La ragazza fuggita da Auschwitz di Ellie Midwood | Recensione

La ragazza fuggita da Auschwitz di Ellie Midwood | Recensione

Ellie Midwood racconta la vera storia di Mala Zimetbaum, la ragazza ebrea fuggita da Auschwitz

Recente pubblicazione della casa editrice Newton Compton, La ragazza fuggita da Auschwitz (The girl who escaped from Auschwitz) è un romanzo di Ellie Midwood, premiata autrice di romanzi storici con uno spiccato interesse per la tematica dell’Olocausto, presente in altri suoi romanzi (La violinista di Auschwitz, edito dalla stessa casa editrice). Nel romanzo La violinista di Auschwitz, il lettore incontrerà, questa volta nel ruolo di protagonista, la violinista Alma Rosé, già conosciuta come Frau Alma nel romanzo La ragazza fuggita da Auschwitz.
In entrambi i casi, si tratta di romanzi basati su storie realmente accadute, personaggi realmente esistiti, testimonianze dirette ed indirette. È il caso della storia d’amore tra Mala e Edek, giovani polacchi internati nel campo di concentramento di Auschwitz, raccontata da Wislaw Kielar, personaggio centrale nella vicenda narrata, amico di Edek sopravvissuto allo sterminio e fonte primaria del romanzo di Ellie Midwood, scritto con grande perizia, attenzione alla veridicità storica e all’uso delle fonti, ma senza scivolare in un saggismo eccessivo per un romanzo e restando, invece, appassionante ed emozionante come un romanzo dovrebbe essere.

Mala Zimetbaum fa parte di quella che è considerata l’élite del campo. Interprete delle SS e staffetta del campo, un’ebrea “più utile da viva che da morta” agli occhi dei nazisti, Mala vive in condizioni nettamente migliori di quelle degli altri prigionieri e sfrutta il suo privilegio per salvare quante più vite possibili, fornendo agli internati che incontra tutto ciò di cui possono aver bisogno, dal cibo alle informazioni riservate, e finanche fornendo il suo prezioso contributo alla resistenza, mettendo a repentaglio la sua stessa vita. È così che la giovane conosce Edek, prigioniero politico che nel campo lavora come carpentiere e che, dal primo giorno all’ultimo, dedica tutte le sue energie ad un piano rischioso ma necessario: l’evasione dal campo di concentramento. L’amore che sboccia, tenero e assieme maturo, tra i due giovani, è uno schiaffo in pieno volto all’annientamento promosso dal campo, la celebrazione della vita in mezzo alla morte. 
La fuga dal campo è progettata nei minimi dettagli: Mala avrebbe indossato un’uniforme da carpentiere e coperto la testa con un lavandino, Edek avrebbe indossato l’uniforme nazista fornitagli dal kommandofürer Lubusch, un ufficiale nazista che collaborava con i detenuti e che aveva stretto con Edek un particolare legame, tale da spingerlo ad aiutarlo anche a costo della sua stessa vita. In questo modo, e provvisti di uno speciale lasciapassare per uscire dal campo fornito da Mala, i due giovani avrebbero potuto lasciare il campo senza destare sospetti, fingendosi un internato il cui lavoro si rende necessario fuori dal campo e l’ufficiale nazista deputato a scortarlo fuori di lì.

Dell’amore di Mala ed Edek oggi restano soltanto due ciocche di capelli, una nera e una bionda, intrecciate, unite per l’eternità, come le loro anime in un altrove, ciocche strette in un foglietto di carta che reca i loro nomi e le loro matricole di riconoscimento – Mala Zimetbaum 19.800 e Edward Galinski 531 – consegnato da un kapò a Wislaw Kielar dopo la loro pubblica esecuzione, a ricordare ancora una volta l’orrore del piano nazista e celebrare il coraggio e l’amore della coppia, che ha trovato la forza di sperare e di reagire anche in mezzo all’inferno.

Un romanzo forte e commovente, una storia vera che merita di essere conosciuta e raccontata, per non dimenticare.

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A proposito di Giorgia D'Alessandro

Laureata in Filologia Moderna alla Federico II, docente di Lettere e vera e propria lettrice compulsiva, coltivo da sempre una passione smodata per la parola scritta.

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