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Eroica Fenice

Rabindranath Tagore

La casa e il mondo: il Bengala di Rabindranath Tagore

Recensione di La casa e il mondo, il romanzo edito Fazi del premio Nobel Rabindranath Tagore

Torna in libreria per Fazi Editore, con una nuova traduzione, La casa e il mondo, uno splendido ritratto dello Stato del Bengala all’alba del Ventesimo secolo, dello scrittore Premio Nobel per la Letteratura Rabindranath Tagore, il primo scrittore non occidentale a ricevere questo riconoscimento nel 1913.
La casa e il mondo è uno splendido romanzo a tre voci -tre potentissime voci l’una profondamente diversa dall’altra- che racconta non soltanto lo Stato del Bengala sconvolto, nei primi anni del Novecento, dalle rivendicazioni del movimento indipendentista indiano contro la dominazione britannica ma, in senso più ampio, il conflitto tra il proprio universo interiore, gli universi interiori di ognuno e la realtà storica che fa da sfondo alle complesse vicende dell’io che conosce altri io. Un romanzo dalla prosa delicata, poetica ed elegante che conduce il lettore attraverso le fila del racconto, congiungendo microcosmo e macrocosmo e svelandone i punti di contatto e le contraddizioni.

La casa e il mondo spalanca le porte sugli universi interiori di tre individui dalle personalità diverse e fortemente contrastanti, ne svela i segreti ed i pensieri più intimi, permettendo al lettore di riconoscere quelle voci come caratteristiche di quei personaggi e spingendolo a cambiare continuamente punto di vista, empatizzando ora con una voce, ora con l’altra. Il lettore incontrerà così, in principio, Bimala, nelle prime pagine del romanzo una perfetta moglie indiana, che ha bisogno di adorare il marito per poterlo amare, che ricerca in lui un rapporto gerarchico e “verticale”, una subordinazione che Nikhil, un uomo colto e moderno ma mite e politicamente moderato, dedito più alla speculazione filosofica e spirituale che all’azione, non desidera per un rapporto tra pari ma che accetta come “pegno” necessario alla donna che ama e rispetta profondamente. Vorrebbe sentire la voce più vera dell’io, al punto da spingerla a lasciare il gineceo domestico per conoscere il mondo fuori dalla porta di casa, mondo nel quale lei afferma di sentirsi fuori luogo, a disagio, ma che Nikhil desidera che lei conosca affinché possa sentirsi libera davvero in una condizione scelta e non costretta dalle convenzioni sociali.
La terza, imponente voce del romanzo è quella di Sandip, leader radicale del movimento indipendentista indiano, un io forte e avido, un incantatore d’anime che risponde alla legge naturale del volere per il soddisfacimento del proprio ego. Una personalità incredibilmente carismatica che riesce ad attrarre Bimala con la forza delle proprie idee, a tirarla fuori dall’isolamento domestico con l’irresistibile nenia della propria oratoria, rendendola la personificazione della dea della rivoluzione.
Sandip è l’uomo forte verso il quale Bimala vorrebbe riversare la propria adorazione, l’adorazione di cui lei sente di aver bisogno per poter amare un uomo, un uomo dall’ego fortissimo, abituato ad ottenere sudditanza e verticalità nei rapporti che instaura. Al contrario, quella di Nikhil è una personalità mite moderata, che nell’adorazione della moglie vede una sudditanza che reputa svilente in un rapporto tra pari e nella lotta armata, caldeggiata fortemente da Sandip, un pericolo per i più poveri, più che una risorsa, un riscatto.

Quello che si delinea nelle pagine del romanzo di Rabindranath Tagore è un pericoloso triangolo non soltanto tra Bimala e i due uomini, ma tra Bimala, l’attaccamento alle proprie radici, usanze e tradizioni, al proprio ruolo sociale fin d’ora mai messo in discussione, ed un nuovo, prepotente desiderio di emancipazione, libertà, indipendenza, per la patria e per sé: un triangolo in cui i due uomini rappresentano due modi differenti di intendere l’amor di patria e i suoi destini, due modi differenti di intendere la vita, la morte, il dovere.
Il romanzo di Rabindranath Tagore è un romanzo d’amore e politico insieme che cerca di risolvere la contraddizione, insanabile per una donna indiana di inizio Novecento, tra la casa e il mondo, dove casa e mondo non indicano soltanto la patria e il resto del mondo, il diritto alla libertà dell’India rispetto alla Gran Bretagna, ma i radicati ruoli di genere (la casa, fino ad allora percepita come rassicurante e confortevole) e l’ambizione di emanciparsi dagli stessi (il mondo, un territorio inesplorato, denso di pericoli ma seducente).

Fonte immagine: Ufficio Stampa.

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