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Eroica Fenice

Essere campioni è un dettaglio di Paolo Bruschi

Essere campioni è un dettaglio, Paolo Bruschi racconta il Novecento

Essere campioni è un dettaglio – Storia del XX secolo tra sport e società è un libro di Paolo Bruschi, edito lo scorso novembre da Scatole Parlanti.

Il volume, suddiviso in sei sezioni, ripercorre la storia del Novecento attraverso il racconto di vicende sportive e umane, colte in relazione al loro contesto storico, sociale e culturale.

Ogni unità del libro riporta fasi storiche cruciali del secolo scorso: le guerre mondiali, le dittature;  il processo di emancipazione della donna; la lotta per l’affermazione dei diritti politici e civili degli afro-americani; il periodo fascista in Italia; il fenomeno dell’emigrazione, fino ad arrivare all’inizio degli anni ’80.

Mediante la descrizione di fatti sportivi più o meno conosciuti, Bruschi crea un interessante intreccio tra storia e sport. L’autore si serve di figure sportive che con le loro gesta hanno in qualche modo scritto la storia: dai calciatori che si sono opposti alle dittature alle battaglie degli atleti afroamericani, passando per le prime rappresentanti dello sport femminile e le loro lotte per affermarsi.

Lo sport come motore del cambiamento

“Essere campioni è un dettaglio – Storia del XX secolo tra sport e società” prende vita da un progetto didattico che l’autore da qualche anno porta in giro per le scuole della provincia di Firenze, primarie, medie e superiori, con l’obiettivo di tentare di illustrare al meglio il XX secolo. Chiaro che Bruschi abbia dovuto operare una scelta sui temi da includere nel volume che ha di conseguenza comportato l’esclusione di altre tematiche altrettanto importanti, ma che avrebbero reso il testo, già corposo, maggiormente pesante.

Il libro, come spiega nella prefazione Sergio Giuntini (membro del consiglio direttivo della Società Italiana di Storia dello Sport), è “una proposta di lettura e di approfondimento che merita di venire suggerita e praticata, dalla scuola media superiore ai corsi di laurea in Scienze Motorie. Ma pure, a ogni livello, a tutti i veri amanti e studiosi del fenomeno sportivo novecentesco.”

Il titolo “Essere campioni è un dettaglio” si rifà al motto adottato dalla Democracia Corinthiana di  Sócrates, la squadra che tra la fine degli anni ’70 e i primi ’80 del secolo scorso riuscì ad opporsi alla dittatura che vigeva in Brasile grazie al gioco del calcio. Erano anni di fermento, il regime militare non lasciava spazio alla libertà politica e di espressione. Il Corinthians, storicamente vicino al partito dei lavoratori, portò quella libertà, fino ad allora negata, sul terreno di gioco. Lo slogan della squadra era: vincere o perdere, ma sempre con democrazia. In occasione delle elezioni statali e municipali del 1982 i calciatori diedero un segnale importante alla nazione: ogni membro della squadra votò in modo imparziale, compresi i magazzinieri. Ciò che contava è che la popolazione tornasse a votare in modo libero. Un grande esempio di democrazia applicata al calcio. Tuttavia, Bruschi, attraverso le pagine del suo libro, ci ricorda come la democrazia e la conquista dei diritti passino necessariamente anche da sconfitte e da grandi lotte. Oltre ad esempi sportivi positivi, l’autore empolese riporta anche episodi negativi come la vicenda che vide coinvolto il calciatore Alexandre Villaplane, che in nome del dio denaro fu collaborazionista e mercenario per la Francia di Petain e passò dunque dalla gloria alla vergogna; o l’odio agonistico tra Bartali e Coppi ai Campionati del mondo di ciclismo di Valkenburg nel ’48. Dopo aver ricompattato la nazione con le imprese post-belliche, in quell’occasione i due campioni regalarono invece una grande delusione: si fecero la guerra durante tutto il tragitto e finirono per ritirarsi entrambi, suscitando la riprovazione degli sportivi.

Il merito di Paolo Bruschi sta nell’aver saputo raccontare con grande passione e maestria la storia, attraverso imprese e episodi sportivi di atleti più o meno famosi, allo scopo di sottolineare quanto lo sport e le sue vicende abbiano contribuito a plasmare il tessuto sociale e culturale, favorendo il superamento di barriere e discriminazioni. Lo sport inteso dunque come motore del cambiamento.

Di particolare interesse risulta la sezione dedicata alle pioniere dello sport femminile. Lo scrittore toscano cita le storie di Ondina Valla, Lily Parr e Billie Jean King, nomi poco noti ai più che hanno tuttavia contribuito in larga parte all’emancipazione della donna in un periodo in cui il suo ruolo era relegato a quello di casalinga, moglie e madre amorevole.

Essere campioni è un dettaglio: un viaggio nel Novecento, tra storia e sport

Nel suo volume, in sostanza, Bruschi attesta quanto lo sport nel Novecento sia divenuto parte integrante della Storia. Sport e storia si sono influenzati reciprocamente. Lo scrittore toscano mette in evidenza il peso che nel secolo scorso lo sport ha avuto a livello sociale e culturale, incitando, ad esempio, le lotte per la rivalsa di categorie ai margini.

“Lo sport – sottolinea a giusto titolo lo scrittore toscano – non può essere cancellato dalle vicende umane. Nello sport si legge in controluce l’evoluzione politica, economica, culturale e sociale dei paesi. Vi si riversano, nei successi e nei fallimenti sportivi, visioni e valori, passione e speranza, collera e spavento, esaltazione e sconforto, orgoglio e debolezza, e chissà cos’altro. Comunque, tutte cose che, insieme, formano la vita degli uomini e delle donne. Tenerle da parte, oscurarle o minimizzarle, significa rinunciare a capire gli effetti che producono, cioè il mondo così com’è”.

Paolo Bruschi parte dal periodo della prima guerra mondiale, quando sportivi ed atleti erano visti come figure irraggiungibili. Solo i figli dei ricchi borghesi potevano dedicare il loro tempo allo sport. Infatti, molte discipline sportive nacquero proprio come passatempi per i rampolli di buona famiglia e rimasero loro appannaggio finchè non si affermò il professionismo, che permise anche ai ceti inferiori di dedicarsi al gioco competitivo.

Successivamente l’autore parla dell’uso dello sport come strumento di controllo sociale, indottrinamento ideologico e appartenenza nazionale, nei regimi totalitari.

Solo nel secondo dopoguerra la pratica sportiva assume assoluta libertà.

Il testo di Paolo Bruschi costituisce un interessante viaggio nel Novecento, tra storia e sport, consigliato agli appassionati come approfondimento, ma in generale a chiunque abbia sete di conoscenza.

Chi è Paolo Bruschi

Paolo Bruschi nasce a Firenze, ma vive ad Empoli. Laureato in Scienze Politiche, ha poi conseguito un Master Europeo in Scienze del Lavoro. È tra i soci della Società Italiana di Storia dello Sport e dell’Unione Nazionale Veterani dello Sport. Blogger di gonews.it dove cura una rubrica storico-sportiva, dalla quale prende il nome il libro, Bruschi collabora anche saltuariamente con “Il Manifesto”.

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