Il romanzo La linea sottile tra di noi, esordio della giovane scrittrice Mariarita Geografo, è stato pubblicato dalla casa editrice Dialoghi Edizioni ed è attualmente disponibile online nei vari store. L’opera nasce involontariamente dall’esigenza di dar voce e sfogo alle proprie emozioni. A dar vita a questo racconto ci sono personaggi spigolosi e proprio per questo autentici.
| Informazioni sul libro e sull’autrice | Dettagli principali |
|---|---|
| Titolo del libro | La linea sottile tra di noi |
| Autrice | Mariarita Geografo |
| Casa Editrice | Dialoghi Edizioni |
| Genere letterario | Young Adult Contemporaneo |
| Tematiche principali | Crescita, costruzione dell’identità, amore, solitudine, vulnerabilità |
Indice dei contenuti
Conosciamo l’autrice: chi è Mariarita Geografo?
Mariarita Geografo nasce a Napoli il 22 novembre 2002, ed è attualmente una studentessa iscritta alla facoltà di Lettere Moderne presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. La sua più grande passione è la scrittura, strumento essenziale con cui dà respiro e forma ai propri sentimenti e pensieri. La linea sottile tra di noi costituisce il suo primo romanzo, nato dal desiderio di esplorare i temi complessi che caratterizzano la sfera individuale di ognuno di noi.
Abbiamo avuto la possibilità di intervistare l’autrice per scoprire l’evoluzione del suo processo creativo e tanti aspetti della sua opera.
Intervista all’autrice: il processo creativo
Qual è il punto di partenza di questo libro? Cosa ti ha ispirato ma soprattutto cosa ti ha spinta a scriverlo? L’opera nasce da un’urgenza comunicativa e ha uno scopo ben preciso? Raccontaci un po’ del processo creativo e della realizzazione di questo tuo prodotto.
Il mio romanzo non ha un punto preciso di partenza, nel senso che non ricordo esattamente quando è iniziato il processo di scrittura. Durante l’emergenza Covid col lockdown sentivo l’esigenza di fare qualcosa per scappare almeno con la fantasia. Così ho iniziato a scrivere giusto per avere un po’ di leggerezza durante la giornata, ma non immaginavo che sarebbe uscito un vero e proprio romanzo, come dico sempre alle mie amiche: “Scarabocchiavo sul foglio Word”. Poi, ad un certo punto, rileggendo quello che scrivevo, ho capito che quello che stavo scrivendo aveva un senso logico. Così ho unito i testi, mi sono creata una trama e ho cercato di far il mio meglio per mettere tutto ciò insieme. Quindi, non avevo uno scopo ben preciso, ma questo romanzo nasce in un momento in cui a tutti mancavano i contatti umani e allora facevamo di tutto per sentirli: io con la scrittura e qualcun altro in un altro modo. Alla fine, l’ho riletto almeno dieci volte e mi piaceva tantissimo, allora ho deciso di rischiare. Nasce così “La linea sottile tra di noi”.
Il titolo evocativo e il suo significato
Il titolo sembra avere una forma delicata, ma al tempo stesso la forza espressiva adeguata a catturare l’attenzione dei lettori. Ci spieghi più nel dettaglio da dove nasce l’idea di questo titolo e quale significato nasconde?
Il titolo del romanzo all’inizio non doveva essere “La linea sottile tra di noi”. Infatti, avrebbe dovuto essere “Ci siamo mancati per un soffio”. Poi, lavorando mi sono resa conto che tra le emozioni dei protagonisti c’era sempre questa linea sottile tra “bugia e verità”, “tra ciò che era giusto fare o no”, “tra il vivere le emozioni o reprimerle” oppure ancora “tra il restare e scappare”. I protagonisti del mio romanzo percepiscono sempre questa linea come un confine, quindi da qui l’idea di intitolarlo in questo modo. Penso che questo titolo sia molto evocativo perché rappresenta un confine fragile e quasi invisibile tra due persone. Può riferirsi a tante situazioni differenti perché è quella “zona incerta” dove i sentimenti, le emozioni, le situazioni non sono netti, ma sfumati. Su questa sfumatura si basa il mio intero romanzo: quella di vivere costantemente sul confine tra ciò che potrebbe essere e ciò che, forse, non sarà mai.
Il genere e la trama
Entrando più nel vivo dell’opera, a quale genere afferisce il libro? E soprattutto, com’è composta e caratterizzata la struttura narrativa?
Se dovessi catalogare il mio romanzo con un genere narrativo direi che per me è un Young Adult Contemporaneo perché è pensato principalmente per i giovani adulti, ma allo stesso tempo nel mio romanzo vengono trattati temi molto importanti come la crescita e la costruzione dell’identità, l’amore complicato e i “quasi” delle relazioni, la comunicazione mancata, la solitudine, la paura della vulnerabilità, il cambiamento dei rapporti nel tempo e tanti altri senza fare spoiler. Ovviamente per pubblico YA si intende un pubblico che parte dai 12 anni quindi se tu mi chiedessi perché gli affido questo genere ti direi che secondo me può essere letto anche da ragazzi più piccoli, perché penso che i ragazzi di questa generazione siano molto svegli, informati e intelligenti e che il mio romanzo potrebbe sensibilizzarli sotto determinati aspetti. Però, nonostante ciò, io non lo reputerei un romanzo di formazione.
Invito al lettore
Se ti dovessero chiedere di riassumere in tre aggettivi il libro quali useresti per invogliare il pubblico ad acquistarlo e leggerlo? Cosa differenzia La linea sottile tra di noi da altri prodotti editoriali?
Il primo aggettivo sarebbe “intenso” perché penso che i miei personaggi vivano le emozioni fino in fondo: amore, confusione, desiderio, dolore. Nessuna emozione è superficiale. Il secondo sarebbe “autentico” perché le relazioni nel mio romanzo non sono idealizzate ma sono imperfette, realistiche e spesso frustranti proprio come accade nella vita vera. Il terzo sarebbe “diretto” perché mostra le fragilità senza filtri e fa vedere anche le parti più scomode come la paura, il rifiuto o ancora il caos emotivo. Quindi, lo definirei un romanzo intenso, autentico e diretto. Non credo che si possa differenziare dagli altri prodotti editoriali per la trama, ma credo si possa differenziare per il modo in cui viene raccontata e vissuta. Uno degli aspetti distintivi del mio romanzo è il modo in cui viene raccontato l’amore. Il romanzo si muove continuamente in quella zona ambigua e profondamente contemporanea delle relazioni non definite, dei “quasi”, dei sentimenti che esistono ma che non riescono a trovare una forma stabile. I personaggi, inoltre, non sono mai idealizzati. Non ci sono figure perfette o completamente risolte: ognuno porta con sé fragilità, limiti e contraddizioni. Questa scelta a mio parere rende i personaggi più veri, più umani, e permette al lettore di riconoscersi in loro, anche quando compiono scelte discutibili e dolorose. La protagonista, ad alcuni, potrebbe risultare “antipatica” o “spigolosa” proprio perché non volevo che il mio personaggio piacesse a tutti. Volevo soltanto che fosse un personaggio vero. E la verità è che una persona sbaglia, ferisce, prende decisioni che non sempre tutti condividiamo. E per me è proprio lì che si diventa credibili. L’obiettivo non era “piacere”. Sofia è una donna che sceglie, anche quando scegliere costa. E spesso paga il prezzo delle sue scelte. Per me era importante questo: non proteggerla, non giustificarla ma semplicemente “lasciarla essere”. Se, a volte, i miei personaggi fanno arrabbiare, dividono o mettono a disagio, allora significa che funzionano. Perché vuol dire che non sono personaggi costruiti, ma delle figure in cui, nel bene o nel male, ci si riconosce.
Sguardo al futuro
Questo romanzo rappresenta l’inizio della tua carriera da scrittrice? Quali progetti ti attendono per il futuro? Già stai lavorando a qualcosa e se sì, puoi dirci qualche piccola anticipazione?
Non so se questo romanzo rappresenti l’inizio della mia carriera come scrittrice. Ho iniziato a scrivere per gioco, per “sfuggire alla realtà”. Quindi, non era premeditato. Ovviamente, essendo una studentessa di studi umanistici mi farebbe molto piacere, ma vedremo ciò che la vita ci riserverà. Sono aperta anche ad altre opportunità e ho anche altri sogni. Continuo a scrivere i miei “scarabocchi” ma non so se diventeranno qualcosa di concreto. In questo momento scrivo quando posso e quando ho tempo per dar sfogo alle mie emozioni. Non ho in programma la lavorazione di un altro romanzo. Poi, come mi piace sempre dire: chi vivrà, vedrà. Sicuramente non abbandonerò e non ho abbandonato l’idea di scrivere.
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