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Eroica Fenice

Mario Sapia

Mario Sapia e L’ebbrezza: il vino della vita | Recensione

Pubblicato da Ferrari editore, L’ebbrezza di Mario Sapia: la grande storia di un piccolo uomo.

Paolo è inseguito dalla morte. Una morte raccontata, direttamente connessa al suo essere al mondo. La consapevolezza della durezza della fine è la spinta a rafforzare le sue braccia, a lavorare con la terra. La logica dell’utile guida le richieste di una vita parsimoniosa, dedita al guadagno, alla testa sulle spalle, al limite da non valicare.

Paolo vuole godere delle dolcezze della vita. Una vita sognata, letta da ignorante tra le citazioni dei grandi della storia del pensiero, travisata dalla mente giovanile. La consapevolezza della durezza della fine è la spinta a viaggiare, a star fermi forse con il fisico, ma mai con il cuore. È la bellezza il bene supremo, il nutrimento primo, la ragione di una vita votata alla sua ricerca, al superamento della barriera.

Lo spigolo duro della realtà e la strada del sogno sono i due movimenti chiave del nuovo romanzo di Mario Sapia, L’ebbrezza. Tra vita fisica e vita della mente la linea è sottile. A cosa è più connesso l’impulso di morte? Forse, a quel comportamento da contadino laborioso, dedito nel suo piccolo a fare di quel breve tempo che resta sulla terra un’oasi tranquilla. Forse, alla ricerca del vino, dell’eccesso, della carnalità di un amore momentaneo nel suo essere travolgente in quanto fugace.

L’ebbrezza di Mario Sapia: la grande storia di Paolo

Immerso nella cornice storica del primo dopoguerra, Mario Sapia racconta la storia di un logoramento interiore nato dal piccolo di una mente contadina. Dall’infanzia alla conoscenza della donna, dai tempi del servizio militare alla maturità più disinibita, nella liberazione progressiva di uno scalpitante io interiore. Paolo naviga sul fiume di Bacco, alla volta della scoperta di cosa sia la bellezza, la vera ragione di una vita di stenti. «La felicità è fatta di momenti irregolari, intervallati da inquietudini che attraversano la mia, la tua, la vita di ogni uomo».

Le inquietudini di Paolo ruotano intorno all’incompatibilità tra l’ebbrezza, di per sé già dallo statuto ampio e ambiguo, e la sobrietà della realtà, troppo difficile da sostenere. L’ebbrezza è quella della «bellezza della intelligenza», dell’emotività dilagante. Ma l’ebbrezza è anche concreta devozione alle delizie del vino, al piacere procurato da una sigaretta furtiva e dal rapido sfiorare un seno morbido.

Mario Sapia in L’ebbrezza segue le vicende sentimentali del protagonista, una voce di giovane che dà voce ai giovani, persi tra le aspettative dei padri e la tensione centrifuga verso il mondo vero. Paolo è affetto da bovarismo, acquisito indirettamente dalle voce dei compagni istruiti, così come dalla diretta esperienza della mollezza dell’animo, una volta che è immerso nel filtro d’amore. Gli è stato insegnato che «la vita è come un labirinto dove è facile smarrirsi», ma è su questa consapevolezza che si edifica la pulsione di morte. Contro la logica delle certezze, perdersi fra gli incastri, fra le pieghe dell’esistere, vuol dire morire o vivere davvero?

L’ebbrezza è un lasciarsi ubriacare da sentimenti impossibili. È la storia di Paolo, la storia di ogni uomo sedotto dall’illecito, tormentato dal pensiero faticoso della vita e dalla liberatoria pulsione di morte. Mario Sapia dona un romanzo di formazione che nella sua asciuttezza linguistica non risparmia al lettore la resa dei conti, il bivio che perseguita e forse inebria l’incessante divenire del quotidiano.

Immagine: Ferrari editore

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