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Eroica Fenice

Quanto manca per Babilonia

Quanto manca per Babilonia? torna in libreria con Fazi Editore

“Quanto manca per Babilonia?”, classico della letteratura irlandese, a grande richiesta è stato appena ripubblicato da Fazi Editore nella traduzione di Maurizio Bartocci. Uscito per la prima volta nel 1974, è il terzo romanzo della dublinese Jennifer Johnston e racconta la storia drammatica e commovente dell’avversata amicizia tra i due protagonisti Alec e Jerry.

Quanto manca per Babilonia?” è ambientato nel 1913: la prima Guerra Mondiale non è ancora iniziata ma se ne sente l’eco avvicinarsi, e anche la tensione tra l’Inghilterra e l’Irlanda serpeggia in tutta la storia. Non è solo un romanzo sulla guerra, sull’odio e sulla violenza, sulla loro inutilità e sul carico di dolore e lutti che generano. Nonostante il contesto sia tutto rivolto verso la guerra, “Quanto manca per Babilonia?” è un romanzo che racconta di amore e amicizia, che prova caparbiamente a opporre il bene all’orrore.

“Quanto manca per Babilonia?”: la trama

Quanto manca per Babilonia?” si apre con un flashback quasi immediato: un ufficiale, solo nella sua stanza con carta e penna, ripercorre i suoi ricordi ma ‹‹non c’è spazio per le speculazioni o per la speranza, nemmeno per i sogni›› perché sta aspettando di essere giustiziato. È l’ufficiale Alexander Moore, inglese, aristocratico e protestante, che si è arruolato nell’esercito britannico per le ragioni sbagliate: accontentare l’ambiziosa madre, scappare dalla sua inospitale casa e seguire l’amico Jerry, partito volontario per la paga e per prepararsi a servire la causa nazionalista irlandese.
Il romanzo è un lungo flusso, un memoriale senza capitoli, diviso tra l’Irlanda e le Fiandre. In Irlanda Alexander vive un’infanzia di agi ma in totale solitudine: un precettore cura la sua istruzione e il suo svago consiste nel dare da mangiare ai cigni del lago in compagnia dell’algida madre, affascinante e capace di guizzi di vera perfidia. Il padre, pur affezionato al figlio, è silenzioso e arrendevole con la moglie. Il giovane Alec rappresenta l’unico punto di contatto tra i due coniugi, chiusi in una ‹‹solitudine selvaggia›› alla quale hanno condannato anche il figlio.

Quando incontra Jerry, coetaneo e figlio di contadini, cattolico, spirito libero e rivoluzionario, scopre l’amicizia e la gioia delle passioni in comune e il piacere della conversazione, assente in casa. Il sogno dei due ragazzi è aprire un maneggio insieme e dedicarsi ad allenare cavalli: Alec è un intenditore e Jerry un capace cavaliere, ma Alec è un ingenuo mentre Jerry è consapevole della loro siderale distanza sociale. La madre di Alec ostacolerà la loro amicizia – una ‹‹relazione sconveniente›› – facendo ripiombare Alec nella routine delle tristi vicende domestiche della loro casa.

Il grido di un uomo oltre il filo spinato

È quando la storia si sposta nelle Fiandre, in trincea, che lo stile di Jennifer Johnston si svela in tutta la sua originalità e la sua compattezza. Con una scrittura implacabile ed essenziale cala la storia nell’inferno delle trincee, condensando il passaggio dalla fattoria al fronte nel grido di un uomo al di là del filo spinato, ‹‹ma non si trattava di un grido prolungato; l’intensità cresceva e poi calava, si dissolveva, perdendosi a vote in un borbottio, e a volte scendeva il silenzio. Nei momenti di silenzio era comunque impossibile dimenticarsi di quel grido, restando nell’attesa che ricominciasse. I soldati odiavano quel grido quanto me. L’odio gli si leggeva sugli occhi.››
Questa immagine, e le altre poche immagini a cui fa ricorso Johnston, permettono di comprendere quanto la sua narrazione sia fedele alla vita. Non ci sono barocchismi, né esagerazione della trama o delle descrizioni, ed è sorprendente tanto il realismo della storia quanto la sua naturalezza.

Anche i fitti dialoghi tra Alec e Jerry contribuiscono all’efficacia dello stile di Johnston, prendendo il posto dei silenzi elettrici e nervosi delle vite esterne alla loro amicizia e scavalcando ogni presunto contrasto culturale e sociale, soprattutto grazie al cupo umorismo sulle differenze tra britannici protestanti e irlandesi cattolici.
Il ricorso frequente ai versi e alle rime è l’espediente che Johnston fornisce ai personaggi per colmare i vuoti dell’incomunicabilità, usando vecchie filastrocche di bambini – una delle quali prestata al titolo del romanzo – o intere strofe di Byron, o preghiere in latino. La poesia diventa l’archivio da cui attingono Alec e Jerry per creare un linguaggio condiviso ed esprimere le loro emozioni incomunicabili nei momenti cruciali. È l’insolito collante tra due anime buone, disposte a violare le regole sociali e leggi di guerra per difendere il loro rapporto e rispondere solo alla propria coscienza.

“Quanto manca per Babilonia?” di Jennifer Johnston, Collana Le Strade, Fazi Editore. pp. 198. Prezzo 18 euro, disponibile in ebook.

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