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Eroica Fenice

Marco Cecchini

Marco Cecchini prova a risolvere L’enigma Draghi

Pubblicato dalla Fazi Editore, L’enigma Draghi è l’ultimo lavoro di Marco Cecchini. Un ritratto di Mario Draghi, una delle figure più enigmatiche e affascinanti del panorama italiano. 

«Tutto quello che è interessante accade nell’ombra, davvero. Non si sa nulla della vera storia degli uomini». Le parole sono di Louis-Ferdinand Cèline ed introducono il primo capitolo de L’enigma Draghi, una biografia dell’ex governatore della Banca Centrale Europea. La riflessione di Cèline è perfetta per introdurre un discorso su una delle figure pubbliche più riservate e importanti degli ultimi decenni. Marco Cecchini si chiede chi sia veramente Mario Draghi e prova a rispondere scrivendo una biografia in cui tenta di mettere a fuoco la personalità complessa e imperscrutabile di un personaggio che non ha mai amato i riflettori.

Cecchini ricostruisce il percorso di Draghi partendo da quelle parole pronunciate il 26 luglio 2012 che hanno consegnato Mario Draghi, al di là dei giudizi, alla storia. «Nei limiti del nostro mandato, la BCE è pronta a fare tutto ciò che è necessario per salvare l’euro. E, credetemi, sarà abbastanza». A distanza di 8 anni non ci sono dubbi sull’esito vittorioso di quella sfida. Ma Cecchini evidenzia come quelle parole siano solo uno snodo di un percorso lunghissimo che ha visto Draghi alternarsi tra Tesoro, Banca d’Italia, Goldman Sachs e, infine, per ora, Banca Centrale Europea.

La prima formazione presso l’Istituto dei padri gesuiti Massimiliano Massimo in classe, tra l’altro, con personaggi che prenderanno strade molto diverse tra loro: Luca Cordero di Montezemolo, Luigi Abete, Luigi Magalli, Gianni De Gennaro. Poi l’iscrizione alla facoltà di economia della Sapienza e l’incontro con Federico Caffè, uno dei più importanti economisti italiani, che diventerà mentore e maestro di Draghi a cui trasmetterà tre principi cardine: il pieno impiego, la crescita e l’equità distributiva. Dopo la laurea con Caffè come relatore nel 1970 con la tesi “Integrazione economica e variazioni dei tassi di cambio” e il dottorato di ricerca conseguito negli Stati Uniti con Franco Modigliani e Robert Solow, due futuri premi Nobel, arriva la cattedra come professore ordinario a Firenze.

Cecchini reputa la nomina come direttore generale del Ministero del Tesoro nel 1991 il punto di svolta della storia di Mario Draghi. Rimarrà alla guida del Tesoro per un decennio, uno dei più importanti per la storia economica e politica italiana. Infatti, tra il 1991 e il 2001 l’Italia affronta Mani Pulite e gli attentati di matrice mafiosa mentre si avvia il processo per la moneta unica. Riguardo quest’ultima, Draghi intuisce sin dal principio il problema di fondo non ancora risolto: l’impossibilità di una «moneta senza Stato».

Tra il 2005 e il 2011 Draghi si ritrova poi ad affrontare da governatore della Banca d’Italia la crisi economica e finanziaria del 2008. Infatti, dopo la breve parentesi alla Goldman Sachs, c’è il ritorno alla Banca d’Italia a cui ridare un prestigio perso.

Arriva poi l’incarico come governatore della Banca Centrale Europea  tra le opposizioni dell’opinione pubblica tedesca e i giudizi più favorevoli della stampa anglosassone. Anche in questa fase la storia di Draghi si intreccia con quella dell’Europa dell’ultimo decennio. Probabilmente è questo il periodo per cui Draghi verrà ricordato.

L’insieme di misure adottate per una politica espansiva riassumibili nella formula whatever it takes possono oggi essere giudicate come una mossa vincente.

Ed è proprio riguardo il whatever it takes che Cecchini scrive uno dei capitoli più interessanti del libro ricostruendo possibili ipotesi riguardo i motivi che spinsero Draghi a pronunciare quelle parole e le relative conseguenze politiche. Cecchini scrive che «la sola discesa in campo di una BCE disposta a usare tutta la sua potenza di fuoco salverà il sistema dall’autodistruzione».

Leggendo questa biografia di Mario Draghi si ripercorre la storia economica dell’Italia degli ultimi trent’anni con snodi fondamentali e personaggi che l’hanno definita e che tutt’oggi ricoprono posizioni chiave. Sfogliare le pagine de L’enigma Draghi in questi giorni convulsi per un’Europa che deve decidere se concedersi o meno la possibilità dei cosiddetti Recovery Fund significa rivedere dinamiche ancora attuali ripetersi in modo identico nel corso dei decenni. Si pensi, ad esempio, alle contrapposizione tra pesi del sud e del nord Europa, o ai problemi strutturali del debito italiano. Ripercorrere gli scontri di Mario Draghi con personaggi internazionali che lavoravano nelle stesse istituzioni implica anche rivedere la contrapposizione tra concezioni differenti dell’economia e del ruolo delle istituzioni economiche. In altri termini, il libro di Marco Cecchini è un’ottima opportunità per ripercorrere alcuni tra i più importanti avvenimenti politici ed economici degli ultimi trenta anni dalla prospettiva delle istituzioni in cui Draghi lavorava.

Il metodo Draghi secondo Marco Cecchini

Marco Cecchini descrive il “metodo Draghi” con quattro capacità: «identificare l’obiettivo, circondarsi di collaboratori funzionali, delegare, decidere dopo aver ridotto al minimo i rischi». Definito da Reuters come “Mr Somewhere Else” (Signor altrove) per la sua capacità di dileguarsi anche durante riunioni importanti, Draghi risolve i problemi e convince gli interlocutori attraverso un’assoluta padronanza dei dossier, una definizione precisa degli obiettivi e documentandosi sugli interlocutori prima di affrontarli. Personaggio che sfrutta la solitudine per preservare la riservatezza, Draghi evita le foto di gruppo e dimostra sempre una calma serafica. Sarà proprio la capacità di autocontrollo a permettergli di resistere al Dipartimento del tesoro nel decennio delle privatizzazioni italiane nonostante tre diversi ministri del Tesoro.

In un’intervista rilasciata a Die Zeit Draghi si definì un liberal socialista. Ma al di là delle definizioni, Cecchini lo descrive come un uomo pragmatico, capace di prendere a prestito da vari approcci economici gli strumenti più adeguati al contesto e al momento storico.

Marco Cecchini non si sottrae dal riportare anche tutte le critiche mosse negli anni a Mario Draghi attribuendo, tuttavia, sempre un giudizio positivo all’operato dell’ex governatore. In particolare, riflettendo sull’operato di Mario Draghi presso la Banca Centrale Europea, Marco Cecchini, dopo avere passato in rassegna le varie posizioni con un’ottima sintesi, riassume il suo giudizio spiegando che le azioni di Draghi erano innanzitutto inevitabili dato che «non c’erano alternative». Secondo l’autore le opinioni sull’operato di Draghi variano in base alla prospettiva temporale: più positivi i giudizi di chi predilige il presente, meno entusiasti i commenti di chi guarda con preoccupazione il futuro. In più, Cecchini aggiunge: «La narrazione sul tema dell’eredità di Draghi non è univoca e in essa finisce per riflettersi la frattura filosofica tra Europa del Nord e del Sud, il conflitto tra la tempistica della riduzione e della condivisione dei rischi finanziari è la somma di diciannove stati diversi con politiche fiscali nazionali».

Qual è il futuro di Mario Draghi? Prossimo presidente del Consiglio secondo alcuni, probabile Presidente della Repubblica per altri. Attualmente nessuno sa quali siano le sue idee e sebbene l’ex governatore della Banca Centrale Europa si sia sempre dichiarato disinteressato alla politica, in una congiuntura storica così importante nessuna opzione può essere esclusa.

 

Fonte immagine: https://fazieditore.it/catalogo-libri/lenigma-draghi/

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