L’ultima testimone: il potente romanzo d’esordio di Cristina Gregorin

Cristina Gregorin L'ultima testimone

Esce nel mese di settembre per Garzanti il romanzo d’esordio di Cristina Gregorin, che ha ricevuto la menzione speciale della giuria del Premio Calvino

L’ultima testimone è il potente romanzo d’esordio di Cristina Gregorin, edito Garzanti, che, ha ottenuto la menzione speciale della giuria del Premio Calvino, uno dei più prestigiosi premi letterari per scrittori esordienti del panorama nazionale. Triestina di nascita, l’autrice sceglie di raccontare -citando testualmente l’intervista che l’autrice ha concesso alla casa editrice – “un confine che ha segnato la sua storia [di Trieste] e quella di migliaia di individui“, un patrimonio di storie familiari, tramandato di padre in figlio e che per molti e molti anni è rimasto al di fuori dei libri di Storia.

È proprio la memoria ad essere un elemento fondamentale di questo libro, che alterna vicende del passato, raccontate dalla protagonisti anziani, baluardo della memoria storica ed ultimi testimoni di una stagione che si è conclusa, giovani istriani negli anni ’30 ora induriti dall’esperienza della guerra e dell’esilio e vicende del presente nelle quali il passato torna, richiamato a galla, a rivivere. Trieste, città di confine ricca di misteri e segreti e vera protagonista del romanzo, vive e rivive, attraverso le pagine del romanzo di Cristina Gregorin, la sua affascinante storia di crocevia di popoli, culture e lingue, in pace ed in guerra.

Francesca è, suo malgrado, ultima testimone di un evento che ha segnato la sua vita e che l’ha cambiata per sempre, segnando uno spartiacque tra il prima ed il dopo: un evento del passato che la donna, una dottoressa di mezza età nel presente, è chiamata a rinvangare, a riportare in superficie dal suo inconscio, che credeva di averlo rimosso dalle ultime parole in punto di morte di Bruno, un novantenne che, in un tempo molto lontano, fu amico di sua nonna Alba: “Cercate Francesca Molin, perché solo lei conosce la verità“.
A mettersi sulle tracce di Francesca è Mirko, nipote di Bruno, del quale raccoglie le ultime parole in punto di morte, uno storico che cercherà di far luce su una verità che non conosce e non sospetta, su eventi mai registrati vecchi di settant’anni, dei quali gli ultimi testimoni, resi stanchi e reticenti dall’età, non hanno voglia di parlare, ad eccezione di qualcuno, desideroso di liberarsi del fardello portato per anni solo sulle proprie spalle: il fardello di una generazione di uomini e donne senza più una patria, il fardello della guerra, dell’esilio, del sentirsi stranieri nella propria patria, straziata dalla contesa di fascisti e titini: un mondo lontano, a tratti ineffabile e difficile da comunicare alle nuove generazioni, che si scopre, nel romanzo di Cristina Gregorin, mai così vicino, ad un passo dalla rivelazione dei suoi più oscuri segreti, in tutte le sue contraddizioni, perché dal passato, per quanto lo si ricacci con forza nei meandri più segreti della propria anima, non si può fuggire e bisognerà tornare, prima o poi, a fare i conti, portando a galla, in un processo quasi catartico, con dolore ma anche con un profondo senso di liberazione, segreti tali da far scoprire lati diversi ed insospettati dei propri cari: scoprire il partigiano ventenne dietro la figura dell’amato nonno Bruno, il mistero del suicidio, mai davvero chiarito, del suo caro amico Vasco, una giovane e tenace Liliana, “vergine guerriera” che ricorda alcuni personaggi del Tasso, un’insospettabile patriota, giovane e radiosa, nell’anima di un’anziana maestra ormai in pensione.

Un romanzo storico potente e struggente che fa luce su pagine della storia ancora parzialmente inesplorate, un romanzo sulla memoria e sul senso di responsabilità individuale, sulla vendetta e sul perdono, perché solo perdonando, gli altri e sé stessi, è davvero possibile voltare pagina.

Immagine copertina: ufficio stampa

 

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A proposito di Giorgia D'Alessandro

Laureata in Filologia Moderna alla Federico II, docente di Lettere e vera e propria lettrice compulsiva, coltivo da sempre una passione smodata per la parola scritta.

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