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Eroica Fenice

Quello che si salva

Quello che si salva, il nuovo romanzo di Silvia Celani

Dopo il suo romanzo d’esordio ”Ogni piccola cosa interrotta” Silvia Celani ci riporta a Roma con il nuovo titolo ”Quello che si salva”

Tra il passato e il presente 

La vetrina di un negozio d’aste abbandonato in un vicoletto di Roma brilla alla luce del sole, il riflesso quasi abbaglia, ma proteggendosi gli occhi la si può intravedere: una trottola di legno. Sembra un oggettino messo lì come tanti altri, ricco di bugie per gonfiare il prezzo degli offerenti. Ma il suo cuore custodisce un segreto: è un sevivon.

Un sevivon è una trottola ebraica composta da diverse facce, spesso regalata ai bambini, insieme ad una storia sul suo potere di avverare i desideri e ad una chiave, per custodire al loro interno un piccolo segreto. Questa è una delle prime cose che ci viene spiegata da Silvia Celani in Quello che si salva. La storia, ambientata per metà nel 2013 e per metà nel 1943 si confonde tra macerie e detriti, tra lancette che ticchettano, spari di fucili e treni che partono. Due realtà diverse che si incontrano nel mezzo, dove il tempo non ha più alcun senso, dove non esiste gioventù e vecchiaia, dove la vita livella prima della morte: nella sofferenza. 

Quello che si salva, trama del romanzo

Flavia ha quattordici anni quando vede partire il treno di suo padre senza di lei. Insieme a quel treno vanno via tante cose: la sua infanzia, la sua sicurezza, il suo modo di percepire la realtà, di vedere Roma. La sua vita da quel momento diviene un eterno nascondersi nella mediocrità che il mondo ha da offrirle, senza pretendere di più, senza lottare. La vita le ha insegnato che le battaglie portano alle sconfitte e lei non ha più voglia di rischiare. Giulia ha vent’anni quando prende parte alla seconda guerra mondiale, nascosta insieme alle altre ragazze come gappista. La guerra la divide dalla sua famiglia, dalle persone che ama e dalle sue promesse. Spacca a metà la città, divide i suoi abitanti, manda via gli ebrei -i cittadini più romani di tutti, racconta Silvia-. La guerra dei suoi vent’anni la perseguiterà tutta la vita, imponendole un’eterna ricerca di un simbolo di pace che non è mai riuscita a trovare. Settant’anni divide le due donne nel tempo, eppure, sembrano girare su due facce di quel sevivon esposto in vetrina. La storia che le unisce e le separa, che le accomuna e le caratterizza, si presenta come una continua scoperta, non solo del passato dei personaggi, ma del loro presente, di ciò che avevano nascosto e custodito troppo in profondità per essere ricordato. Ma se le chiavi per scoprire il segreto del loro cuore fossero contenute nello stesso mazzo? Se si trovassero nello stesso posto? 

Lo stesso passaggio, ma con occhi diversi ad osservarlo 

Giulia ci porta alla scoperta di una Roma spaccata, reinterpretata in base ai suoi ricordi, a riscoprire il vero passato della città sotto insediamento fascista. A riscoprire sé stessa. È il potere della riscoperta il vero protagonista di questo romanzo. A differenza di tanti romanzi ispirati alla dittatura fascista, quello di Silvia Celani osserva il mondo dal punto di vista di un gruppo di ventenni, con i loro occhi ancora troppo giovani per comprendere ma il cuore già colmo di speranza. Di esuberanza. Del desiderio di cambiare il mondo. Così la guerra diventa sfondo della vita di Giulia. Non lascia che la privi della sua anima, impara a conviverci, ad affrontarla. Non lascia che la privi della sua integrità di essere vivente, di donna. Davanti a questa pone i suoi desideri, i suoi sogni, i suoi amori. Ricorda a sé stessa i motivi per rimanere ancora in vita. Il personaggio, liberamente ispirato a Carla Capponi (1918-2000) – medaglia d’oro al valor militare per aver partecipato alla guerra di liberazione partigiana in qualità di gappista – è solo uno dei diversi riferimenti storici accuratamente inseriti. La capacità dell’autrice di far provare ai lettori il dolore della resistenza italiana, di farli empatizzare con loro e solo in seguito di rivelare che la storia su cui si è versata più di una lacrima non è solo ispirata alla realtà ma lo è stata, in un passato non troppo lontano, è una scelta vincente. Ci si ritrova alla fine del libro a sfogliare le pagine con la sensazione di aver perduto anche noi qualcosa. Come se in parte, la guerra fosse stata parte anche della nostra vita. 

Cosa resta? 

Chi resta quando la serenità si spezza e il disordine sembra essere l’unico futuro? Questa storia è un elogio a ciò che è rimasto, a tutto quello che è spezzato e distrutto dal tempo, ma ancora resiste. L’autrice però sottolinea molto aspramente la differenza tra chi ha scelto di rimanere, e chi è stato quasi obbligato a farlo. Si congratula con i primi e quasi implora i lettori di disfarsi dei secondi. Il carattere quasi minaccioso che Quel che si salva si riserva nei confronti di chi si è adeguato ad una vita fatta di sufficienze, senza mai vere soddisfazioni, riesce a far venire la pelle d’oca. Ci si sente spinti nella ricerca di qualcosa che renda l’esistenza affascinante e non una semplice conseguenza della nascita. Ci si sente spinti a cercare una chiave per il proprio sevivon, per scoprire il segreto nascosto all’interno di ognuno di noi. 

Immagine copertina: ufficio stampa

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