Nel paese dei ciechi di H. G. Wells | Recensione

Nel paese dei ciechi di H. G. Wells | Recensione

Attraverso la rivista The Strand Magazine, Nel paese dei ciechi (The Country of the Blind) fu pubblicato nell’aprile del 1904, firmato da una grande penna dell’epoca: Herbert George Wells. Considerato assieme a Jules Verne e Gernsback il caposcuola del genere fantascientifico, è impossibile dunque obliarne opere come La macchina del tempo o La guerra dei mondi che, diversamente da Nel paese dei ciechi, scalpitano di elementi tipici della science fiction. Sebbene quest’ultima opera non presenti scenari futuristici o personaggi alieni, l’elemento del diverso persiste e ci offre un inevitabile spunto di riflessione. Ciò dimostra che H.G. Wells era un acuto critico sociale e usava le sue storie per raccontare l’umanità, spaziando tra le sue paure e incongruenze. Pertanto, considerarlo solo un romanziere di fantascienza è assolutamente limitante.

Il paese dei ciechi

In una remota valle delle Ande ecuadoriane, isolato non solo per la sua posizione, ma anche a causa di una precedente eruzione vulcanica e delle sue successive frane che lo avevano reso un ambiente estremamente ostile, risiede il paese dei ciechi. I suoi abitanti avevano perso la vista a causa di un’inspiegabile malattia avvenuta secoli prima e per loro, ormai, questa condizione era divenuta la normalità. In questo contesto, seguiamo la storia di Nuñez: un esploratore che, durante la sua scalata tra i monti innevati, precipita accidentalmente. Sopravvissuto alla caduta, si trova dinanzi una vallata popolata, le cui abitazioni, però, sono piuttosto bizzarre: secondo il protagonista esse «parevano essere state costruite da un cieco». Arrivato al villaggio, si sarebbe aspettato di essere accolto come un loro superiore, persino come un re, ma non è così. Nonostante i suoi innumerevoli sforzi di spiegare cosa fosse la vista e il perché lui fosse avvantaggiato, Nuñez si rende conto che ciò che mancava era lo stesso concetto di “vedere” e tutto ciò che ne è collegato. Il tatto, l’udito e l’olfatto erano, di conseguenza, estremamente sviluppati ed erano tutto il loro mondo. Dunque, la capacità di Nuñez non era affatto un vantaggio, ma anzi un segno di disabilità o pazzia. Malgrado ogni tentativo di persuasione, l’esploratore sembra perdere le speranze di un punto d’incontro e si rassegna alla sua nuova vita. Durante il suo soggiorno, si innamora di Medina-Saroté, cercando con tutto sé stesso di adattarsi a quella società così bizzarra, solo per lei.

La questione dell’altro

Cos’è il diverso? Questa è la domanda che stuzzica la mente durante la lettura. In un mondo dove il senso della vista è normalità, chi è cieco è un limitato; questo breve racconto ci catapulta in un universo le cui carte sono mescolate, dove gli stessi organi visivi sono mere escrescenze, come tumori. «In terra di ciechi il monocolo è re», così esordisce Nuñez in svariate occasioni, convinzione che però sarà smentita: è lui il diverso, ma non si sente tale, chiamando forse con arroganza la sua condizione normalità. Si rapporta dunque a una società autarchica, che ha costruito una propria fede e propri dogmi, in cui la sola possibilità d’esistenza del cielo o delle stelle pare una follia; esiste infatti, nel paese dei ciechi, solo un grande tetto, un tetto liscio e nient’altro. Come sollecita Sandro Modeo, un racconto assoluto come questo va letto almeno due volte: la prima lettura sarà sfocata dall’ipnosi delle sequenze narrative e pertanto solo a conclusione o forse alla seconda lettura si riuscirà a cogliere i vari piani interpretativi. Uno tra questi, ad esempio, è quello storico-antropologico, che rapporta dunque il concetto di civilizzazione dei coloni spagnoli e la presunta barbarie dei nativi.

Conclusioni

In questo scenario malioso costruitoci da H.G. Wells, passeggiamo assieme al racconto e attraversiamo la nostra coscienza che chiama a sé nuove questioni, fronteggiando le nostre percezioni sulla normalità, distanze culturali e il concetto di potere. Una lettura breve ed intensa, consigliata se si ha la necessità di abbattere muri illusori e forse, anche se per poco, iniziare a vedere. 

Fonte immagine in evidenza: Wikimedia Commons (Illustrazione originale di Claude Allin Shepperson, immagine di dominio pubblico)

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