Seguici e condividi:

Eroica Fenice

raffaele riba

Raffaele Riba e La custodia dei cieli profondi (Recensione)

Intenso, malinconico e vero fin dalle fondamenta, quella di un rapporto umano o della casa della propria infanzia. La custodia dei cieli profondi è il terzo e nuovo romanzo del piemontese Raffaele Riba, edito dalla 66th and 2nd.

Costruita da suo nonno nel settembre del 1936, Cascina Odessa è per Gabriele molto più della propria casa di infanzia, come lo sono i luoghi in cui cresciamo e che ci tengono legati ad un passato pieno di ricordi intensi. Cascina Odessa è il posto dell’anima, dove Gabriele ne diventa il Custode, ma dove ne diventa anche succube, travolto dal susseguirsi delle stagioni, del tempo, che lo lasciano incollato, con la mente e poi con la presenza fisica, ad una vecchia vita in cui è stato davvero felice, ma che non esiste più. Ed è in quel momento che Gabriele ha iniziato a guardare il cielo, o forse è sempre stata una conseguenza già prestabilita.

Anche Cascina Odessa vive nel ricordo di Emanuele: il punto di osservazione del protagonista de La custodia dei cieli profondi

Il romanzo di Raffaele Riba parte proprio da una consapevolezza profonda, già radicata in Gabriele, che, unico osservatore della realtà che lo circonda, inizia a raccontare al lettore la propria storia, piano piano. Una narrazione piena di indeterminatezza, misteriosa e oscura da principio proprio come l’universo, che ha imparato sin da piccolo a conoscere grazie ai libri illustrati regalati dal padre che lui e suo fratello Emanuele leggevano con grande entusiasmo e meraviglia. Infatti, è Emanuele ad essere centro nevralgico della storia, anche se quasi mai presente, ma vivo in tutti i ricordi di Gabriele, anche se il ricordo è nostalgico e amaro. Anche Cascina Odessa vive nel protagonista con Emanuele: “tutto è contemporaneamente mio e suo. Le stanze, il corridoio, il locale caldaia, l’erba e la terra […]. Avere Emanuele mi ha permesso di provare tutte le gradazioni di un legame. […] non ho mai amato nessuno con tutta quella forza e mai odiato nessuno con la brutalità che ho dedicato ad Emanuele”.

Sempre con dei piccoli spunti dati al lettore, scopriamo che dopo avere vissuto in città per parte dell’università, Gabriele decide di tornare a casa, e dedicarsi alla cura di Cascina Odessa e della campagna che ha imparato anch’essa a conoscere da piccolo, dove con Emanuele giocava e ascoltava gli insegnamenti maldestri del padre, un altro grande ruolo nella storia, passata e presente.

Uno degli aspetti volutamente paralleli raccontati da Raffaele Riba è la descrizione dei momenti di infanzia insieme alle persone più importanti per Gabriele plasmata dal presente e dal momento psicologico in cui si trova il protagonista. Un padre assente con la mente che ha inconsapevolmente allontanato per questo suo figlio, il quale per molto tempo ha tentato di rincorrere i suoi desideri. E poi una madre “paziente, silenziosa, apparentemente ben inserita nell’esistenza”, che vivrà, men che meno degli altri, il disfacimento e il vuoto che tutta la famiglia sembra vivere ognuno a modo proprio. Tranne Emanuele, che una volta lasciato casa per studiare e diventare un importante astrofisico, pare essere l’unico ad aver saputo affrontare la vita fuori dalla comfort zone che è Cascina Odessa. E poi Agnese, l’unico probabile amore della vita di Gabriele, un altro momento mancato, mai vissuto, pienissimo di rimorsi, timori, sofferenze.

La fisica dei sentimenti in La custodia dei cieli profondi di Raffaele Riba

Qui le emozioni sono raccontate attraverso la fisica, il moto degli astri, i cambiamenti calcolabili dei pianeti. E a pensarci è davvero un modo autentico per dare voce ai sentimenti, per spiegare l’inspiegabile. Ma il punto più alto de La custodia dei cieli profondi è probabilmente la bellezza con la quale Raffaele Riba riesce a raccontare l’evidente parallelismo tra la distruzione di Cascina Odessa e quella del protagonista: mentre i muri si sfaldano, la mente di Gabriele si logora; mentre le stanze invecchiate dal tempo cadono in rovina a causa del corso d’acqua, tutto in Gabriele si offusca, quasi a volere punire se stesso per quella solitudine, quelle mancanze che gli hanno creato uno squarcio dentro. Una irrimediabilità che è sottesa già dalle prime pagine.

Più di tutte, la mancanza del fratello, la sua scelta di voler abbandonare per sempre Cascina Odessa e addirittura liberarsene. In La custodia dei cieli profondi ciò che colpisce è la coerente e amara profondità con la quale Riba delinea una storia fatta di sofferenza, che viene dolcemente dispiegata, senza sopprimere il dolore, che qui non è più un tabù da rimuovere, ma un nuovo modo di raccontare. Così Gabriele è il martire di una esistenza in rovina, che riflette la fragilità di tutti noi che fatichiamo a trovare un posto nel mondo: un romanzo così malinconicamente splendido.

Ilaria Casertano

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

NON seguire questo link o sarai bannato dal sito!