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Eroica Fenice

Eventi/Mostre/Convegni

Il Polo del Libro: dove si stringevano alleanze criminali, ora nascono libri

Napoli, 16 settembre. La casa editrice Marotta&Cafiero e la Legatoria Tonti hanno presentato il “Polo del Libro” al teatro Mercadante. All’evento hanno partecipato Rosario Esposito La Rossa, Direttore Editoriale della Marotta&Cafiero, il gen. Sergio Costa, ex ministro dell’Ambiente, Antonio Parlati, presidente della sezione Industria culturale e creativa dell’Unione Industriali di Napoli e Fabrizio Attanasio, project manager della Legatoria Tonti. Il progetto nasce dall’unione di due aziende, che operano sul territorio campano dal 1959: la Marotta&Cafiero, storica casa editrice napoletana, trasferita da Rosario Esposito La Rossa e Maddalena Stornaiuolo a Scampia, e la Legatoria Salvatore Tonti, nata a San Biagio de’ Librai, con la sua storica attività artigianale e trasferitasi a Mugnano, una volta diventata industria manifatturiera. Il legame tra le due realtà campane ha permesso di convogliare energie e idee in un progetto per la diffusione della cultura su un territorio storicamente complesso, dove la malavita la fa da padrona. Dove si stringevano alleanze criminali, ora nascono libri «Dove si stringevano alleanze criminali, ora ci sono aziende che creano nuovi tipi di alleanze per far nascere un polo industriale del libro», spiega Rosario Esposito La Rossa. L’unione delle due attività ha un duplice obiettivo: produrre un catalogo Made in Naples, con materie prime sostenibili, di prima qualità, partendo da carta riciclata e far sì che il libro non sia solo un prodotto destinato all’élite. Un proposito arduo in Campania, considerando che nel 2020 si è classificata tra le ultime regioni per la propensione verso la lettura, con il 28,3% di persone con più di 6 anni che hanno letto un libro negli ultimi 12 mesi. Ed è per questo che l’intento del Polo del Libro è rendere la cultura un deterrente per la comunità e far sì che sia accessibile a tutti, con prezzi modesti e l’iniziativa del “Libro sospeso”, ispirato dalla tradizione napoletana del caffè sospeso, in modo tale da donarli alle famiglie meno abbienti e attuare un cambiamento concreto. Polo del libro: Libri a km 0 Per cambiare l’editoria bisogna distinguersi, il Polo del Libro riesce a farlo in un mercato editoriale che privilegia la delocalizzazione della produzione nazionale e articoli standardizzati. Di fatti, Marotta&Cafiero e la Legatoria Tonti realizzano un proposito che investe nell’economia locale, nella ricercatezza dei materiali e nel patrimonio culturale. I loro volumi sono stampati su carta riciclata al 100%, sono long life e resistono all’obsolescenza programmata e per ogni 1000 copie stampate vengono salvati 7 alberi alti 20 metri, risparmiate oltre 438.200 litri d’acqua (219.100 bottiglie da due litri) ed evitato il consumo di corrente elettrica pari a 4900 kWh. Si tratta di libri a km 0: pensati, sviluppati, prodotti a Napoli e sostenibili. Un progetto che potrebbe dirsi quasi impossibile: d’altronde il cartello della Scugnizzeria recita «Sognare sogni impossibili», che giorno dopo giorno continua a realizzarsi con le pubblicazioni di autori del calibro di Stephen King, Daniel Pennac, Raffaele La Capria e del Premio Nobel per la Letteratura Günter Grass. Foto di Marco Maraniello

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Culturalmente

Armocromia autunnale, come valorizzare i propri colori

Armocromia autunnale, come valorizzare i propri colori Autunno, inverno, primavera ed estate non sono solo stagioni climatiche, ma anche categorie appartenenti a una disciplina che si occupa di valorizzare le persone: l’armocromia. Cos’è e come funziona l’armocromia? L’armocromia è una materia che ha l’obiettivo di analizzare scientificamente le caratteristiche cromatiche di un individuo, dai capelli e gli occhi, fino al tono (sottotono e sovratono) della pelle. In questo modo è possibile individuare una palette di colori che illuminino il suo incarnato e comprendere quali siano abiti, make-up e accessori che gli donino. Riconoscendo quale sia la palette di tonalità che valorizza una persona, è possibile acquistare solo capi che esaltino le proprie caratteristiche, evitando tutti i colori che spengono il colorito. In questo modo non si lasceranno più vestiti dimenticati nell’armadio senza un apparente perché. L’armocromia unisce il bello all’utile! Il segreto di questo metodo è stato portato in Italia da Rossella Migliaccio, autrice del best seller Armocromia, Il metodo dei colori amici che rivoluzione la vita e non solo l’immagine e fondatrice dell’Italian Image Institute. «Lo scopo dell’armocromia è tirare fuori il bello da ciascuno, non secondo le mode del momento o i canoni imposti dalla società. In fondo la bellezza è armonia ed è proprio a questo ideale che si ispira. Il mio motto? Non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che ci rende belli.» –  Rossella Migliaccio. Le palette dell’armocromia si ispirano alle quattro stagioni climatiche, e fanno riferimento ai cambiamenti cromatici che le caratterizzano. Dopo aver fatto il test, che può essere eseguito da una consulente o attraverso un test online, realizzato dalla stessa Rossella Migliaccio, si può procedere ad assegnare la stagione che valorizza meglio l’incarnato della persona. Il test viene effettuato tenendo i capelli coperti (specialmente se tinti), alla luce naturale, senza trucco e indossando una maglietta o una tovaglietta bianca. Verrà valutato se la persona esaminata porterà meglio l’oro o l’argento e se le doneranno di più i colori caldi o i colori freddi. Nel caso in cui le sue caratteristiche risalteranno grazie all’argento e ai colori freddi, sarà un Inverno (alto contrasto) o un’Estate (basso contrasto). Nel caso in cui le sue caratteristiche risalteranno grazie all’oro e ai colori caldi, sarà un Autunno (bassa intensità) o una Primavera (alta intensità). L’armocromia utunnale Questo articolo si propone nello specifico di analizzare l’armocromia autunnale, la stagione autunno e le sue sotto-categorie. Innanzitutto, la palette dell’armocromia autunnale è basata su colori caldi, esattamente come la Primavera, ma si differenzia per l’intensità dei colori, che è più bassa, esattamente come in natura. Questa categoria riporta i colori bruciati e desaturati che rimandano al foliage e alla terracotta. L’analisi del colore: Chi corrisponde all’Armocromia Autunnale? Per corrispondere all’armocromia autunnale bisogna avere la pelle di un sottotono dorato e il sovratono giallino o olivastro. Inoltre, gli occhi devono essere verdi, nocciola o marroni e il colore dei capelli può variare da una sfumatura di biondo, al castano o al ramato. Caratteristiche fisiche così differenti, possono essere […]

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Libri

Il movimento del ritorno, il romanzo di Irene Gianeselli

Il movimento di ritorno è l’ultima opera di Irene Gianeselli, edito Les Flaneurs Edizioni. La giovanissima autrice, classe 1997, ha vinto il XIX Premio Fabrizio De André per la Poesia e nel 2017 è stata per la terza volta semifinalista del Premio Campiello Giovani con il racconto dedicato a Pier Paolo Pasolini. Irene Gianeselli è giornalista, critica cinematografica SNCCI, pianista, attrice, drammaturga e, inoltre, ha fondato l’Associazione Felici Molti di cui è presidentessa. La mission dell’Associazione è la promozione e la produzione di ogni forma di espressione culturale e la Gianeselli ne dirige i principali progetti. Ha studiato al Conservatorio e ha conseguito la Laurea Magistrale in Scienze dello Spettacolo e produzione multimediale all’Università di Bari. La sua prima regia cinematografica è Il misuratore del Mondo (2021). Il movimento del ritorno, la trama Il romanzo dell’autrice barese ruota intorno ai pensieri più reconditi di cinque personaggi, la cui vita è apparentemente lontana. Tra le pagine incontriamo Tancredi, un giovane attore, che osserva il mondo intorno a sé alla ricerca della propria idea di Teatro, una sorta di Amleto moderno che si domanda chi è, o meglio cos’è Tancredi. Arcangelo è invece un uomo attempato, che pensa alla sua solitudine e incappa in Maddalena, tormentata dal suo rituale speciale, indossare una collana che la fa sentire invincibile; ma cosa accade quando l’incantesimo si spezza? Infine, entriamo nel misterioso mondo dei sogni di Veronica, una donna volitiva che aspetta un bambino dal compagno Astolfo, così da insinuarci nella loro vita e nelle loro incertezze. Tutti si sfiorano come le perle di una collana e si incontrano in una città che è molte città. Questa storia di deformazione li costringerà a scegliere che ritmo dare al proprio movimento del ritorno. L’autrice narra le storie di questi personaggi, utilizzando il flusso di coscienza, tecnica resa celebre da Joyce nell’Ulysses, ma cara anche allo scrittore italiano Italo Svevo. Il ritmo è altalenante, poiché segue le riflessioni dei soggetti del romanzo. Durante la lettura il loro punto di vista cambia in maniera dinamica e imprevista, apre un varco nelle loro menti, per mostrarci frammenti nascosti delle loro vite. Nonostante la sua giovane età, Irene Gianeselli possiede una scrittura istrionica, che è figlia della sua importante esperienza teatrale. L’autrice riesce a trasformare il flusso di pensieri in immagini visionarie, enfatizzando la drammaticità delle scene con l’ausilio del linguaggio. I sentimenti (e la mancanza di essi) sono i protagonisti, e come tali, vengono declamati. Il suo background artistico viene richiamato anche dalle numerose citazioni letterarie e musicali che arricchiscono la prosa. Il romanzo di Irene Gianeselli non è di facile digestione, necessita una lettura attenta e analitica per comprendere gli echi di opere nascoste, pieno di significati reconditi e lo rendono complesso, leggibile su più livelli, ma sempre godibile. Sul sito di Les Flâneurs Edizioni o scansionando il QR code, posizionato nella seconda di copertina, si può accompagnare la lettura con la playlist del romanzo.   Immagine di Les Flâneurs Edizioni

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Libri

Come una Falena, una storia di sopravvivenza

Come una falena è l’ultimo romanzo dell’autrice Fulvia Altomare, originaria di Molfetta, edito Les Flâneurs Edizioni. Da sempre appassionata di scrittura, ha iniziato a pubblicare i suoi primi lavori solo dopo la pensione. Il suo primo romanzo pubblicato con Les Flâneurs è Un dono inaspettato. Come una Falena, trama Come il titolo del primo capitolo suggerisce, Come una falena racconta il sentimento affettivo, e comincia proprio con una storia d’amore incondizionato. Ambientato in una Puglia vivida, con riferimenti locali ben definiti, il romanzo segue la vita di Elena e di sua figlia Marina, sin da prima della sua nascita. Con la bimba ancora in grembo, si percepisce tutto l’amore della madre, una donna forte, indipendente, che affronta il parto senza l’aiuto del marito Michele, un uomo scostante, dedito solo al lavoro. Elena riversa tutto il suo affetto, che il consorte non le permette di donargli su Marina, una bambina perfetta, dalla voce ammaliante. Si scoprirà, però, che durante il parto è accaduto un evento inspiegabile: una farfalla dalle ali nere volteggiava in sala operatoria. Questa presenza prenderà parte a tutti gli avvenimenti più importanti della vita della figlia, un elemento che intriderà di realismo magico le pagine del romanzo e che rappresenterà un presagio di sciagura. La storia di un amore malato Come una falena è un romanzo impregnato d’amore, che viene espresso in tutte le sue forme. Da quello materno incondizionato, all’importanza dell’amicizia, fino al primo tenero innamoramento adolescenziale. Fulvia Altomare racconta questa storia dal punto di vista dei legami che Marina stringe nella sua vita e che l’accompagneranno, ma delle volte la stringeranno lasciandola soffocata. Insieme alla purezza dei sentimenti, l’autrice racconterà anche un’altra sfaccettatura dell’amore, quella del possesso e dell’annullamento dell’io, in funzione di una relazione tossica. Marina infatti incontrerà un uomo disposto a soggiogarla con qualsiasi mezzo. Nel romanzo conosciamo una ragazza modello, che pagina dopo pagina diventa una donna bellissima, dalle solide passioni, e dal carattere docile. È facile per il lettore immaginare che molte persone possano cadere ai suoi piedi, ma il limite tra adorazione e possessione viene valicato, mostrando il suo lato corrotto e immorale. La remissività di Marina sarà la sua più grande vulnerabilità, la renderà arrendevole e soggiogata nei confronti di un uomo che non la ama, ma vuole solo possedere una donna tanto luminosa, da incantare chiunque ella incontri. Questo amore malato sembra spegnere la luce che ha sempre acceso Marina. La metafora della falena «Il nero della falena le sembrava qualcosa di più di un semplice colore: era assenza di esso, assorbimento di ogni luminosità rappresentazione stessa del nulla infinito dell’Universo, della superstizione, della malvagità e dell’ignoto». La simbologia della falena è rilevante ai fini della storia. Si tratta di un insetto soggetto a credenze esoteriche, legato all’iconografia della strega. All’apparenza, Marina sembra vittima di un sortilegio, una ragazza bellissima ma sfortunata, costretta a scontrarsi con diversi avvenimenti nefasti, che cambieranno la sua vita. Questa lettura del romanzo risulta superficiale, perché non penetra nelle fibre della storia e ci […]

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Libri

Ana Marìa Matute, il romanzo: Ricordo di un’isola

Ricordo di un’Isola è un romanzo della straordinaria scrittrice spagnola Ana Marìa Matute pubblicato nel 1959 e edito per Fazi nel 2021 con la traduzione di Maria Nicola. Il romanzo, il cui titolo originale è Primera Memoria, ha vinto il Premio Nadal nell’anno della pubblicazione ed è il primo della trilogia de Los Mercaderes, di cui fanno parte Los soldados lloran de noche (1964) e La trampa (1969). Ana Marìa Matute è stata la terza donna a vincere il premio Cervantes (2010) per il romanzo breve Aranmanoth, ed è stata candidata al Premio Nobel per la Letteratura più volte. Ricordo di un’isola, trama del romanzo di Ana Marìa Matute Ambientato nelle Baleari, Ricordo di un’isola narra le avventure di Matia, una sediziosa ragazzina di appena quattordici anni, che è stata espulsa dal collegio per aver dato un calcio alla priora. Lontana dal padre, coinvolto negli scontri armati che si tengono sulla terra ferma, e orfana di madre, viene spedita a casa della ricca nonna. Le premesse della sua permanenza d’altronde non sono delle più rosee. «Ti domeremo». Siamo nel 1936, nel pieno della guerra civile spagnola. Maiorca è lontana dai conflitti, ma l’atmosfera di pace e serenità che regna sull’isola inizia a incrinarsi e a lasciare crepe nel quadro brillante e rasserenante dipinto dalla Matute. L’isola è distante, ma i dissapori sono vividi ed è in quel momento che Matia comincia a leggere nei gesti e nelle parole il linguaggio arcano degli adulti, fatto di segreti celati. Suo cugino Borja, poco più grande di lei, sarà l’interprete di quel codice a lei ancora oscuro, l’accompagnerà nella sua perdita dell’innocenza tra scorrerie di ragazzini e sigarette rubate, assaporate stesi sul pavimento, con la schiena percorsa dal brivido di essere scoperti. La Matute sovverte il topos dell’isola, luogo preservato dal male in cui rifugiarsi da pericoli lontani che diventa un covo pieno di insidie nascoste, dove tutto ciò che dovrebbe suscitare familiarità nasconde denti acuminati e lingue sibilanti. Matia è l’isola, è alienata, una terra vergine ancora invalicabile e indomata e sente il peso nel petto, nel venire a patti con l’immoralità, la natura più squisitamente umana, delle persone che la circondano. Nuovi sentimenti e sensazioni prenderanno il sopravvento: il desiderio nascente del corpo altrui, l’incontrollabile paura di eventi che lei stessa non vuole immaginare, la brama di conoscere la verità. Sa di non essere più una bambina, ma il senso di inquietudine avvinghiato al suo cuore affatica la sua rinuncia allo status di infante, metaforizzato dal suo inseparabile pupazzo di pezza Gorogò. Nonostante la sua riluttanza, cerca di risultare più adulta agli occhi di suo cugino Borja. In Ricordo di un’isola, Ana Marià Matute richiama temi cardine della sua florida produzione letteraria (quasi del tutto inedita in Italia), che trova terreno immaginifico nella prima parte della sua vita, durante la quale ha fatto esperienza della guerra civile combattuta in Spagna. Narra gli eventi con lo sguardo innocente dei bambini, protagonisti dei suoi romanzi, così come lei stessa è stata spettatrice di […]

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Culturalmente

Mercati e mercatini di Napoli: un tripudio di occasioni

Frutta e verdura dai toni brillanti, abiti di buona fattura con prezzi a buon mercato, accessori unici e capi vintage sono i protagonisti di mercati e mercatini di Napoli, sparsi tra i diversi rioni, che attraggono residenti e turisti. Le fiere rionali ospitano commercianti provenienti da tutto l’hinterland partenopeo, che offrono sui loro stand e banchetti prodotti di ottima qualità a prezzi ridotti, adatti per tutte le tasche. I mercati e mercatini di Napoli sono l’oasi perfetta per chi ama scavare alla ricerca dell’affare della stagione, che si sintetizza in un prodotto dal rapporto qualità/prezzo invidiabile. Sono distribuiti in zone e giornate diverse, accessibili con metro e pullman. Ecco i cinque mercatini di Napoli da non perdere. Mercato di Forcella In una traversa di Corso Umberto, è possibile perdersi tra le bancarelle di uno dei mercatini più famosi di Napoli, quello della Forcella. È conosciuto nello specifico per capi di abbigliamento a buon prezzo, tra abiti, borse e scarpe. I prodotti sono per tutte le tasche e le esigenze, è possibile acquistare anche oggetti tecnologici e cosmetici. Il mercatino di Forcella si tiene in Via P. S. Mancini dal lunedì alla domenica dalle 8 alle 12. Mercato di Porta Nolana Il mercato di Porta Nolana sorge nell’omonima piazza, nei pressi della stazione centrale, un ambiente suggestivo inglobato da due torri risalenti al XV secolo. Questa location folkloristica è caratteristica per la vendita di prodotti ittici di pregio, ma non solo, è possibile trovare bancarelle di qualsiasi genere. Il mercato di Porta Nolana si tiene in Piazza Porta Nolana dal lunedì alla domenica dalle 8 alle 18. Mercato della Pignasecca In Via Pignasecca, una delle tante traverse in prossimità di Via Toledo, è possibile trovare l’omonimo mercato, che si estende fino alla Metro Montesanto. Questo mercatino è famoso per le sue bancarelle di gustose specialità alimentari, dalla frutta e verdura al pesce fresco, oggetti di antiquariato e talvolta libri di seconda mano, tra i piccoli stand spuntano anche grandi banchi di abbigliamento. Il mercato della Pignasecca si tiene dal lunedì alla domenica in via Pignasecca dalle 8 alle 18. Mercato di Poggioreale Per chi è in cerca di affari, il Mercato di Poggioreale può risultare un luogo di meraviglie. Scarpe di buona fattura e abiti griffati sono i protagonisti degli stand situati a via Poggioreale Nuova. Questo mercato soddisfa le esigenze anche degli amanti del vintage. Il mercato di Poggioreale si tiene dal venerdì al lunedì tra via Marino di Caramanico e via Poggioreale nuova dalle 6 alle 14. Mercato di Posillipo Nei pressi della suggestiva location del Virgiliano, è possibile passeggiare tra le bancarelle del mercato di Posillipo. Questa fiera suscita grande attrattiva tra gli amanti del vintage, che cercano capi stravaganti, di qualità e ben tenuti. Il mercato di Posillipo si tiene in viale Posillipo ogni giovedì dalle 7 alle 12. Immagine in evidenza: pixabay

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Eventi nazionali

Giovanni di Lorenzo: Dalla Lega Pro a Campione d’Europa

Dalla Lega Pro a Campione d’Europa, quella di Giovanni Di Lorenzo, classe 1993 e attuale terzino destro della S.S.C. Napoli, è una storia di tenacia, umiltà e resilienza. L’avventura europea di Giovanni Di Lorenzo comincia con la sua convocazione lo scorso giugno ma non è lui a scendere in campo come titolare, durante la partita inaugurale. È il romano Alessandro Florenzi il terzino destro designato, in prestito al PSG per la stagione scorsa, che tuttavia gioca soltanto il primo tempo della gara contro la Turchia, perché subisce una contrattura al polpaccio. L’infortunio permette a Di Lorenzo di entrare in campo per il secondo tempo. Preferito a Rafael Toloi, Giovanni Di Lorenzo macina chilometri e chilometri di campo senza mai stancarsi, un “motore” come lo definisce il suo futuro allenatore Luciano Spalletti, durante la conferenza stampa a Dimaro. Dimostra qualità, resistenza fisica e abnegazione, come chi ha bisogno di provare a tutti, e a se stesso, il proprio valore, la pasta di cui è fatto. La strada di Di Lorenzo non è stata sempre semplice, non ha avuto top club a offrirgli contratti stellari quando aveva sedici anni, nemmeno la leggenda del padre alle sue spalle o un importante vivaio a crescerlo come un campione. Giovanni Di Lorenzo cresce nel vivaio della Lucchese e a sedici anni si trasferisce alla Reggina, esordendo in serie B solo due anni dopo. La stagione successiva viene ceduto al Cuneo, in Lega Pro, nella quale militerà per alcuni anni, prima con le Aquile, poi altri due anni con la stessa Reggina (con al quale disputerà una stagione in Serie B) e in fine con il Matera. Per lui sono anni di gavetta difficili, dove nessuno sembra offrire un futuro stabile a quel ragazzo pieno di ambizioni e sogni, che durante l’adolescenza era stato soprannominato Batigol. Ma persevera e la squadra lucana gli porta fortuna, o meglio, gli permette di dare sfoggio della tecnica e della forza fisica che abbiamo potuto ammirare durante gli Europei 2020, che hanno incantato milioni di tifosi azzurri. Nel 2017 indossa la maglia dell’Empoli, con la quale milita per due anni, fino a esordire in Serie A. Solo due anni dopo, Giovanni Di Lorenzo viene acquistato dal Napoli di Ancelotti e scende in campo per la prima volta a Firenze in maglia azzurra, segnando il suo primo goal durante la partita successiva a Torino, sotto gli occhi dei tifosi presenti all’Allianz Stadium. Durante la sua prima stagione nel club partenopeo dimostra di essere una presenza imprescindibile e insostituibile, con il 95% di presenze nella sua ultima stagione calcistica. Giovanni Di Lorenzo ha corso instancabilmente, tenendo palla, senza cedere mai, lo ha fatto indipendentemente dai grandi contratti, che hanno tardato ad arrivare, dalle squadre pronte ad accoglierlo, lo ha fatto tenendo fede al suo sogno. Ha recentemente rinnovato il suo contratto con il Napoli fino al 2026 ma gli occhi di diversi club europei sono puntati su di lui, la sorpresa dell’Euro2020. La storia di Giovanni Di Lorenzo rappresenta una parabola di sacrificio […]

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Libri

Tokyo a Mezzanotte: Un amore tra USA e Giappone

Tokyo a Mezzanotte è il nuovo romanzo di Mia Another, edito Newton Compton. L’autrice, classe 1992, ha iniziato la sua avventura nel selfpublishing nel 2014, pubblicando romanzi di genere New Adult. Insieme a Newton Compton ha pubblicato Come petali di ciliegio, che ha ottenuto uno straordinario successo. Tokyo a Mezzanotte: trama del romanzo Con un biglietto di sola andata tra le mani e un colloquio fissato per un’azienda importante, Hailey vola in Giappone carica di aspettative, in attesa di ricongiungersi con suo fratello Jamie, al quale è molto legata. Quando arriva a Tokyo non trova la realtà da lui millantata: l’ufficio e i suoi dipendenti, l’appartamento da sogno non sono altro che fandonie, inventate da lui per gestire il fallimento e non dare preoccupazioni alla famiglia. Hailey però è lì, a migliaia di chilometri da casa e a fare i conti con un misero stipendio da stagista e i debiti di suo fratello ed è decisa a risolverli. Per questo, accetta di lavorare come hostess in un club per soli uomini, il Temple, dove le accompagnatrici sono delle dee che non possono essere toccate. È proprio lì che incontra Naoki Saito, il CEO della società per cui lavora, determinando uno sconvolgimento della dinamica capo/dipendente che avevano intrattenuto fino a quel momento. Hailey e Naoki: quando due opposti non possono fare a meno di attrarsi Il romanzo della giovane scrittrice, Mia Another, racconta l’incontro tra Stati Uniti e Giappone, due mondi distanti non solo geograficamente. La Another riesce a farlo incarnando nei suoi due protagonisti le differenze culturali tra i due Paesi, caratterizzandoli minuziosamente e non cadendo mai negli stereotipi. Hailey è una ragazza sfacciata, che non conosce pudore, reticente alle regole, Naoki è riservato, composto e introverso. Un incontro paragonabile a uno scontro tra personalità divergenti, tra forze naturali, destinato a una collisione, a un continuo –ma piacevole– battibeccarsi. «La verità è che tu sei troppo per me. Troppo irruenta, troppo tempestosa, troppo energica e io non riesco a starti dietro. Rincorro quel biglietto senza poterlo mai afferrare.» Hailey e Naoki sono come lo yin e lo yang, due opposti destinati a completarsi sin dal primo istante, necessari l’uno all’altra per crescere, maturare e lasciarsi andare. Tokyo a Mezzanotte non è solo una storia d’amore ma anche di cambiamento e accettazione. I personaggi compiono un vero e proprio viaggio nella loro psiche, Hailey e Naoki partono da posizioni dure e decise e abbattono insieme pregiudizi e tabù delle proprie culture, imparando a comprendersi e amarsi. Eppure, non avviene senza difficoltà. Tokyo a Mezzanotte ci insegna che l’amore non è la medicina per tutto e una forte attrazione non è abbastanza per superare tutte le difficoltà della vita, anzi certe volte riesce a complicare le situazioni e a enfatizzare le incomprensioni. L’autrice riesce a sovvertire con maestria le dinamiche che lei stessa crea, cominciando dalla relazione impari tra capo e stagista, che viene ribaltata quando Naoki diventa cliente di Hailey, fino a renderli inconsapevolmente pari quando entrambi si innamorano. Il romance di […]

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Libri

L’acqua del lago non è mai dolce, il sapore dell’adolescenza

L’acqua del lago non è mai dolce, edito Bompiani, è il terzo romanzo di Giulia Caminito. La giovane autrice romana, classe 1988, ha esordito con il romanzo La Grande A pubblicato presso Giunti nel 2016, ha ricevuto il Premio Bagutta opera prima e il Premio Brancati giovani, in seguito ha pubblicato nel 2019 Un giorno verrà edito Bompiani che ha vinto il Premio Fiesole Under40. L’acqua del lago non è mai dolce è uno dei romanzi finalisti al Premio Strega del 2021. L’acqua del lago non è mai dolce: trama del romanzo Nel suo romanzo, Giulia Caminito ci racconta la storia di Antonia la rossa, della sua grande famiglia e della residenza che non le viene riconosciuta, un seminterrato di nemmeno venti metri quadri che ha dovuto ripulire da blatte e siringhe, per donare una vita dignitosa ai propri figli. La voce narrante non è la sua ma quella di sua figlia. Non ci è dato conoscerne il suo nome ma la vediamo crescere nelle trecento pagine del romanzo, dall’infanzia fino all’età adulta; testimone e protagonista di una storia d’ingiustizia sociale, che mette a margine chi è povero, senza riconoscergli la possibilità di un riscatto. Sembra che la vita non abbia risparmiato nulla ad Antonia: rimane incinta e sola con un bambino da crescere, sposa un uomo che le ha dà altri tre figli, il quale lavora in nero e rimane disabile, senza poter attendere i bisogni familiari. Eppure, Antonia lotta e non smette mai, nemmeno quando le cose diventano insostenibili, ma riesce a ottenere una casa, lo fa per suo marito, per i suoi bambini, ma soprattutto per sua figlia, con il dovere morale di concederle una vita migliore della sua. Il lago di Bracciano fa da teatro alla crescita della vera e propria protagonista del romanzo, una ragazza spinta dalla madre a uscire dal ruolo che la vita le ha assegnato, a diventare una studentessa eccellente, una vorace divoratrice di libri –quelli giusti-, una brava ragazza che dovrà farsi valere e trovare un buon lavoro per non patire ciò che la madre e la sua famiglia hanno sofferto durante la loro vita. La lucida ferocia di chi è stato messo al margine La voce narrante è spinta dalla rabbia di chi si sente come un oggetto fuori posto, graffia la carta fin dalle prime pagine, s’ingrossa fino a strabordare, insostenibile, in apici di violenza che trascendono le parole e tracciano i confini di immagini aggressive e brutali che vedono come soggetto la protagonista stessa. Gli eccessi d’ira e la lucida ferocia sono temi fondamentali per il romanzo, esplodono durante l’adolescenza della protagonista per diventare sempre più furenti con il suo sentirsi messa da parte, non integrata, inadeguata in quel mondo che le è stato presentato dalla madre come la sua unica via di uscita. La vediamo muoversi sin dalle scuole medie verso la capitale con libri offerti da persone più ricche, romanzi presi in prestito dalla biblioteca, che non devono essere rovinati, accessori scolastici passati dal fratello maggiore, […]

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Culturalmente

Die Brücke: il rifiuto del passato e lo sguardo al futuro

Die Brücke è un’avanguardia artistica che nasce in Germania il 7 giugno del 1905 dalla cooperazione di un gruppo di studenti di architettura Jugendstil: il fondatore Hermann Obrist, Fritz Bleyl, Erich Heckel, Ernst Ludwig Kirchner e Karl Schmidt-Rottluff. Nel 1906 si aggiunsero Emil Nolde, conosciuto per il suo naturalismo primordiale e Max Pechstein, e solo nel 1910 Otto Müller. Die Brücke, insieme al gruppo del Blau Reiter (Il Cavaliere Azzurro) sono ascrivibili all’Espressionismo tedesco, che prende le distanze dai precedenti movimenti artistici, più precisamente dall’Impressionismo, diffusosi tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. La realtà raffigurata come un’impressione sognante, senza contorni, estesa ed astratta, leitmotiv degli impressionisti, aborrisce gli espressionisti che al contrario vi si immergono, rinnegando quella trasognata leggerezza. Il termine Espressionismo è stato coniato proprio per esasperare la dimensione emotiva delle loro opere, una manifestazione angosciosa e oppressiva, dettata dal pessimismo generato dal periodo storico in cui vivevano. Die Brücke: il manifesto «Con la fede in un’evoluzione, in una nuova generazione di creatori e di fruitori d’arte noi convochiamo l’intera gioventù, e in quanto giovani portatori del futuro intendiamo conquistare la libertà di operare e di vivere opponendoci ai vecchi poteri costituiti. È dei nostri chiunque sappia dar forma direttamente e senza falsificazioni a ciò che lo spinge a creare». (Programma de Il Ponte, 1906, di Ernst Ludwig Kirchner) Il pensiero fondante che ha accompagnato il movimento è espresso in una xilografia di Ernst Ludwig Kirchner, che riprende il nome del gruppo stesso, e ne rappresenta il vero e proprio Manifesto. Die Brücke si propone di distaccarsi dall’accademia, dall’antico, dal passato per dar vita a un nuovo futuro. I membri non hanno una formazione prettamente pittorica, realizzano opere non rifinite, prediligendo tecniche artigianali, come la xilografia e la pittura a olio. Per questa ragione, il nome del movimento è ispirato all’opera di Friedrich Nietzsche Così parlò Zarathustra, nella quale il potenziale dell’umanità è rappresentato dalla metafora del ponte (Die Brücke), che si distacca dal passato per avvicinarsi a nuove forme di espressione. «La grandezza dell’uomo è di essere un ponte e non uno scopo: nell’uomo si può amare che egli sia una transizione e un tramonto. Io amo coloro che non sanno vivere se non tramontando, poiché essi sono una transizione» (Prologo di Così parlò Zarathustra, 1885) In tal senso, il ponte simboleggia la loro volontà di protrarsi verso un avvenire in cui la cultura artistica è scevra di convenzionalità e orientata verso un’espressività nuova, emotiva e violenta. Per distaccarsi dall’arte esposta nei salons, aderente a un canone mitico e religioso, gli artisti si radunano nel quartiere operaio di Dresda e attingono ispirazione da postriboli e dai luoghi di incontro. Lo stile L’ambiente circostante è d’ispirazione per questa avanguardia artistica, i membri si abbandonano ai propri istinti, ritraendo paesaggi dai colori carichi, eccessi di rossi, di blu, di verdi e di gialli, dai forti contrasti e dalle forme lineari. Ritraggono corpi dalle sagome dure e appuntite, senza prospettiva o proporzione, e dai volti deformati e angustiati. Le […]

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Le divoratrici di Lara Williams: la famelica rivendicazione del corpo

Le divoratrici di Lara Williams: la famelica rivendicazione del corpo Le divoratrici, edito Blackie edizioni, è il primo romanzo di Lara Williams. L’autrice collabora con il Guardian, il Times Literary Supplement, Vice, Grazia e altre testate e ha precedentemente pubblicato Treats (2016), inedito in Italia, una raccolta di racconti finalista al Republic of Consciousness Prize, all’Edimburgh First Book Award, ai Saboteur Awards e diversi altri concorsi letterari. Le divoratrici, trama del romanzo Nel suo romanzo, Lara Williams racconta la storia di Roberta in un viaggio introspettivo che si snoda su due linee temporali distinte, il suo presente e il delicato passaggio dall’adolescenza all’età adulta. Le difficoltà e i traumi legati alla scoperta del suo corpo vengono lentamente messi a nudo in immagini nitide e feroci, che delineano una Roberta al giro di boa dei trent’anni, una donna che ha imparato a rimpicciolirsi e a scomparire, ormai priva di alcun tipo di aspirazione, intrappolata in un lavoro ripetitivo, senza possibilità di crescita. Ad irrompere nel suo spleen esistenziale è Stevie, la sua giovane stagista, una donna sovversiva e libera, guidata solamente dai suoi impulsi e priva di qualsiasi tabù. L’ammirazione verso la sua emancipazione costituirà il nerbo per la loro amicizia, che le porterà a stringere un sodalizio. Verrà consolidato un Supper Club, un’alleanza al femminile germinata dalla frustrazione verso i canoni loro imposti da una società che le vuole sempre più magre, più silenziose, più invisibili. Insieme a Stevie e a Roberta si riuniranno altre donne esauste, sconfitte, ma affamate, che rivendicheranno il loro diritto a riconciliarsi con la loro fragilità davanti a cene voluttuose e sensuali. Il Fight Club femminista Così lo definisce il Guardian, un circolo segreto dove l’umiliazione e la frustrazione non vengono sfogate attraverso il principio macista della prevaricazione, ma con una rivendicazione del proprio corpo e dei propri spazi. Una rivendicazione non priva di violenza, che si concretizza nel reclamare luoghi privati tramite la loro occupazione e atti di vandalismo, ma soprattutto una riappropriazione del corpo politico dunque dell’individualità, plasmandolo e avvelenandolo a proprio piacimento, perché si ha la possibilità di farlo. «Cioè in un certo senso è un club culinario» risposi. «Ma il punto non è soltanto il cibo. È il modo in cui affermiamo noi stesse in uno spazio. In diversi spazi. Il punto è rivendicare di più.» (…) «Mangiamo. Mangiamo quanto vogliamo. Diventiamo più grandi. Occupiamo spazio con i nostri corpi, in un certo senso.» Il corpo rappresenta la dimensione del sé, una dimensione assimilabile a quella della stanza di cui parla Virginia Woolf in Una stanza tutta per sé, laddove l’esigenza della donna di trovare il proprio spazio nella letteratura è l’espressione della propria affermazione sociale, distaccata da ogni funzione di matrice patriarcale imposta alla nascita. In tal senso, le divoratrici di cui narra Lara Williams non hanno alcun tipo di aspettativa o sogno da concretizzare, perché troppo serrate in ruoli da assolvere, assegnati loro da chi le circonda, che siano partner, superiori, colleghi o familiari, così assuefatte dal proprio personaggio da […]

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