La faglia empirea è una silloge poetica scritta da Rosaria Scialpi e pubblicata dall’Associazione Culturale BRÉ edizioni.
Ne La faglia empirea, Rosaria Scialpi sembra seguire due fili narrativi: da un lato la poesia nelle sue intime essenze, dall’altro il mito, con i suoi valori e le sue valenze universali. Un intreccio di contenuti che si fa anche intreccio di forme e di intenzioni: «La poesia di Rosaria Scialpi è una frontiera, una lacerazione, un confine – orizzonte», riprendendo un pensiero inciso da Pierfranco Bruni nell’Introduzione al testo. Una silloge, insomma, che raccoglie lacerti di parola e di silenzio, di intimo e di sociale, di comprensibile ed incomprensibile, lasciando sempre il detto sul filo del non detto e le parole sospese a mezz’aria in un metaforico andare e tornare ricorsivo fra i versi che compongono la silloge.
Indice dei contenuti
Dettagli dell’opera “La faglia empirea”
| Dettaglio | Informazione |
|---|---|
| Autrice | Rosaria Scialpi |
| Editore | BRÉ edizioni |
| Genere | Poesia |
| Temi principali | Mito, memoria, introspezione |
Le emozioni che Rosaria Scialpi intende comunicare ai suoi lettori restano continuamente in sospensione, finendo per disegnare un ritratto di segni e di suoni in mescolanza, di immagini e suggestioni in continuo chiaroscuro, tra viaggio fisico ed interiore, confessione, tempo e memoria.
Questi alcuni dei temi che emergono dalla lettura dei versi de La faglia empirea e di cui abbiamo dialogato con l’autrice, Rosaria Scialpi.

La faglia empirea: intervista a Rosaria Scialpi
Genesi della raccolta
La faglia empirea è la sua recente raccolta di poesie: qual è la sua genesi?
Ebbene, La faglia empirea nasce, come sovente mi accade, in maniera spontanea, da una suggestione. È nata al termine di una visione di un documentario su Bosch e in modo particolare riflettendo sul suo trittico ligneo. Da quel momento è stato uno scrivere ininterrotto, un fiume in piena di parole, a cui poi ho dovuto porre gli argini e dare forma.
Struttura e temi
Le sezioni del testo scandiscono un ritmo preciso sui temi del ricordo, della confessione, del mito: qual è stato l’iter compositivo che l’ha portata a tale scelta?
Quando mi rendo conto che un mio scritto ha organicità e potrebbe quindi avere come destinazione la pubblicazione, cerco sempre di cancellare l’eccesso, di depennare il più possibile. C’è sempre un grande labor limae dietro i miei versi poiché ritengo che in poesia sia facile cadere nell’errore dell’eccesso: preferisco, da questo punto di vista, lasciare spazio al mistero poetico. Questa è la prima fase del processo, seguita poi dalla scrematura di eventuali componimenti che non ritengo in linea con il resto della silloge e infine la suddivisione in sezioni. Ecco, riguardo a questo ultimo punto, devo ammettere che, nella maggior parte dei casi, è avvenuta in maniera naturale mentre scrivevo, come se la mia stessa mente avesse deciso di immettere nel mondo quei versi per gruppi. Per quelle poesie che invece sono nate singolarmente, è stato facile trovare comunque loro una “casa”. In linea di massima, infatti, la silloge risulta suddivisa per temi e quindi è stato naturale dare loro collocazione. Infine, lo ammetto, ho voluto anche attuare un gioco di corrispondenze interne fra le diverse sezioni, attraverso le ricorrenze di collocazione, di parole, di suoni o di argomenti che tornano intersecandosi fra loro anche a distanza di molte pagine. Un processo per me necessario perché questa silloge può essere compresa appieno solo se letta nella sua interezza, ponendo attenzione anche agli spazi fra le parole, al non detto.
Significato della poesia
Nell’Introduzione al suo testo si legge che esso può essere inteso come «una frontiera, una lacerazione, un confine – orizzonte», riflessione tra l’altro presente a più riprese all’interno de La faglia empirea: cos’è per lei la poesia? Cosa custodisce, cosa tramanda e di quale alfabeto metaforico si fa, per lei, voce?
La poesia, soprattutto oggi, è un atto di fede e resistenza. La mia poesia, pertanto, nasce anzitutto da un’esigenza di espressione, da un inarrestabile moto interiore che non trova pace se non passando attraverso la crisi che conduce all’atto creativo per mezzo della parola poetica. D’altronde, e a conferma di ciò, non ricordo un periodo della mia vita in cui la poesia, seppure nelle sue molteplici forme, non sia stata presente; e non avrebbe potuto essere diversamente. Forse, il modo più efficace per dare un’idea di cosa rappresenti per me la poesia è ricorrere ad alcune parole di Caproni e cioè: «Poesia significa in primo luogo libertà: libertà e disobbedienza di fronte a ogni forma di sopraffazione o di annullamento della persona…».
Mito ed espressione di sé
La profonda espressione di sé e l’universale mitico: in che modo ha inteso fondere tali linguaggi poetici all’interno dei suoi versi?
La poesia trascina sempre con sé il peso della persona, in un percorso che oscilla fra l’immaginifico, il metafisico e il reale concreto. Di conseguenza, è impossibile, quantomeno per come la vivo io, che i diversi piani della mia esistenza non si incrocino. È sempre una questione di dialogo: un dialogo fra me e ciò che scrivo, fra me e ciò che leggo, fra ciò che leggo e ciò che scrivo, fra ciò che sono e che ciò che mi perturba, fra i miei dubbi e le mie poche certezze. Una costante e irrefrenabile dialettica dialogica. Ed è proprio così che il mito penetra i tratti esistenzialisti della mia scrittura. Sono inoltre convinta che il mito, con la sua dimensione a-temporale e quel suo linguaggio archetipico, parli all’essere umano della sua matrice ontologica principale senza dover ricorrere a ulteriori strumenti di mediazione. Il mito è infine stato un mezzo per dare voce a quelle figure femminili alle quali, sebbene immaginarie, la voce stessa è stata brutalmente sottratta. Si prenda per esempio Arianna (Ariadne), sempre ricordata per essere stata lasciata da sola a Nasso, colei che ha sacrificato tutto per un codardo che l’ha “sedotta e abbandonata” e che ha poi sposato sua sorella Fedra. Tuttavia, spesso si dimentica che, nella versione più antica del mito, ella aveva a Creta un ruolo di preminenza ed era venerata al pari degli dei; ci si dimentica, allo stesso modo, dei suoi natali divini e che quindi l’assurgere al ruolo di dea nell’Olimpo era quasi un suo diritto di nascita più che la naturale conseguenza del matrimonio con Dioniso, interpretato sempre come suo salvatore ma che, in molte altre versioni, è colui che determina l’abbandono da parte di Teseo o che, addirittura, la uccide vilmente per gelosia. Lo stesso ho fatto con Eva, Persefone, Mnemosine e tante altre.
Progetti futuri
Quali sono i suoi progetti futuri di scrittura? Cosa può anticipare ai nostri lettori?
In questo periodo ho iniziato a pensare che potrebbe essere una buona idea trasformare la mia tesi di laurea magistrale in Letteratura inglese in un saggio che potrebbe effettivamente rappresentare una novità nello scenario editoriale italiano nell’ambito dei Gender e Postcolonial studies e della Literary geography. Ho inoltre ricevuto sollecitazioni da alcuni miei studenti del mio corso di Storia delle donne d’Italia – Dalle origini all’Ottocento per la scrittura di un saggio divulgativo che esplori maggiormente i temi trattati. E poi c’è il mio imperituro amore per due mondi sempre visti come affini, ma che non lo sono necessariamente: la fiaba – che in verità affonda i suoi natali ai primordi del tempo e non ha confini anagrafici – e la letteratura per l’infanzia, soprattutto quella rodariana. Chissà… Insomma, c’è qualcosa che bolle in pentola, ma non è ancora il caso di metterlo in tavola!
Rosaria Scialpi: l’autrice de La faglia empirea
Articolo aggiornato il: 30 Gennaio 2026

