Massimo Pettenello: Tutta colpa di Sonny Boy | Recensione

Massimo Pettenello: Tutta colpa di Sonny Boy | Recensione

Recensione del nuovo libro di Massimo Pettenello, Tutta colpa di Sonny Boy. Un romanzo blues

Tutta colpa di Sonny Boy, il nuovo libro di Massimo Pettenello, a dispetto del sottotitolo Un romanzo Blues e dell’eloquente immagine di copertina che ritrae Sonny Boy Williamson II in una delle sue più celebri pose, è tutt’altro che una banale biografia romanzata del grande bluesman.

Dopo una manciata di pagine che, attraverso nebulose atmosfere da juke joint, paiono suggerire immagini, suoni e scorci narrativi degni dell’epopea Blues da pellicola in bianco e nero, fanno di colpo la loro comparsa nel libro di Massimo Pettenello scene di moderna quotidianità, tensioni e abitudini tutte contemporanee, stress da corsa in carriera, motori di ricerca e chiamate senza risposta.

La trama di Massimo Pettenello, sviluppata nel presente ma permeata di Blues antico, ha come principale protagonista Leroy detto Sonny, armonicista afroamericano innamorato della musica del celeberrimo Aleck ‘Rice’ Miller, altra grande presenza-assenza del volume, noto alle cronache come il secondo Sonny Boy Williamson e indiscusso gigante dei dieci fori, il quale vanta una delle biografie più lacunose della storia della Musica del Diavolo. E proprio queste lacune, vengono nel romanzo Blues fantasiosamente colmate con testimonianze che sgorgano come lava diabolica: racconti inquietanti ma ricchi di fascino, che trascinano il fragile Leroy in un inferno esistenziale ove coesistono gioia e dannazione, nel quale la sua anima inquieta raccoglierà, via via, sempre più forza per nutrire la propria, rivoluzionaria aspirazione al cambiamento.

Partito alla volta del Mississippi per affrontare delle comuni beghe legali, Sonny si ritroverà costretto a fare i conti con un passato finora taciuto, sconosciuto e inimmaginabile, ove il Blues si mescola, come tradizione vuole, con luoghi e rituali magici, presenze mefistofeliche ed amori tormentati, traboccanti di passione e di ruvida dolcezza. Un mondo stanco ed artefatto viene lasciato da Massimo Pettenello  alle spalle del protagonista, il quale, a bordo di una vissuta Camaro, si dirige con crescente coraggio verso la scoperta di una verità che esita a rivelarsi ma che, tra disavventure on the road e soste nei crocicchi maledetti del Delta, non potrà nascondersi ancora troppo a lungo.

Il viaggio di Sonny-Leroy descritto da Massimo Pettenello è costellato di rimandi a figure leggendarie come Robert Johnson, Koko Taylor, Houston Stackhouse, Paul Butterfield, Big Walter Horton, Robert Petway, R.L. Burnside e, naturalmente, Sonny Boy Williamson II. Sullo sfondo, si ritrovano i molteplici, consueti luoghi-simbolo del Blues, come l’emblematico crossroad ove proprio Robert Johnson, tra le Highway 61 e 49, avrebbe condannato la propria anima alla dannazione eterna in cambio di un unico più che straordinario talento musicale.

Tra citazioni più appassionate che ammiccanti, la narrazione di Massimo Pettenello fluisce piacevolmente, senza inciampare in intrecci convenzionali né in epiloghi troppo scontati. Merito, probabilmente, dell’entità sovrannaturale che, come una lingua di fuoco, serpeggia tra gli eventi, gli snodi e i colpi di scena del racconto, manifestando la propria luciferina e affascinante presenza. Merito, o forse colpa: tutta colpa di Sonny Boy.

Fonte immagine di copertina: Amazon

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A proposito di Mirko Ambrosio

Nato a Napoli per fortuna, laureato in legge per caso, appassionato di musica per scelta.

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