Oratorio dell’Angelo Custode: recensione dell’opera di Igor Cane

Oratorio dell'Angelo Custode

L’Oratorio dell’Angelo Custode è un monologo scritto da Igor Cane, all’interno del quale emerge una visione profondamente pessimista della realtà; una realtà che appare priva di senso e dove i valori tradizionali sono crollati.

Elemento Dettagli
Autore Igor Cane
Titolo opera Oratorio dell’Angelo Custode
Protagonista Igor Cane (alter ego narrante)
Tematiche principali Alienazione, nichilismo, critica sociale feroce, degradazione umana, rifiuto della morale e delle convenzioni.

Oratorio dell’Angelo Custode: trama e personaggi

Il monologo è interamente ambientato a Roma, luogo che funge da sfondo del girovagare senza meta di Igor, dove ha modo di sviluppare il suo pensiero nei confronti della realtà che lo circonda. La narrazione è in prima persona e sin da subito il lettore si trova immerso nel flusso di coscienza di Igor che, dopo essersi rasato capelli e sopracciglia per assomigliare ad un cadavere, esce di casa con l’intento di spaventare le persone.

Il suo cammino lo porta a confrontarsi con una serie di “tipi umani”: un’anziana signora con un cagnolino (che terrorizza), una stracciona (a cui toglie i soldi dell’elemosina), un senzatetto (a cui spegne la sigaretta sulla mano), i passeggeri della metropolitana. Ogni incontro è un pretesto per sviluppare una critica amara e mostrare il suo disprezzo.

In un episodio allucinante lo vediamo trasformarsi in un cane di nome “Umile”, che viene accarezzato da una signora anziana; si tratta di un episodio che può essere letto come metafora della sua alienazione. La critica si fa più feroce quando Igor, entrando nel Parlamento, a causa del suo “tanfo” provoca caos tra i politici, mettendo in crisi proprio il cuore del potere istituzionale.

Igor Cane e la “bomba interiore”

Per il protagonista, le persone sono diventate come dei “robot di carne”: non pensano più con la loro testa, seguono le mode e le convenzioni sociali senza metterle in discussione. Hanno perso la loro umanità e sono incapaci di avere reazioni vere.

Il linguaggio che ritroviamo nell’Oratorio dell’Angelo Custode di Igor Cane è volutamente feroce; si tratta di uno strumento per smascherare la natura corrotta dell’uomo e della società a cui appartiene, e serve a costringere il lettore a confrontarsi con una realtà scomoda.

La “bomba interiore” è la metafora principale di questa distruzione: non si tratta di una vera esplosione fisica, ma è come se le persone impazzissero e tutti i valori costruiti crollassero dall’interno. Anche la capacità di sognare sparisce e alla fine resta un caos, un “giardino abbandonato”, con un lungo silenzio, come dopo la fine del mondo.

Fonte immagine in evidenza: Ufficio Stampa, copertina ufficiale del monologo

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