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Eroica Fenice

Libri

Oligarchia, un gioiello del noir edito da Newton Compton

Recensione di Oligarchia, il nuovo romanzo di Scarlett Thomas Qualcuno è morto nella scuola. Potrebbe essere suicidio, omicidio. Potrebbe essere stato il bullismo o l’anoressia. Ma a chi potrebbe mai interessare se è appena uscito l’ultimo modello di scarpe all’ultima moda? Cosa può uccidere una persona con una vita perfetta? Riscopertasi figlia di un oligarca, Natasha, conosciuta da tutti come Tash, viene mandata dal padre in un collegio femminile inglese. Nonostante la sua nuova vita sia totalmente diversa da quella in Russia, Tash ci mette poco ad ambientarsi. Un po’ per grazie alle sue compagne, coinvolgenti nei loro modi di fare e di dire, un po’ per i suoi quindici anni durante i quali è difficile capire chi si è davvero, e dove è molto più semplice imitare gli altri. Quello che si era mostrato inizialmente un libro leggero e senza nessuno scrupolo oltre quello di mostrare come la gioventù ricca, poco istruita e mal controllata, vada lentamente a bruciare fino a consumarsi, si è rilevato essere tutt’altro. A bruciare e consumare le ragazze fino alle ossa infatti, inaspettatamente, non saranno il fumo, le droghe e le feste, ma l’anoressia. Si presenterà tra le pagine come un dettaglio. Qualcosa di accennato, inserito per distrazione. Come a dire ‘’che ci si può fare, nella vita sconsiderata di giovani ragazze ricche, questa è la prassi’’, per poi iniziare a diventare qualcosa di ridondante. Sempre più presente. Sempre più oppressivo. Fino ad uccidere. Oligarchia: un libro per tutti? Una delle necessità da sottolineare per leggere questo libro è di non prendere seriamente nulla di ciò che è scritto. Per la maggior parte Tash si confronterà infatti con personaggi corrotti dalla vita che le spiegheranno la loro filosofia di vita, molto lontana dalla realtà delle giovani che, se non inserita nel contesto di riferimento, potrebbe essere facilmente fraintendibile. Quindi è necessario prendere il libro e l’insieme di tutti i suoi temi (che saranno tra i più variegati: dall’abuso al suicidio, alle molestie e ovviamente all’anoressia) con la stessa frivolezza con cui ci vengono presentati. Non deve insomma essere diverso da guardare un episodio di Bojack Horseman. Oligarchia è un libro complesso. Non nello stile, tra i più scorrevoli possibili. Quasi da leggere sotto un ombrellone con una coca light (siamo tutti a dieta per l’estate!) ma piuttosto per il modo in cui decide di trattare i suoi argomenti. Ogni cosa, con la penna della Thomas acquisisce un tono ironico, giocondo, quasi noir. L’umorismo nero del libro, che spinge il lettore a osservare il mondo disastrato della protagonista con la sua stessa superficialità e cinismo potrebbe far storcere il naso a più di una persona. Non è un libro per tutti, ma se piace il genere, è un gioiellino.   Fonte immagine: Ufficio Stampa.

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Culturalmente

Il Behaviorismo e il perché del nostro comportamento

Cosa influenza davvero le nostre azioni? Una domanda moderna si potrebbe pensare, risultato di studi moderni dovuti all’uso della tecnologia e dei social network, che ogni giorno, involontariamente, modificano i nostri comportamenti. Ed è qui che ci sbagliamo. Il behaviorismo è nato molto prima E se tutto quello che ci circonda fosse una grande scatola che controlla i nostri comportamenti e influenza le nostre azioni? Che ci sia un’ombra di complottismo è senza dubbi, ma quanto di ciò che noi osserviamo e che fa parte del nostro ambiente influenza le nostre azioni? A interrogarsi su questo strano argomento per la prima volta fu John Watson in persona, all’inizio del Novecento. Il movimento creato dallo psicologo chiamato ”comportamentismo” o  ”behaviorismo” non si distanzia troppo dai metodi scientifici utilizzati attualmente perché faceva della scienza e dell’osservazione il suo metodo di verifica. Il suo studio era quindi fondato sullo studio scientifico del comportamento, cioè degli aspetti esteriori, praticamente osservabili, dell’attività mentale. Chicca interessante è sapere che gli studi di Watson si basavano su una psicologia intesa diversamente da quella attuale, credeva infatti che grazie allo studio della mente era possibile prevedere e controllare il comportamento umano. Il suo intento era del tutto benevolo e attribuito a una visione utopica di una società che traesse beneficio da questa scoperta, ma resta un carattere inquietante dei suoi studi. Cos’è il C? Inquadriamo il ”comportamento” (o behavior) nel termine generale come una risposta a uno stimolo, perché risultato di un input sensoriale proveniente dall’ambiente esterno. Ma che tipo di stimolo è necessario per ottenere un una risposta? A rispondere a questa domanda furono due studiosi: Il primo fu quello effettuato da I. Pavlov, fisiologo Russo famoso per aver sperimentato uno degli esempi più caratteristici questa scuola di pensiero. Pavlov aveva sviluppato un procedimento semplice ma ingegnoso, in cui ogni volta che portava da mangiare al suo cane faceva tintinnare una campanella; Presentando insieme i due stimoli per un discreto tempo, lo studioso notò come l’animale iniziava a salivare al solo sentire il suono. In questi esperimenti, il suono fungeva da stimolo (un input sensoriale proveniente dall’ambiente esterno) che influenzava la risposta di salivazione del cane, il quale costituiva la risposta (un’azione o una modificazione fisiologica evocata da uno stimolo). E’ semplice osservare come in questo esperimento l’animale preso in considerazione sia totalmente passivo, in balia dell’esperimento dell’uomo con unico ruolo quello di vivere l’esperimento. L’esperimento di Pavlov è il più caratteristico perché il più vicino alla nostra contemporaneità, basti pensare al nostro animale domestico che scodinzola o abbaia ogni volta che sente suonare alla porta. Behaviorismo: L’uomo risponde passivamente agli stimoli dell’ambiente? Nonostante l’efficacia dell’esperimento di Pavlov è bene ricordare che l’uomo non effettua un comportamento passivo di fronte a uno stimolo, ed è qui che il secondo esperimento prende forma. L’esperimento più attivo è stato condotto da B. F. Skinner il quale iniziò a studiare gli animali in base ai loro comportamenti nel loro habitat. Il perché? Semplice, questo permetteva di osservare come, in una […]

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Attualità

Sanremo in pillole: la classifica ufficiale dei vincitori

Sanremo in pillole: I Måneskin vincono il festival 2021. Sanremo torna per l’ultima, stranamente imprevedibile, serata del 2021. Il palco esplode di rock e stupore e noi torniamo con l’ultimo appuntamento di Sanremo in pillole. Difficile da capire se ad illuminare di più la scena dell’ultima sera siano state le luci dell’Ariston, la giacca di Random o il vestito di Noemi. Ancora una sera senza persone (o palloncini) a scaldare i sedili, ma a riempire il vuoto e a tenerci compagnia in queste ultime ore prima della nuova zona rossa, sono state le voci dei cantanti. E che cantanti! Un insieme di novità in quest’edizione moderna, stravagante, quasi futuristica. Partendo dai concorrenti, quasi tutti sconosciuti al pubblico più adulto e nascosti fino alla scorsa settimana nelle librerie Spotify dei più giovani, passando per le esibizioni, che in questi cinque giorni sono state costellate di elementi femministi, riferimenti alla LGBTQ+ community, o ancora riferimenti ai social, dove – un po’ per il divieto di uscire, un po’ per la fama (forse in senso negativo) che ha guadagnato il festival lo scorso anno – i ragazzi sono stati attivissimi. E concludendo con i collegamenti in ologramma che hanno permesso di salutare Vincenzo Mollica. I Måneskin si aggiudicano il primo posto in classifica grazie alla loro brillante (non metaforicamente) performance, e alla loro canzone, che di rumore ne fa tanto. Vanno dritti all’Eurovision 2021 a Rotterdam, nei Pesi Bassi, in un’edizione altrettanto imprevedibile. Che riescano a portare l’Italia alla vittoria? Lo scopriremo a Maggio! A sorprendere è stata ancora una volta l’esibizione di Achille Lauro che presentatosi (stranamente) vestito di un semplice completo rosa, ha mostrato a metà canzone – levandosi la camicia – le ferite che lasciano sulla pelle le parole delle critiche. Scenografico, tendente allo splatter e quasi impressionante. Ha reso l’idea del peso delle parole sulla pelle. Scena evitabile? Forse. D’impatto? Sicuramente. Per la prima volta è stato quasi un sollievo che sia stata inserita nella seconda parte della serata. Sanremo in pillole: la classifica ufficiale dei vincitori 2021, raccontata nella nostra pocket version Al secondo posto si classificano Fedez e Francesca Michelin con Chiamami per nome. Interessante è stata la polemica sviluppatasi intorno al piazzamento della canzone sul podio, di cui merito è stato attribuito, da molti, all’appello di Chiara Ferragni su Instagram, e su cui il Codacons ha indagato, richiedendo alla Rai i dati relativi ai voti provenienti dal pubblico da casa. In occasione dell’ultima serata Fedez ha anche deciso di cambiare camicia (e di lasciare all’altra il meritato riposo che merita in lavatrice). Ci aspettavamo tutti che annunciasse il nome della bambina, peccato. Al terzo posto abbiamo Ermal Meta con Un milione di cose da dirti. Scalda il cuore il modo in cui lui per primo, e successivamente un enorme seguito di persone, abbiano creduto in questa canzone. Sanremo in pillole: sessanta secondi per raccontare la classifica di Sanremo. In ordine: 4) Colapesce/Di Martino Musica leggerissima: i loro completi sempre in tinta da evidenziatore non gli hanno […]

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Libri

”La fragilità degli onesti” di Francesco Lisbona

Francesco Lisbona presenta come romanzo d’esordio ‘’La fragilità degli onesti’’ scoprendo le increspature del passato lasciate come segni indelebili sui suoi stessi personaggi, e forse, su tutti i suoi lettori. Un ragazzo che fugge da un passato che lo tormenta: perché seguire la sua storia? Il libro di Francesco Lisbona Freddo, apatico e disinteressato. Victor è un ragazzo francese, arrivato in Italia, nella secolare Firenze, per trascorrere il suo exange year. La scelta di un luogo così lontano per la sua patria non è casuale. Victor cerca nella nuova città un modo per fuggire dal suo passato, dai fantasmi che lo tormentano, dalle scelte sbagliate che sente di aver compiuto, e dalle azioni non fatte che lo schiacciano. Il luogo dove cerca riparo dalla sua tristezza, il luogo che vuole rendere protagonista dei suoi ricordi felici, però, è costellato di persone che, non riuscendo a fuggire dai loro tormenti, ci si sono stabiliti. Hanno trovato il modo di vivere nelle loro debolezze, delle loro incertezze, fino ad arrivare alla follia. Una domanda sorge spontanea osservando quindi il viaggio di Victor; si può realmente fuggire dalle proprie fragilità, da ciò che ci rende vulnerabili di fronte al presente, o queste sono destinate  a divenire una gabbia in cui dovremo solo imparare a convivere? L’apparenza inganna: perché è facile giudicare il libro senza averlo concluso Una cicatrice resta nascosta finché il primo uomo non la nota, dopo di lui, tornerà a essere il ricordo di una ferita. La scoperta di questo libro, allo stesso modo, è lenta, a tratti confusa. È facile perdersi nelle descrizioni della città vista dagli occhi del giovane aspirante medico. È facile chiedersi se la freddezza in cui il tutto viene descritto derivi da una disattenzione da parte dell’autore o da una scelta stilistica. Ma un po’ come le persone, questo libro richiede il suo tempo per dare spiegazioni. Richiede il suo tempo perché porta il suo focus non sull’aspetto più superficiale dei personaggi -che sarà possibile notare dalle prime pagine e che ce li farà risaltare all’occhio come macchiette, più che personaggi a tutto tondo-; ma nella parte più profonda di ognuno di loro. Nella parte che non è accessibile agli sconosciuti. Nella parte che potremo scoprire solo quando avremo confidenza con loro, solo quando ci sarà facile riconoscerli. Solo quando loro si sentiranno pronti a parlare. Una volta che però conosceremo la realtà posta dietro l’apparente superficialità, ci sarà impossibile non riconoscere in tutte le pagine precedenti il motivo delle loro azioni. Le fragilità di ogni personaggio, principale o secondario che sia, sono del tutto una sorpresa. Mirano a lasciare i lettori con gli occhi sgranati, qualche volta ad asciugarsi una lacrima, e più volte a riflettere. Una poesia affogata tra le pagine: la fragilità di un verso Insieme con le lezioni universitarie e le stranezze del luogo dove abiterà, osservabili dagli occhi del protagonista, sarà possibile affondare tra le pagine delle sue poesie. Scritte per svago, per sfogo e qualche volta per disperazione. Inizialmente percepite […]

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Cinema e Serie tv

Onward e la magia di farsi trasportare in un nuovo mondo

Disney Pixar torna con un nuovo film d’animazione Onward, questa volta nei piccoli schermi delle nostre case, per scaldarci il cuore con una nuova storia. Onward: una strada tortuosa per protagonisti e registi Un po’ come il viaggio dei due fratelli, neanche quello dell’uscita di questo film è stato tutto rose e fiori. Programmato inizialmente per il 6 marzo 2020 e rinviato successivamente al 19 agosto 2020, a causa dell’emergenza Covid sbarca su Disney plus il 6 gennaio 2021, disponibile senza costi aggiuntivi per tutti i suoi utenti. Il 22° lungometraggio d’animazione Pixar scritto e diretto da Dan Scalon (il suo secondo lavoro dopo Monster University del 2013) Onward segue la storia dei fratelli Ian e Barley, due elfi cresciuti in un mondo fantasy una volta ricco di magia, e ora abbandonato alle comodità della tecnologia. I due ricevono, per il sedicesimo compleanno di Ian un bastone magico, che darà loro la possibilità di evocare il padre morto tanti anni prima di malattia, per passare un’ultima giornata con lui. Per realizzare il loro sogno però, i due eroi dovranno affrontare un viaggio nelle loro terre, alla ricerca della pietra magica che permetta di attivare la magia. Riusciranno i due a completare la loro avventura e a rincontrare il padre? Magia per grandi e piccini La storia di Ian e Barley, ispirata al passato del regista, ha cercato di raccontare, ripercorrendo gli stereotipi del tipico “viaggio dell’eroe”, l’accettazione del dolore dovuto a una perdita. E così quello che ai più piccoli altro non sembra un buffo cartone ricco di animali fantastici, come manticore ed unicorni, ai più grandi ricorda che il dolore non può essere un punto fisso e che è necessario andare avanti. Il simpatico elfo blu protagonista, coi suoi modi timidi ma realistici di interagire con i suoi coetanei, nel rapporto conflittuale con il fratello, che dalla morte del padre funge da figura di riferimento, propone un modello quasi rappresentativo dei nuovi adolescenti. Ian intraprende un viaggio alla ricerca di qualcosa di già perso, di memorie da costruire con un padre che non ha mai avuto l’opportunità di conoscere, in cerca di un’infanzia che gli è stata strappata via. Quasi si antepone alla sua figura il personaggio del fratello: appassionato di videogiochi e giochi di ruolo, sempre pronto a citare una serie fantascientifica, Barley sembra quasi portare su di sé il ricordo dell’adolescenza degli anni ottanta, facendo sentire a casa anche i più grandi. Lui, che conserva ancora qualche ricordo dell’infanzia passata col padre, intraprende il viaggio per cercare di farsi perdonare dagli errori che sente di aver commesso. Ma il passato non può essere cancellato e non c’è nient’altro da fare, se non guardare al futuro. Ancora censure in casa Disney Come già avvenuto precedentemente per la Bella e la bestia, anche questo film è stato censurato in diversi paesi a causa di una citazione da parte di un personaggio che strizza l’occhio all’LGBTQ+ community. Questa volta parliamo di un personaggio secondario, una poliziotta ciclope che in una […]

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Notizie curiose

Shifting: leggenda o realtà?

Come sarebbe il mondo se potessimo scegliere di cambiare realtà quando vogliamo? Gli utenti di TikTok se lo sono chiesti e hanno trovato il modo per farlo: lo shifting. Lo shifting: cos’è e dove è nato Chi non ha mai desiderato di cambiare la propria realtà almeno una volta? Di riuscire a manovrare il mondo in modo da renderlo il posto perfetto per noi? La community di TikTok sembra aver trovato il modo per farlo, e questo è stato chiamato Shifting. Lo Shifting si presenterebbe come un meccanismo simile a un sogno lucido che permetterebbe alle persone di cambiare la propria realtà a proprio piacimento durante un apparente stato di trans o durante il sonno. Ma analizziamo per bene il fenomeno. L’apparente funzione dello Shifting sembrerebbe quella di cambiare la propria realtà, passando da quella attuale (nominata CR) a quella desiderata (denominata DR). La realtà desiderata potrà presentarsi in qualsiasi modo si vorrà. Potrà essere creata da zero o potrà appartenere ai film o alle serie tv più varie. Il principio dello shifting si caratterizzerebbe proprio dalla possibilità di poter scegliere in ogni dettaglio la propria vita nella nuova realtà. Dal colore della pelle, ai vestiti, fino alle relazioni che si potrebbero intrattenere. Ognuno di questi dettagli, al fine di renderli possibili, dovrà essere scritto su un foglio di carta, che la piattaforma di TikTok chiama scripting. Sarà questo a dare la possibilità di scegliere gli elementi della realtà desiderata. Da dove derivano le immagini che vediamo nei nostri sogni? Per comprendere se un fenomeno del genere è veramente possibile è bene ricordare che l’unica fase del sonno in cui la nostra mente è capace di ricordare quelli che vengono definiti ‘’sogni’’, è la fase R.E.M (Rapid Eye Moviment) in cui, anche se ancora addormentati, è possibile muovere inconsciamente gli occhi al di sotto delle palpebre chiuse, da qui il nome. La fase R.E.M. differentemente dall’immaginario comune non si manifesta nel momento più profondo del sonno, ma tipicamente dopo la seconda metà della notte quando è più facile svegliarsi per ogni piccolo rumore. Ecco perché capita di risvegliarsi proprio sul più bello. La particolarità dei sogni a cui assistiamo ogni notte è sicuramente quella di ritrovarsi in situazioni verosimili o meno con persone che conosciamo o di cui non ricordiamo, senza la possibilità di controllare realmente il nostro corpo, ma assistendo come a uno spettacolo privato ogni sera. La mente umana tuttavia può essere in grado di controllare i sogni se allenata. Questo processo viene chiamato ‘’sogno lucido’’ e può essere tanto casuale, quanto indotto. Una volta presa consapevolezza che quello a cui stiamo assistendo è solo frutto dell’immaginazione sarà infatti possibile controllare il sogno in ogni piccolo dettaglio, modificando scenari e situazioni, e avverando ogni piccolo desiderio. Lo shifting è un viaggio astrale o un sogno lucido? Seguendo le istruzioni del mondo di TikTok si viene a conoscenza che lo shifting permette di catapultarsi nella realtà più desiderata e di interagire con i propri personaggi preferiti, ma una volta […]

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Cinema e Serie tv

Ed Edd e Eddy e la rivoluzione dei cartoni

Ed edd e eddy, una rivoluzione nella tv degli anni novanta Chi ha detto che a scherzare col fuoco si rischia di bruciarsi? Probabilmente non i produttori di Ed, Edd (doppia D) ed Eddy, l’iconica serie della Cartoon Network degli anni novanta. La rivoluzione dei cartoni In un mondo nuovo, all’inizio del nuovo decennio, insieme alle mode e alle abitudini iniziarono a cambiare anche i programmi dedicati ai bambini e ai ragazzi dell’epoca. E in questo mondo bisognoso di una ‘’boccata di aria fresca’’, il nuovo canale regnò sovrano. La Cartoon Network si presentava con le sue idee innovative, i suoi argomenti freschi e ricchi di battute mirate a far ridere solo i giovani, l’unico pubblico a cui erano mirati i loro cartoni. In un’ambiente ancora influenzato dal decennio passato a osservare anime in televisione, ricchi di storie difficili e lunghe, con morali spesso troppo distanti dal pensiero moderno, la Cartoon Network si presentò in scena liberando un esplosione di creatività, giocando col fuoco, rischiando tutto in trame semplici, disegni alcune volte banali, disegnatori inesperti, ma giovani e creativi e in una serie di battute al limite di ciò che veniva definito ‘’politicamente corretto’’. Il mondo di Ed, Doppia D e ed Eddy è completamente ambientato in un luogo senza adulti, dove tutto è permesso e nessuno può intervenire nella vita dei ragazzi. Il cartone, completamente realizzato in boiling line, una tecnica che nasconde l’assenza di frame dando l’impressione di un contorno sempre in movimento, seguiva i tre protagonisti nelle loro truffe in giro per il quartiere. Tre truffatori pronti a dare il cattivo esempio E’ in questo ambiente ancora puritano che Ed, Edd ed Eddy sbarca con i suoi 65 episodi in televisione rimanendo per undici anni nella programmazione della Cartoon Network, guadagnandosi il posto di serie più longeva mai creata dalla compagnia. La trama era semplice se paragonata alle serie giapponesi a cui i figli degli anni 70 e 80 erano stati abituati. Non c’erano più orde di macchine pronte per distruggere la terra, né tantomeno supereroi geniali alle prese con altrettanto geniali antagonisti. Solo tre ragazzi di un quartiere di periferia pronti a truffare i loro vicini per racimolare 25 centesimi e comprare caramelle in un negozio. Dal titolo, i nostri Ed, Edd ed Eddy. I ragazzi ognuno con le sue caratteristiche e personalità peculiari, si presentano come la caricatura di alcuni stereotipi incontrabili nella vita di tutti i giorni. L’avido, l’intelligente e il forte. I loro divertentissimi piani però, scontrandosi con la realtà finiranno spesso in un clamoroso fallimento, rendendo la serie animata non stereotipata e lasciando agli spettatori sempre un pizzico di entusiasmo per il finale dell’episodio. In un mondo come quello degli anni novanta, dove il perbenismo radicato nei vecchi cartoni che i genitori avrebbero voluto far vedere ai loro figli era stato distrutto da una società entusiasta di quegli eccessi che iniziava a mostrare nel modo di vestire e nella musica che ascoltava, bastava poco per far divampare l’incendio. Così, un cartone che non […]

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Attualità

Giochi aquistabili vs free to play: scontro tra titani

Giochi acquistabili vs free to play Correva l’anno 1962 quando ”Spacewar!” decollò sul nuovo computer DEC PDP-1. Il gioco, incluso in tutti i nuovi computer DEC, proponeva un’idea semplice, ma originale: due navi nei due punti opposti dello schermo si battevano all’ultimo sangue cercando di affondare la navicella avversaria. Era l’inizio dell’ascesa videoludica. Giochi virtuali: dalle cartucce ai download Iniziò tutto dalle sale gioco. Da quel momento una serie di modelli sempre nuovi di console iniziarono una gara senza fine sugli schermi televisivi, investendo gli occhi sognatori dei bambini, quelli curiosi degli adolescenti e forse anche quelli più scettici dei loro genitori, di pubblicità sulle infinite possibilità che offrivano. Ognuna di loro proponeva un’esperienza di gioco attraverso decine di giochi dalle trame e i game play più svariati. Con gli anni la pila di cartucce dei giocatori più accaniti divenne sempre più alta, finché non arrivarono loro. I free to play. Giochi dall’aria illusoria di una demo, con le loro promesse di funzionare senza l’ausilio di un disco acquistabile, di un codice da inserire. Giochi che puzzavano di imbroglio, ma che altro non erano che l’avvento di un nuovo tipo di marketing: il marketing dell’ossessione. L’idea dei free-to-play era quella di lasciare che le persone si affacciassero ai giochi come qualcosa di completamente accessibile, permettendogli di sperimentare in lungo e in largo i mondi creati dagli sviluppatori per poi inserire elementi che richiedevano l’ausilio di soldi reali. La differenza tra un free-to-play e un gioco integralmente acquistabile Per analizzare la differenza tra questi due prodotti è necessario, in primo luogo, analizzare il pubblico a cui sono rivolti. I primi giochi integralmente acquistabili, rivolti alle generazioni di ragazzi comprese tra il 1970 e gli anni 1990, proponevano un modello di gioco semplice e lineare. Il giocatore interessato comprava la cartuccia che era utilizzabile in un unico tipo di console, iniziava il gioco e una volta concluso poteva scegliere se giocarci una seconda volta, rivenderlo per comprare un nuovo gioco o collezionarlo. Un meccanismo facile, che in qualche modo permetteva (attraverso la rivendita della cartuccia) di far provare il gioco anche a chi non aveva possibilità di acquistarlo a prezzo intero. Il game play di questo tipo di giochi era definito da un solo tipo di finale, al quale si poteva arrivare, a seconda del gioco, in un unico modo. Concluso il gioco non c’era possibilità di ampliare la cartuccia o di aggiornarla. La spesa iniziale affrontata per acquistarla risiedeva tutta nel contenuto dei chip che le persone tenevano tra le mani. La generazione a cui sono stati rivolti questa prima serie di giochi raramente collezionava prodotti per qualità, ma per quantità. Non c’è quindi da sorprendersi se la maggior parte dei giochi acquistabili si presentavano come Arcade. Con l’inizio degli anni 90’ e la nascita dei giochi online, il modello che fino a quel momento aveva contraddistinto le case di produzione videoludica viene a spezzarsi. Questa nuova generazione si caratterizza per l’improvviso interesse verso un solo tipo di gioco, a cui […]

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Nerd zone

Genshin Impact: un open world tutto da esplorare

Arriva su pc, smartphone e Playstation “Genshin Impact” il nuovo free-to-play ambientato in un mondo fantastico. Un’esplosione di colori e personaggi ci trascinano con loro in un’avventura a metà tra un gatcha-game e un action-gdr, alla scoperta di una storia accattivante e ricca di colpi di scena. Il gioco prodotto dalla MihoYo ha guadagnato, fin dal giorno di rilascio, il 28 settembre, un numero sproporzionato di download su tutte le piattaforme, vantando ad oggi già 17 milioni di download solo da mobile.  Un mondo virtuale senza limiti per dimenticare il lockdown Da quando le prime console sono arrivate a vantare un posto nelle case di tutto il mondo, l’industria videoludica ha iniziato un’ascesa senza fine che ha portato alla nascita di nuove invenzioni, nuove storie e mondi. Come non ricordare i colossi che hanno segnato il più gli spazi pubblicitari di tutti i siti: dall’intramontabile Minecraft, al più moderno Fortnite, passando per Legue of Legends e per Clash Royale. Tuttavia, nonostante i giochi open world abbiano sempre accattivato i giocatori più appassionati, un caso come Genshin Impact non lo si riscontrava da World of Warcraft.  La meccanica di di Genshin-Impact restituisce al semplice intrattenimento la sua importanza, impendendo al gioco di far diventare le sfide PvP l’unica possibilità di andare avanti nel gioco. L’esperienza ludica, presentandosi infatti come un un mondo completamente aperto, esplorabile in ogni suo confine, riporta tra le possibilità di gioco, il piacere della scoperta e dell’esplorazione. Attraversando torrenti e scalando le montagne sarà infatti possibile muoversi per tutta la mappa. Inoltre attraverso la raccolta di oggetti lungo il viaggio, come piante e minerali, sarà possibile fabbricare alcuni utensili di gioco. Molti di questi serviranno per potenziare i personaggi guadagnati con tanta fatica, permettendo di salire di livello e di affrontare missioni sempre più difficili. La magia degli elementi All’interno della storia sarà possibile ottenere fino a ventuno personaggi base, e tre personaggi evento al mese, ognuno con diverse tipologie di armi e poteri. Nella squadra principale tuttavia, sarà possibile inserirne solo quattro per volta, motivo per cui sarà necessario agire d’astuzia. Il gioco, presentandosi con la proposta -forse un po’ satura, ma sempre piacevole-, di poter governare gli elementi della terra, del vento, dei fulmini, della natura, dell’acqua, del fuoco e del gelo, permette la possibilità di combinarli tra loro, ottenendo reazioni chimiche ben più potenti. Questo sarà l’unico caso in cui l’acqua e l’elettricità dovranno assolutamente essere combinati insieme se si vorranno sconfiggere i nemici!  La particolarità più allettante che tuttavia presenta l’esperienza di gioco, è la possibilità di poter ottenere anche i personaggi e le armi più potenti e rari, attraverso i ‘’desideri’’. La moneta virtuale ottenibile completando i diversi obbiettivi del gioco. Sarà infatti spendibile per cercare di ottenere, in un banner specifico, armi e personaggi che non sarebbero distribuiti altrimenti come ricompensa al completamento di una o più missioni.   Genshin Impact: un free-to-play senza limiti Il gioco quindi si presenta gratuito nella sua forma integrale?  Assolutamente sì! Ed è questo il motivo per cui è necessario introdurre il più grande problema di Genshin Impact. Attraverso i sui colori ipnotici, una storia in continuo aggiornamento […]

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Libri

Quello che si salva, il nuovo romanzo di Silvia Celani

Dopo il suo romanzo d’esordio ”Ogni piccola cosa interrotta” Silvia Celani ci riporta a Roma con il nuovo titolo ”Quello che si salva”.  Tra il passato e il presente  La vetrina di un negozio d’aste abbandonato in un vicoletto di Roma brilla alla luce del sole, il riflesso quasi abbaglia, ma proteggendosi gli occhi la si può intravedere: una trottola di legno. Sembra un oggettino messo lì come tanti altri, ricco di bugie per gonfiare il prezzo degli offerenti. Ma il suo cuore custodisce un segreto: è un sevivon. Un sevivon è una trottola ebraica composta da diverse facce, spesso regalata ai bambini, insieme ad una storia sul suo potere di avverare i desideri e ad una chiave, per custodire al loro interno un piccolo segreto. Questa è una delle prime cose che ci viene spiegata da Silvia Celani in Quello che si salva. La storia, ambientata per metà nel 2013 e per metà nel 1943 si confonde tra macerie e detriti, tra lancette che ticchettano, spari di fucili e treni che partono. Due realtà diverse che si incontrano nel mezzo, dove il tempo non ha più alcun senso, dove non esiste gioventù e vecchiaia, dove la vita livella prima della morte: nella sofferenza.  Quello che si salva, trama del romanzo Flavia ha quattordici anni quando vede partire il treno di suo padre senza di lei. Insieme a quel treno vanno via tante cose: la sua infanzia, la sua sicurezza, il suo modo di percepire la realtà, di vedere Roma. La sua vita da quel momento diviene un eterno nascondersi nella mediocrità che il mondo ha da offrirle, senza pretendere di più, senza lottare. La vita le ha insegnato che le battaglie portano alle sconfitte e lei non ha più voglia di rischiare. Giulia ha vent’anni quando prende parte alla seconda guerra mondiale, nascosta insieme alle altre ragazze come gappista. La guerra la divide dalla sua famiglia, dalle persone che ama e dalle sue promesse. Spacca a metà la città, divide i suoi abitanti, manda via gli ebrei -i cittadini più romani di tutti, racconta Silvia-. La guerra dei suoi vent’anni la perseguiterà tutta la vita, imponendole un’eterna ricerca di un simbolo di pace che non è mai riuscita a trovare. Settant’anni divide le due donne nel tempo, eppure, sembrano girare su due facce di quel sevivon esposto in vetrina. La storia che le unisce e le separa, che le accomuna e le caratterizza, si presenta come una continua scoperta, non solo del passato dei personaggi, ma del loro presente, di ciò che avevano nascosto e custodito troppo in profondità per essere ricordato. Ma se le chiavi per scoprire il segreto del loro cuore fossero contenute nello stesso mazzo? Se si trovassero nello stesso posto?  Lo stesso passaggio, ma con occhi diversi ad osservarlo  Giulia ci porta alla scoperta di una Roma spaccata, reinterpretata in base ai suoi ricordi, a riscoprire il vero passato della città sotto insediamento fascista. A riscoprire sé stessa. È il potere della riscoperta il vero protagonista di questo romanzo. A differenza di tanti romanzi ispirati […]

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Libri

Il Titanic torna nei ”Gelidi Abissi” di Massimo Gagliardini

Recensione di “Gelidi Abissi” di Massimo Gagliardini Torniamo nel Titanic, il famoso transatlantico che ha ospitato la storia d’amore più struggente degli anni novanta, ma questa volta per incontrare i suoi reali ospiti. Con una precisione storica frutto di studio e ricerche, ci vengono presentati alcuni tra i più importanti passeggeri della prima classe con i quali i protagonisti del libro verranno a contatto. Cielo e mare. Scogliere e ghiacciai. Paesaggi che si incrociano, che danzano insieme in un legame tra presente e passato. Un salto nel tempo che riesce a confondere, a illudere, a incantare. ”Gelidi Abissi” di Massimo Gagliardini ci porta con sé in un avventura che fonda le sue radici nella realtà storica del Titanic e che si fonde con la fantasia. Un giallo al rovescio dove conosciamo il carnefice ma non le sue vittime, dove sappiamo la fine che avrà il Titanic, ma non chi sarà presente. Onde tinte di rosso nei gelidi abissi dell’oceano con Massimo Gagliardini L’anello di unione tra realtà e fantasia sono i coniugi Smith. Imbarcatisi sul Titanic per il loro viaggio di nozze in America, i due bazzicheranno tra cene lussuose e piacevoli compagnie. Ogni personaggio da loro incontrato, storicamente accurato e descritto con un tocco di fantasia, avrà il compito non solo di trasportare il lettore sulla scia della tranquillità delle onde, delle conversazioni dotte e dell’odore di tabacco, ma anche, in qualche modo, di istruirlo a quelli che erano alcuni dei più importanti personaggi affondati nei gelidi abissi dell’oceano. La pacatezza con il quale è dipinta ogni scena dove gli Smith sono protagonisti, la calma delle onde e il silenzio del mare quasi contrasta con la seconda metà della storia. Lì dove finisce il mare inizia il cielo. Cielo che ha visto compiersi, diversi anni prima dell’inaugurazione del transatlantico, un terribile incidente. Sarà una scogliera a dare inizio alla storia di Renard Odow e il ghiacciaio a darle una fine. Fin dove può spingere la follia di un uomo distrutto dal dolore? Follia o realtà? Quanto di ciò che osserviamo è vero? Alla follia bisogna riconoscere un appunto importante. Più volte all’interno della storia ci ritroveremo di fronte ad elementi di carattere quasi magico: visioni, fantasmi, voci dell’oltretomba. Ognuno di questi elementi sarà però legato ad una condizione psicologica molto particolare di ogni personaggio. Bisognerà aspettare che i diversi personaggi cadano nella disperazione più assoluta prima di incontrare uno di questi fenomeni. La domanda sorge spontanea. Ciò che ci viene mostrato è reale o è frutto della mente distrutta dell’uomo? Per tutto il romanzo ci verrà ripetuto come il Titanic sia una nave inaffondabile, nonostante tutti i lettori conoscano il suo destino. Ogni personaggio, un po’ come la nave, si mostra inaffondabile, temerario, forte di fronte al suo passato e alle sue colpe, piccole o grandi che siano, ma quando la nave urta l’iceberg finisce spezzata a metà. Snaturata della sua forza. Nel corso della storia ogni personaggio urterà il suo iceberg personale, che sia frutto di una lettera, […]

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Cinema e Serie tv

Enola Holmes: nascosti nei misteri di Londra

Enola Holmes come nuovo detective: la chiave degli enigmi La nostra recensione del nuovo film prodotto da Netflix: Enola Holmes. Perchè scegliere proprio questo da un lungo catalogo? Profumo di legna bruciata e di carta consumata. Soffi di vento che attraversano una finestra; il brivido di un mondo sospeso tra fantasia e realtà dove ogni situazione sembra così vicina al possibile e così legata all’improbabile. È in questo sogno ad occhi aperti che Enola Holmes ci trascina quasi prendendoci per mano. Millie Bobby Brown, vestita dalla protagonista di questa misteriosa storia, si trasforma dalla timida bambina di Stanger Things all’entusiasta sorella minore del più importante investigatore di tutti i tempi: Sherlock Holmes. Ad accompagnarla nella sua interpretazione, un cast vario formato da attori tra i più conosciuti del cinema americano; tra questi spicca Helena Bonham Carter riconosciuta per il suo ruolo di Bellatrix Lestrange in Harry Potter, che questa volta veste gli intriganti panni della signora Holmes, il tassello scomparso di una storia da completare pezzo per pezzo; e poi una serie di attori alle primissime armi, tra i quali riconosciamo l’eccellente interpretazione di Louis Partridge, già visto di sfuggita nella terza stagione de ‘’I medici’’ e questa volta impegnato nei panni del Visconte Tewkesbury, un giovane conte in fuga dal suo futuro. La regia, curata da Harry Bradbeer, è dinamica, ricca di continui spunti e altalenante tra momenti comici -ma mai banali- e spunti interessanti, battute dirette al cuore di ogni spettatore senza lunghi giri di parole.  Enola Holmes: la scelta del proprio futuro La Londra grigia e misteriosa che ci viene mostrata, stereotipo sempre apprezzato del carattere vittoriano che si lega tipicamente ai film di Sherlock Holmes, risalta con un contrasto; la vivacità della vita di campagna in cui Enola ha vissuto fino ai sedici anni e dalla quale sarà trascinata via. L’improvviso cambio d’atmosfera dipinge lo sfondo del percorso di crescita che la protagonista è costretta ad affrontare. E così la sua intera infanzia in campagna, con la sola compagnia della madre e della cameriera è dipinta di un giallo opaco, ricordo di un passato strappatole via, mentre l’intero presente è posto su uno sfondo più blu e grigio. La storia di Enola si costruisce lungo il suo percorso e tocca i temi più vari, dalla crescita, al futuro, alla singolarità, sfiorando anche se in piccola parte il femminismo. Lascia grandi e piccoli riflettere sull’importanza di ogni scelta, di ogni azione, di ogni parola. Ed è proprio la scelta per la costruzione di questo film a renderlo coinvolgente e mai noioso. I personaggi sembrano costruirsi insieme alle loro storie man mano che la pellicola scorre, l’intera trama, un po’ come la vita della protagonista, si svolge in un presente accattivante dove anche il più piccolo dei dettagli può trasformarsi in un indizio da seguire. L’immagine è dunque quella di un film interattivo, dove attraverso le parole – e i giochi che si possono creare con queste- la protagonista darà sempre occasione di conversare con il quarto schermo, coinvolgendolo e sottolineando la consapevolezza della sua presenza.   Vi è l’impressione di seguire Enola, di camminarle dietro, di nascondersi, lottare e sbagliare con […]

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