Margaret Kennedy: La ninfa costante | Recensione

margaret kennedy

La ninfa costante è il romanzo più acclamato della prolifica autrice inglese Margaret Kennedy, pubblicato nel 1924 e approdato recentemente sugli scaffali italiani grazie alla casa editrice Fazi, con traduzione di Sabina Terziani.
Il romanzo è stato trasposto nel film Il fiore che non colsi del 1943 da Edmund Goulding.

La ninfa costante di Margaret Kennedy: la trama

Un cottage sulle Alpi tirolesi, frequentato da eccentrici artisti bohemien, è gestito dal Circo Sanger, una grande famiglia composta da Albert Sanger, anziano e stravagante compositore, la sua terza moglie Linda e una numerosissima prole, venuta al mondo da tre diversi matrimoni.
Anime della casa e virtuosi musicisti, i figli di Sanger sono nati per intrattenere i cari amici del padre, tra cui Lewis Dodd, autore di tragedie e figlio ripudiato di un uomo inglese di spicco. Dodd nutre una particolare simpatia per Teresa, figlia mezzana di Sanger, di appena quattordici anni, la quale è segretamente innamorata di lui.
La famiglia però viene sgretolata da un evento terribile: la morte del patriarca spezza gli equilibri e i parenti della sua seconda moglie, Evelyn, intervengono in tutela degli orfani. Florence, nipote di Evelyn, viaggerà dall’Inghilterra fino in Austria per portare con sé le sue cugine, si innamorerà di Dodd e convoleranno a nozze nei luoghi natali della sposa dolce e sofisticata.
Ma il matrimonio si incrinerà con la stessa velocità con la quale è stato organizzato e Lewis cercherà conforto nella costante della sua vita, Teresa.

Estrosi, avantgarde, brillanti, Margaret Kennedy descrive un folto gruppo di ragazzi non risparmiando una sublime caratterizzazione, con una penna arguta e raffinata; un coro che cela la vera protagonista del romanzo: Teresa.

«Teresa possedeva una particolare commistione di innocenza e scaltrezza, un modo di parlare infantile e acuto al tempo stesso e disponeva di un vocabolario un po’ antiquato, semi letterario, e intonazioni prese in prestito da altre lingue. Tutto ciò era molto piacevole e rinfrescante, dopo tutto il provincialismo erudito che gli era toccato sopportare. In lei scorgeva ignoranza, immaturità e una sconfinata, primitiva passione».

Utilizzando con maestria l’archetipo della figlia di mezzo, dimenticata dai fratelli più grandi e non ascoltata dai tutori nelle sue necessità, perché già indipendente, l’autrice la nasconde tra le preoccupazioni famigliari, le gelosie, le incomprensioni di una famiglia chiassosa e spezzata dalla tragica morte del padre.
Eppure i bisogni di Teresa, il suo odio per il collegio e la triste Inghilterra, la mancanza della sua vita spensierata e la musica, vengono intercettati da Dodd, l’unica persona che sembra vederla, percepirla come donna e non come un peso a cui badare.
Il rapporto tra Teresa e Dodd è il fulcro del romanzo e non può che rimandare al celeberrimo Lolita di Nabokov: «Non avrebbe saputo esprimerlo a parole, ma era convinta che nessun genere d’amore dovesse essere oggetto di disprezzo». Sta al lettore darne il giudizio finale.

La ninfa costante è un classico da riscoprire, un romanzo chiassoso, denso, sebbene a tratti ridondante.

Immagine a cura di Fazi

A proposito di Dana Cappiello

Classe 1991, laureata in Lingue e specializzata in Comunicazione. Ho sempre sentito l’esigenza di esprimermi, impiastricciando colori sui fogli. Quando però i pensieri hanno superato le mie maldestre capacità artistiche, ho iniziato a consumare decine di agende. Parlo molto e nel frattempo guardo serie tv e leggo libri.

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