo perfetto indaga le relazioni sotto un ambiguo punto di vista, e la capacità di Kevin Wilson sta proprio nel dare credibilità agli eventi, incitandoci a riflettere sulle convenzioni sociali e soprattutto umane.

Ilaria Casertano

Kevin Wilson e il suo Piccolo mondo perfetto