La vendetta degli dei, di Hannah Lynn | Recensione

La vendetta degli dei, di Hannah Lynn | Recensione

Un romanzo in cui la figura di  Clitennestra mostra quanto sia difficile essere donna in un mondo di uomini, nell’antica Grecia come nell’epoca a noi  contemporanea

“La vendetta degli dei” è il nuovo romanzo della scrittrice inglese Hannah Lynn, edito da Newton Compton Editori e da poco tempo disponibile nelle librerie. Dopo la pubblicazione de “Il segreto di Medusa”, divenuto fin dalla prima uscita un vero e proprio bestseller tradotto in molti Paesi per il suo grande successo, l’autrice ha infatti dato alla luce il suo secondo romanzo che entra a far parte della serie “Greek Woman”.

La vendetta degli dei: la recensione

La trama

Hannah Lynn ne “La vendetta degli dei” recupera il mito greco di Clitennestra, principessa spartana e moglie di Agamennone, “il re dei re” di Micene alla guida della grande spedizione greca contro Troia per aiutare il fratello Menelao a riportare in patria sua moglie, Elena, la sorella di Clitennestra, fuggita per amore di Paride nella città del re Priamo. In particolare, l’autrice rievoca la storia di Clitennestra partendo dalla narrazione della morte della figlia Ifigenia, sacrificata dal padre Agamennone per propiziarsi la dea Artemide che impediva alle navi greche di salpare per Troia. La perdita della figlia per mano del marito è solo uno dei tanti dolori e sofferenze che Clitennestra subisce da parte Agamennone: per sposarla infatti il figlio di Atreo ha ucciso il suo precedente marito Tantalo e Alessandro, il loro figlioletto ancora in fasce. Il racconto attraversa la psicologia e i sentimenti che prova questa donna, questa madre che vuole proteggere a tutti i costi gli altri suoi figli Crisotemi, Elettra e Oreste. Nei dieci anni di assenza di Agamennone da Micene durante la guerra di Troia, Clitennestra si ritrova a gestire il regno da sola con grande coraggio, cresce i suoi figli, conosce Egisto, cugino di Agamennone che presto diviene il suo amante. Il ritorno del marito in patria dopo la vittoria a Troia la spinge a progettarne l’omicidio e a metterlo in atto, cadendo lei stessa vittima del vortice di omicidi e vendette che macchia di sangue l’intera stirpe di Agamennone dai tempi più antichi. Ma non è finita qui: secondo la legge degli dei un figlio deve sempre vendicare la morte del proprio padre. Cosa farà Oreste? Compirà la volontà degli dei o ascolterà il suo cuore e l’amore che prova per sua madre?  

Una storia antica

La storia di Clitennestra e della sua famiglia rappresenta uno dei filoni della mitologia greca più famosi. La saga familiare dei discendenti di Atreo si intreccia con le vicende della guerra di Troia e del destino degli eroi greci dopo il rientro in patria narrato nei racconti detti dei “Nostoi”, dal greco “viaggi di ritorno”. Ci sono riferimenti al mito di Clitennestra nell’Odissea ma è il teatro greco di Eschilo, Sofocle ed Euripide che mostra la centralità della figura della regina di Micene, ritratta come protagonista o personaggio delle loro varie opere teatrali. Per il teatro latino invece abbiamo Seneca, Livio Andronico e Lucio Accio. In epoca moderna, inoltre, Martha Graham, danzatrice e coreografa statunitense, ha sfruttato i temi del mito di Clitennestra per realizzarne un balletto dall’omonimo titolo.

Ritessere i fili di Aracne: riscrittura del mito di una donna

“Le storie dell’Antica Grecia sono, a volte, complesse come gli intricati disegni delle ragnatele di Aracne”, scrive la Lynn nelle primissime battute della prefazione al romanzo. Non è un caso forse che gli studi comparatistici sulle riscritture e i rapporti intertestuali utilizzino come metafora letteraria proprio il mito di Aracne: il racconto mitologico costituisce il grande vaso di Pandora che contiene i paradigmi, i valori universali e primordiali dell’umanità. Molti studiosi ritengono che la letteratura dopo la prima esperienza omerica di narrazione non sia altro che una riscrittura dei temi e delle storie del mito classico che, proprio perché universali, si adattano alle varie epoche e alle culture dei popoli che si susseguono nel tempo e nel mondo: un continuo riavvolgere e tessere insieme i fili di Aracne per vedere che trama il tessuto testuale può assumere nella storia dell’esistenza umana. Ed è questa l’operazione compiuta dalla Lynn ne “La vendetta degli dei”: riscoprire un personaggio mitologico come Clitennestra per riconsegnarlo alla modernità ma anche per dargli una seconda possibilità narrativa. Dalla letteratura e dal teatro classico, infatti, l’immagine che emerge di Clitennestra e che sicuramente è impressa nella mente di tutti da sempre è quella di una donna perfida, spietata, senza scrupoli. Una donna che viene abbindolata dal suo amante, Egisto, e che, senza pietà e in preda ad una furia irrazionale, uccide il marito Agamennone, il grande re, colui che ha garantito insieme agli altri grandi eroi greci la vittoria a Troia. Ma questa è solo la superficie del racconto del mito. L’autrice invece ha deciso di scavare nei meandri della psiche, delle sensazioni e dei pensieri ma anche della storia precedente di questa donna per avvicinarla ai lettori moderni, per mostrare, fin dalle prime pagine, quanto questo mito sia intriso di tematiche della nostra attualità.

 Donna, moglie, madre, amante, assassina

Quale è, dunque, tra questi il ruolo che più calza a pennello su questa figura di donna recuperata dal passato mitico? Tutti. Clitennestra è un personaggio dalle mille sfaccettature, ma è in primis una donna in una società in cui sono gli uomini che contano e che hanno il pieno potere. Clitennestra è moglie e madre: questi sono gli unici ruoli che può ricoprire in una società maschilista e patriarcale come quella greca. E il suo essere donna sembra autorizzare il marito Agamennone a fare di lei ciò che vuole, a infliggerle sofferenza, umiliazione, violenza, a strappargli l’amore della sua vita e il figlio appena nato solo per il desiderio di possesso. “La bellezza: il più corrotto dei doni. Il fatto di essere bella non impediva alle mani di un uomo di picchiarti. Né impediva che i suoi occhi- e il resto di lui- si allontanassero quando si stancava di dividere il letto ogni notte con la stessa persona”. Queste parole rispecchiano la condizione di molte donne che ancora oggi devono subire i soprusi e le violenze dei propri uomini. Clitennestra vuole proteggere le sue figlie da questo destino crudele, “per quanto una donna potesse essere al riparo dall’ingiustizia del mondo”. Ed è quello che accade alla figlia Ifigenia, sacrificata dal padre per poter partire per Troia, una morte che manda in frantumi definitivamente il cuore di Clitennestra, il cuore di una madre. I suoi figli sono la sua unica ragione di vita, la sua unica gioia, sempre, nonostante ad un certo punto Clitennestra conosce di nuovo l’amore vero con Egisto, colui che “l’aveva riportata in vita, e accanto a lui sentiva di aver ripreso a splendere”.  Dopo il dolore immenso che una madre prova per la perdita di un figlio, Clitennestra risorge dalle sue stesse ceneri come la Fenice, si rialza più forte e coraggiosa di prima e sempre più decisa a proteggere i suoi figli da un padre che per il proprio interesse personale farebbe qualsiasi cosa senza alcuno scrupolo, neppure nei confronti dei suoi stessi figli. Da qui si insinua in Clitennestra, sempre più insistente, il desiderio di assassinare il crudele artefice di tutte le sue sofferenze.

Vendetta o giustizia?

Tutta la saga di Atreo e dei suoi discendenti è attraversata da infiniti tradimenti tra consanguinei, da una serie di orribili e sanguinosi omicidi per sete di potere, per vendicarsi di altre uccisioni o per assecondare la volontà degli dei. Ad un certo punto non si riesce neanche più a distinguere chi sia la vittima e chi il carnefice, ognuno è macchiato del sangue dell’altro. Il culmine di questa spirale infernale di morte arriva proprio nel punto dell’uccisione di Agamennone da parte di Clitennestra. Ma qual è il motore di questo spargimento di sangue? Il desiderio di giustizia o la brama di vendetta? La regina di Micene pugnala il marito per fare giustizia per la morte di Ifigenia e per proteggere i suoi figli o per vendetta nei confronti di un marito violento e che l’ha sempre considerata un oggetto, una sua proprietà? Ad Oreste viene richiesto dal Dio Apollo di vendicare la morte del padre, ma cosa dovrebbe scegliere? Il rispetto per gli dei o l’amore di sua madre? E perché un figlio deve vendicare la morte del padre e una madre non può avere giustizia per l’uccisione di due dei suoi figli? Sono tutte domande che il lettore, attraversando la vivida e lucida narrazione della Lynn è portato inevitabilmente a porsi, in un romanzo di grande attualità nell’atmosfera dell’antichità greca.

Fonte immagine: Newton Compton Editori

 

 

A proposito di Rosaria Cozzolino

Sono nata il 13 marzo 1998 a Pollena Trocchia (NA). Fin dall’infanzia ho sempre cercato nuovi modi per esprimere la mia creatività e il mondo delle arti mi ha sempre affascinata e attratta. Ho frequentato per quattordici anni la scuola di danza classica e contemporanea “Percorsi di Danza” di Angelo Parisi, per poi abbracciare un’altra mia grande passione, il teatro, entrando nell’ “Accademia Vesuviana del Teatro e del Cinema” di Gianni Sallustro. La letteratura e la cultura umanistica in tutte le sue sfaccettature sono da sempre il faro costante della mia vita e ho deciso di assecondare questa mia vocazione frequentando il liceo classico Vittorio Imbriani di Pomigliano D’Arco (NA). Nel 2017 mi sono iscritta alla facoltà di Lettere Moderne presso l’università Federico II (NA) e ho conseguito la laurea nel luglio 2021 con una tesi in Letterature Moderne Comparate. Al momento sono specializzanda in Filologia Moderna sempre presso la Federico II e continuo a coltivare tanti interessi: la lettura, il cinema, le serie tv, il teatro, l’arte ma anche i viaggi e la scoperta di posti nuovi. Credo fermamente che la cultura sia il nutrimento migliore per l’anima ed è quello che vorrei trasmettere con la scrittura.

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