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Eroica Fenice

Recensione di Non so chi sei di Cristina Portolano, Rizzoli Lizard

Non so chi sei di Cristina Portolano, Rizzoli Lizard

Non so chi sei di Cristina Portolano è una graphic novel leggermente sui generis rispetto a quelle che si è comunemente abituati a leggere o semplicemente a sfogliare. Pubblicata da Rizzoli Lizard, descrive con estremo realismo il rapporto che ha una donna con il mondo superficiale e leggero degli incontri occasionali. Il mezzo è quello sempre più diffuso dell’impiego di un’app per incontri che permette di controllare gli approcci con il partner quasi nella loro totalità.

Non so chi sei di Cristina Portolano: un affaccio sull’universo della leggerezza

Dichiaratamente autobiografico, la protagonista vive una dolorosa separazione, quella dalla sua compagna, con cui aveva da lungo tempo intrecciato una relazione. I motivi della rottura sono ininfluenti, ma è ben chiaro che entrambe siano state un punto di riferimento per l’altra e ora – nel loro allontanamento – un nuovo punto di partenza.

Da questo momento in poi Cristina avverte uno spiccato interesse nel volersi nuovamente approcciare agli uomini, dopo un lunghissimo rapporto con una donna. Per farlo si convince di dover scaricare Tinder e iniziare un’avventura completamente diversa, scevra dalle responsabilità e dalle preoccupazioni di dover condividere la propria quotidianità.

Inizialmente è un esplorare e aspettare i primi “match”, ma le basta poi poco per abituarsi a quel nuovo stile di vita. Ha infatti voglia di dedicarsi a più uomini e non instaurare con nessuno di loro un rapporto preferenziale. Per lei è necessario trattarsi con distacco e seguire un iter ben specifico: messaggio, aperitivo, casa o albergo e, alla fine, la sublimazione dell’incontro e la separazione.

Contemporaneamente Cristina è costretta a combattere i pregiudizi delle persone che la circondano e le continue domande che seguono e che cercano spiegazioni. Non basta quindi dimostrare di essere perfettamente consapevoli di ciò che si sta facendo e di avere – comunque – la situazione sotto il proprio controllo.

Un flusso di coscienza e un pensiero più profondo e al femminile sulle relazioni

Tutto il testo di Cristina Portolano è un flusso di coscienza che ti travolge e ti spinge nella stessa direzione della protagonista: lo stesso dolore, lo stesso dubbio, lo stesso stupore ti pervadono ogni volta che il dialogo si sofferma su un pensiero o un giudizio appena maturati. Le linee dei disegni sono morbidi e danno l’impressione di vivere la storia come se appartenesse ai propri ricordi. Una volta giunti all’ultima pagina ci si sente infatti vuoti, prosciugati.

Le scene di sesso (molto frequenti) sono esplicite ed estremamente realistiche, dando perfettamente l’idea della consapevolezza del sesso e del riconoscimento di una donna attraverso di esso, senza tabù e senza limiti o pregiudizi.

Nei colori, a volte più tenui e a vote più accesi, del rosa, a creare ricercati contrasti, ci si immedesima vedendo nella fine di una lunga relazione solo il desiderio di riscatto e di un po’ di calore umano senza pretese. Diventa però inevitabile anche domandarsi se, alla fine, tutto ciò possa davvero essere curativo e apportare un significativo contributo alla nostra esistenza.

Più probabilmente è solo un modo, impacciato, di soddisfare senza criterio i propri bisogni e soprattutto senza ascoltare ciò che veramente desideriamo.