Raffaele Malavasi: Undici morti non bastano | Recensione

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Undici morti non bastano è un libro di Raffaele Malavasi edito da Newton Compton.

«All’interno di un frutteto di Sparzi, località dell’entroterra genovese, viene ritrovato il cadavere di una donna. Il corpo, sottoposto a una – strana – imbalsamazione, nasconde un manoscritto indecifrabile. L’indagine, affidata all’ispettore Manzi e alla sua squadra, è sin da subito emblematica.»

Undici morti non bastano di Raffaele Malavasi: il potere delle parole

Le indagini di Manzi procedono divincolandosi tra elementi del passato ed elementi del presente, in un’apparente disconnessione temporale che però si rivelerà tutt’altro e sicuramente utile alle indagini. Prima o poi l’ispettore capirà che probabilmente quella morte è collegata ad altri episodi altrettanti gravi, dovrà fare i conti con qualcosa che minaccia la sua stessa vita.

Undici morti non bastano è un libro intrigante che nasce da un unico episodio al quale si collegano tanti tasselli differenti. È un po’ come camminare su pezzi di vetro pronti a ledere la pelle. Pagina dopo pagina si scopriranno una serie di elementi tra loro apparentemente non collegati ma che contribuiranno poi a dare un volto diverso alla complicatissima vicenda.
Il romanzo di Raffaele Malavasi è intenso e molto coinvolgente, ben costruito, pieno di mistero.
Il delitto porta subito alla mente altre uccisioni, ben undici, che hanno visto protagonista la città di Sparzi. Non solo. Al macabro ritrovamento si aggiunge anche la presenza di un manoscritto che potrebbe contribuire a fare luce sulle indagini e capire qualcosa in più. In realtà il manoscritto può essere interpretato dai lettori come un’altra chiave di lettura, quel tassello che dà quella verve particolare e suggestiva ad una storia che sin dall’inizio tiene col fiato sospeso.
Il lettore potrà carpire la dinamicità non solo della situazione descritta, ma anche dello stile dell’autore, già dal Prologo, un vero e proprio antefatto che, grazie ad un sapiente “giuoco” tra presente e passato, avvia alla lettura. Un’iniziazione, un rito vero e proprio che anticiperà (o forse no) la trama.

I personaggi sono ben costruiti ed inseriti all’interno della narrazione. Il lettore seguirà l’omicidio e tutti gli elementi ad esso collegati grazie ad una serie di decisioni, frammenti oramai dimenticati, tracce indissolubili, pensieri, e tanto altro ancora.
Undici morti non bastano è un romanzo ricco di adrenalina, che “sfrutta”, talvolta anche con ironia la bellezza e i lati nascosti di Genova, sospesa tra mari e monti, con il suo dialetto inconfondibile, le stradine, i colori, e quell’aura di mistero che la contraddistingue.
Un’ottima lettura, densa di pathos, dove sembra di sentire ogni cosa, come se improvvisamente si fosse catapultati in quella drammatica realtà. Ed è questa la meraviglia della scrittura e della lettura. Sembra quasi di sentire il vento freddo di Genova, che esce attraverso le pagine intrise di mistero. Allo stesso modo le località dell’entroterra che caratterizzano parte della narrazione, nonostante la dinamica narrativa, arrivano dritte al cuore di chi legge, con quell’estrema semplicità che le caratterizza.

Con uno stile assolutamente incalzante ma mai privo di pause (necessarie a comprendere bene ciò che succede) l’autore crea abilmente un susseguirsi progressivo di colpi di scena che cattura il lettore e lo conduce infine a ricostruire le complesse vicissitudini. Grazie al “potere delle parole”, il presente colorerà il passato, donandogli nuova luce e forse dando un senso a tutto.
Per scoprire se ciò avviene realmente bisogna leggere il libro. Undici morti non bastano non deluderà le aspettative di nessuno, sarà amato anche da chi non predilige il genere.

Immagine in evidenza: Newton Compton Editori

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