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Eroica Fenice

Prossima fermata: Dante Inferno 2.0

Quante volte abbiamo usato l’espressione “Questa vita è un Inferno”  per rappresentare l’eterna lotta del tran tran quotidiano? E se fosse davvero possibile trovare l’Inferno sulla Terra? Se il viaggio che è stato descritto da Dante si potesse vivere oggi, nel 2016? Questo è ciò che ha immaginato Massimo Cannizzaro, autore di Prossima fermata: Dante – Inferno 2.0, pubblicato da Graus Editore . 

Nativo di Terracina ma Napoletano di adozione, Cannizzaro è ciò che si definisce “un artista completo”: animatore, imitatore, ballerino, cantante, presentatore, art director di locali e speaker radiofonico. Nel 2008 ha esordito con il suo primo libro, Napoletani si nasce…o quasi!  e nel 2015 pubblica Prossima Fermata: Dante, con la prefazione dell’amico e artista partenopeo Biagio Izzo.

Prossima fermata: Dante. L’inferno quotidiano

 Novello Dante, accompagnato dal vero Vate della lingua italiana, Cannizzaro racconta un viaggio surreale e satirico, a bordo della Metropolitana Linea 2, in una Napoli dei nostri giorni che, all’occorrenza, diviene scenario per un Inferno di nuova generazione, tra peccatori morti e viventi. L’Inferno di Cannizzaro è una versione riveduta e corretta di quello, ben più famoso, immaginato da Dante, nel quale gli antichi peccati si vestono di modernità. Tanti i luoghi della città che vengono toccati in questo tour infernale, dai grattacieli del Centro Direzionale  allo Stadio San Paolo, dai vicoli di Forcella allo Zoo di Edenlandia. E tanti sono anche i volti noti che popolano questo Inferno 2.0: politici (che a volte ritroviamo persino in più categorie di peccatori), personaggi dello spettacolo, calciatori, attori. Si parte da quelli che, anche nell’opera dantesca, possono essere definiti peccati veniali, per arrivare poi, man mano che ci si addentra nel budello cittadino, a peccati ben più gravi.

La lettura di Prossima fermata: Dante Inferno 2.0 è coinvolgente e divertente. Il ritmo serrato con cui l’autore, accompagnato da Dante, passa da un “girone” all’altro e, quindi, da un peccato all’altro, rende l’idea di quanto, nel caotico presente in cui ci troviamo a vivere, anche l’Inferno stesso debba esserlo. Se, infatti, è vero che l’Aldilà è un riflesso, per quanto distorto, della società che lo rappresenta, allora Cannizzaro deve esserci andato molto vicino.

D’altronde, come scrive Biagio Izzo nella prefazione al libro, «con il passare del tempo, l’inferno è cambiato e con essa la sua dimensione, il suo impatto sulla gente e probabilmente anche la sua… temperatura! Massimo ci accompagna per mano, nell’Inferno che tutti conosciamo e che molti ormai “tollerano” come fardello quotidiano e zavorra imprescindibile delle proprie giornate». Ecco perché, in questa nuova e moderna visione dell’Inferno, trovano posto categorie che mai ci saremmo sognati di leggere nell’opera dantesca.

Qualche esempio? Nel girone degli iracondiCannizzaro inserisce due delle categorie di persone, forse, più moleste in assoluto: i guidatori irosi e i parcheggiatori abusivi. Destinati a convivere per l’eternità e ad essere di intralcio reciproco in saecula saeculorum.  Tra i golosi vi è un nutrito gruppetto di persone responsabili di aver spinto il mondo verso piatti elaborati e dal gusto fusion grazie ai loro, ormai diffusissimi, programmi TV e reality a stampo culinario.  Ma nel girone rientrano anche, forse per contrappasso, gli inquinatori, che per la loro fame di denaro hanno avvelenato terreno e cibo. Insomma, ogni comportamento della nostra quotidianità entra a far parte dell’opera di Cannizzaro, dall’inseguire l’effimera fama. Persino Internet diviene parte integrante di questa vita infernale.

Non mancano neppure riferimenti calcistici alla squadra “più odiata dai napoletani”, dalla zebrina divisa e dal fallo facile: forse non è stato molto politically correct, ma la forza di Prossima Fermata: Dante, sta proprio nel suo voler essere esattamente l’opposto. Cannizzaro parla senza scrupoli e senza peli sulla lingua. Certo, lo fa sorridendo, ma sotto il velo dell’ironia risalta lampante il suo punto di vista sulla vita, sul mondo, su Napoli; e si resta per un po’ con in viso stampato quel sorriso dolceamaro che ha accompagnato tutta la lettura sino al conosciutissimo “uscimmo a riveder le stelle“.