Libri e cazzotti e Il paradiso al primo piano, di Tullio Pironti | Recensione

Libri e cazzotti

 

Nel ricordo di Tullio Pironti, editore napoletano scomparso nel settembre del 2021, attraverso due autobiografie che ce ne fanno riscoprire l’umanità e la tenacia. 

Libri e cazzotti e Il paradiso al primo piano, l’autore

Sono trascorsi poco più di cinque mesi dal 15 settembre 2021, quando Napoli ha perso uno dei suoi migliori editori, Tullio Pironti.
Dopo aver ereditato la libreria paterna, Tullio Pironti vi annette nel 1972 l’attività di editore, riuscendo a pubblicare, in quasi cinquant’anni, un catalogo di più di settecento opere.
Soprattutto negli ultimi vent’anni del Novecento, Pironti veste i panni del tipico libraio-editore napoletano che, con originalità e mirati investimenti, arriva a tenere il passo dei grandi marchi editoriali del Nord. Reinvestendo i guadagni delle vendite dei libri scolastici – ottenuti soprattutto nei mesi di settembre e ottobre – acquista i diritti per la pubblicazione di autori inediti in Italia, il cui successo fa sì che il suo nome appaia nelle classifiche dei best-sellers nazionali. Pubblica opere inedite di Giuseppe Marrazzo, Fernanda Pivano, Mario Luzi; acquista, primo in Italia, i diritti d’autore di sconosciuti scrittori americani divenuti grandi successi (Bret Easton Ellis, Raymond Carver, Don DeLillo); è tra i primi editori italiani a pubblicare il Premio Nobel egiziano Naghib Mahfuz tradotto in italiano. È autore egli stesso di due autobiografie e di una sceneggiatura per un film sulla sua vita: Libri e cazzotti, Il paradiso al primo piano e Ipotesi di una sceneggiatura. Tratta da Libri e cazzotti e Il paradiso al primo piano.

Libri e cazzotti

La sua prima autobiografia, Libri e cazzotti, esce nel 2005, edita dalla casa editrice di sua proprietà, la Tullio Pironti Editore. L’opera è a cura del giornalista Domenico Carratelli ed è aperta da una breve e commossa prefazione di Fernanda Pivano, amica e preziosissima consigliera.
Nelle prime pagine del suo racconto, l’autore ripercorre gli anni dell’infanzia, dalla guerra all’abbandono della scuola dopo la terza media, fino alla vendita di giornaletti su un banco, davanti alla libreria del padre (che era già stata del nonno), sita in piazza Dante.
A quindici anni comincia a dedicarsi alla boxe e, nel giro di poco tempo, diventa un abile pugile ed entra nei circuiti della Nazionale.
Le gare di boxe sono approfondite in descrizioni che offrono al lettore i ritratti dei compagni di palestra e degli avversari incontrati in quegli anni. Anni intensi, fatti di allenamenti e rinunce, che costituiscono una tappa importante della vita di Pironti, il cui destino, tuttavia, è la libreria.

Di qui, la lunga carrellata di capitoli che ricostruiscono le tappe della sua attività di libraio ed editore: il primo esperimento editoriale di una raccolta di poesie erotiche in lingua napoletana; la prima vera pubblicazione, La lunga notte dei Fedain, un’attenta analisi sulla strage di atleti israeliani e terroristi palestinesi consumatasi durante i Giochi Olimpici di Monaco del ’72; la decisione, da parte di un gruppo di professori de L’Orientale, di pubblicare con Pironti una nuova rivista di sociologia e studi filosofici dal titolo Metaphorein; l’incontro con il giornalista Joe Marrazzo, autore del successo Il camorrista, da cui verrà tratto l’omonimo film di un esordiente Giuseppe Tornatore; il trionfo di vendite del libro scandalo The Vatican Connection (1992), inedito in Italia, del cronista americano Richard Hammer; i diritti d’autore di Bret Easton Ellis strappati a Mondadori; lo scambio epistolare con Leonardo Sciascia; gli incontri con Fellini, con Andreotti, con il figlio di un camorrista, con Giulio Einaudi, con Mahfuz al Cairo: le chiacchierate con Fernanda Pivano; la concorrenza della Adelphi dopo la pubblicazione de La Sanfelice di Dumas.

Il testo è stato tradotto e distribuito anche in America (per conto della casa editrice Red Hen Press) e sarà pubblicato, in una nuova edizione, da Bompiani nell’estate del 2022. Poco prima di venire a mancare, Pironti aveva entusiasticamente concesso i diritti della sua opera, desideroso di entrare nel catalogo Bompiani.

Il paradiso al primo piano

La seconda prova autobiografica di Pironti è Il paradiso al primo piano, del 2010. Il titolo riprende un verso della canzone Via del campo, di Fabrizio De André.
Il paradiso, per un Pironti appena diciottenne, si trova al primo piano della “Pensione Gianna”, il bordello presso cui conosce Rosaria, una prostituta. L’autore descrive nel dettaglio e senza vergogna la sua prima volta e non solo. Con Rosaria ci saranno tante volte, in un rapporto che Pironti sente quasi esclusivo. Rosaria è un primo atipico amore, fatto di gelosia e ardore.
Il paradiso al primo piano è un’intima confessione dell’uomo Pironti, delle sue debolezze, dei suoi errori, del suo rapporto col sesso. Ma non solo. C’è anche spazio per gli amici – uno su tutti Alfredo, compagno d’infanzia –, per gli incontri fortuiti, per le donne, per i libri, per le lettere scritte da Fernanda Pivano.

Con questi due profondi e sinceri spaccati di vita, Pironti si presenta come il miglior testimone di sé stesso e ci lascia due diari privati grazie ai quali non verrà dimenticato: né come uomo, né come editore di libri potenti come i pugni di un pugile.

A proposito di Irene De Dominicis

Nata nel 1996, diplomata al liceo classico, laureata in Filologia Moderna alla Federico II. Appassionata di libri, editoria e scrittura creativa. Mi occupo di editing, correzioni di bozze e valutazioni editoriali. Scrivo, tentando di farlo per mestiere.

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